La 61esima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia apre al pubblico il 9 maggio in un clima segnato da proteste, tensioni diplomatiche e polemiche sulla partecipazione russa. Nella giornata di anteprima riservata alla stampa e agli operatori, le Pussy Riot hanno organizzato un blitz ai Giardini della Biennale contro la presenza del padiglione russo, mentre il presidente della Fondazione Pietrangelo Buttafuoco ha rivendicato l’autonomia dell’istituzione dalle pressioni politiche europee.

“A Venezia non abbracciamo le armi, prepariamo la pace”, ha dichiarato Buttafuoco dal Teatro Piccolo dell’Arsenale, tra gli applausi. “Non alimentiamo polemiche, apriamo discussioni. Ci guidano il diritto, il rispetto, la pace e il dialogo”.

Nel suo intervento, il presidente della Biennale ha richiamato le recenti dichiarazioni di Giorgia Meloni sulla partecipazione russa.

“La presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla domanda sulla partecipazione della Russia ha detto: ‘La Fondazione Biennale di Venezia è autonoma’. Con la doverosa premessa ‘non sono d’accordo, ma’… proprio in quel ‘ma’ ha confermato la libertà e l’autonomia”, ha detto.

Buttafuoco ha anche citato Sergio Mattarella e il suo appello alla “libertà e audacia” rivolto al mondo culturale durante i David di Donatello. “Il capo dello Stato ha detto chiaramente qual è il mandato del lavoro artistico e culturale: libertà e audacia. Ebbene eccoci”.

Il presidente della Fondazione ha poi criticato indirettamente Bruxelles parlando di una “civiltà del diritto” diversa dagli “statuti etici dove la legge è uguale per tutti diventa per tutti quelli che la pensano come noi”.

Blitz delle Pussy Riot ai Giardini

Poco prima, le Pussy Riot avevano inscenato una protesta ai Giardini della Biennale insieme ad attiviste del movimento ucraino Femen e ad altri manifestanti filo-ucraini.

Le attiviste russe anti-Putin sono arrivate con passamontagna fucsia, fumogeni blu e gialli e slogan contro il Cremlino. Dopo aver depistato i giornalisti dando appuntamento in un’altra zona di Venezia, il gruppo ha tentato di raggiungere il padiglione russo, venendo poi fermato dalla polizia senza incidenti.

La protesta arriva mentre continua lo scontro politico sulla presenza della Russia alla Biennale, dopo la decisione della Fondazione di accettare artisti russi nonostante la guerra in Ucraina.

Bruxelles minaccia i fondi Ue, Mosca parla di “cortina di ferro”

L’ambasciatore russo in Italia Alexey Paramonov, presente all’inaugurazione del padiglione russo, ha attaccato frontalmente Bruxelles accusandola di perseguitare la cultura russa.

“C’è qualcosa di veramente morboso e irrazionale nell’ossessione dell’Ue di perseguitare la cultura e l’arte russa attraverso sanzioni e restrizioni”, ha scritto su Facebook. Il diplomatico ha denunciato “diktat e pressioni brutali” contro la Biennale e il governo italiano da parte di “burocrati grigi e senza volto” europei che, a suo dire, starebbero tentando di abbassare una nuova “cortina di ferro” tra Russia e Unione europea.

Sul caso resta aperto il fronte con la Commissione europea. Bruxelles martedì ha inviato una seconda lettera alla Fondazione chiedendo chiarimenti sulla partecipazione russa e ribadendo che la Biennale “non deve diventare un’occasione per la Russia di mettersi in mostra”.

La Fondazione avrà 30 giorni per rispondere, ma intanto da Bruxelles trapela una linea durissima: l’obiettivo resta quello di spingere la Biennale a revocare la decisione di accettare gli artisti russi.

La questione non riguarderebbe aspetti tecnici o organizzativi, ma il “gesto simbolico” stesso della partecipazione russa. “Che il padiglione sia aperto o chiuso, che la giuria si sia dimezzata, non importa. La decisione resta”, spiegano fonti vicine al dossier. Sul tavolo resta anche il possibile congelamento dei due milioni di euro di finanziamenti europei previsti per il triennio 2025-2028.

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