L’edilizia abitativa è ormai diventata un problema che riguarda l’intera Unione europea. Per questo la Commissione europea si impegna a lavorare al tanto atteso Affordable Housing Act, con l’obiettivo di fornire risposte chiare e strumenti concreti per rendere disponibili nuove soluzioni. È il punto sottolineato dalla vicepresidente esecutiva della Commissione europea, responsabile per la Transizione pulita, giusta e competitiva e per la Concorrenza, Teresa Ribera, incontrando a Bruxelles i sindaci delle principali città europee riuniti nella Housing Alliance.

I sindaci delle principali città europee sono giunti a Bruxelles per rilanciare il dialogo con le istituzioni europee sul diritto all’abitazione, tema sempre più urgente nell’agenda dell’Unione. Insieme a Ribera i sindaci hanno incontrato anche il vicepresidente esecutivo e responsabile per la Coesione, Raffaele Fitto, e il commissario all’Energia e le Politiche abitative Dan Jorgensen.

La Housing Alliance  riunisce oltre 20 sindaci di alcune delle principali città europee, impegnati a promuovere politiche comuni per affrontare la crisi abitativa e garantire alloggi a prezzi accessibili. La riunione si inserisce in un percorso politico avviato negli ultimi mesi con la crescente pressione delle città sulle istituzioni europee.

L’Alleanza dei sindaci, nata attorno all’iniziativa di grandi centri urbani come Roma, Barcellona, Parigi, Amsterdam, Lisbona, Varsavia, Milano, Bologna, Atene, Budapest, Firenze, Gand, Lipsia, Lione e Zagabria, ha già presentato un European Housing Action Plan con una richiesta centrale: riconoscere le città come partner diretti nella definizione e nell’attuazione delle politiche abitative europee, non soltanto come amministrazioni chiamate a gestire sul territorio decisioni prese a livello nazionale o comunitario.

“Il tema dell’edilizia abitativa è un problema europeo, sul quale stiamo lavorando anche a livello di Commissione”, ha assicurato Ribera, parlando in conferenza stampa insieme ai sindaci di Barcellona, Parigi e Roma. Per la vicepresidente della Commissione, la difficoltà di trovare un’abitazione a prezzi accessibili rappresenta oggi una delle principali preoccupazioni per molti cittadini europei ed “è nostra responsabilità comune affrontare questo problema e trovare delle soluzioni”.

Ribera ha ricordato il balzo dei prezzi delle abitazioni, aumentati di oltre il 60 per cento in termini nominali tra il 2013 e il 2024, a fronte di un incremento degli affitti del 20 per cento e di un calo dei permessi di costruzione di oltre il 22 per cento dal 2021. Cifre che, secondo la vicepresidente della Commissione, risultano “davvero impressionanti”.

Per affrontare il problema degli alloggi accessibili e sostenibili, “il prossimo passo è preparare l’Affordable Housing Act e lavorare insieme ai sindaci per fornire risposte chiare e strumenti per rendere disponibili soluzioni. La dimensione della sfida è grande e stiamo mobilitando gli strumenti Ue”, ha affermato Ribera nel corso della conferenza stampa con un gruppo di sindaci europei della Housing Alliance, tra cui il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri.

Secondo Ribera, l’attuale situazione abitativa presenta “esigenze urgenti” in tutta Europa, che richiedono “un approccio comune”. La Commissione riconosce ormai l’edilizia abitativa come “una priorità dell’agenda europea” e ha già elaborato un primo piano per la casa a prezzi accessibili, definendone le linee fondamentali. Ora Bruxelles punta a costruire un intervento “sull’edilizia a prezzi accessibili” capace di offrire risposte chiare e “strumenti concreti”.

La collaborazione con i sindaci, ha aggiunto Ribera, sarà fondamentale per rendere efficaci le misure europee. Il principio di sussidiarietà dovrà essere rispettato, perché una soluzione “universale” non è praticabile in un settore fortemente legato alle competenze nazionali e locali. Tuttavia, l’entità degli investimenti necessari “è immensa” e per questo, ha sottolineato la vicepresidente, la Commissione sta mobilitando gli strumenti dell’Ue. Gli investimenti nell’edilizia abitativa, ha aggiunto, meritano una seria considerazione anche nel prossimo dibattito sul bilancio comunitario.

Il Piano europeo per gli alloggi accessibili presentato dalla Commissione lo scorso dicembre rappresenta il primo tentativo di costruire una cornice comune a livello UE su un dossier che resta però fortemente dipendente dalle competenze nazionali, regionali e locali. Bruxelles punta ad aumentare l’offerta abitativa, mobilitare investimenti, sostenere riforme e proteggere le fasce più colpite dalla crisi. Tra gli strumenti indicati figurano una piattaforma paneuropea di investimento per la casa, una maggiore cooperazione con la Banca europea per gli investimenti, interventi per semplificare costruzioni e ristrutturazioni e una revisione delle regole sugli aiuti di Stato per facilitare il sostegno pubblico all’edilizia sociale e accessibile.

Anche il Parlamento europeo ha già preso posizione sul dossier. Il 10 marzo 2026 l’Eurocamera ha approvato una risoluzione sulla crisi abitativa chiedendo più investimenti in edilizia pubblica, sociale e accessibile, una migliore utilizzazione dei fondi europei esistenti, la riallocazione delle risorse inutilizzate dei Piani nazionali di ripresa e resilienza e una nuova disciplina sugli affitti brevi. Il Parlamento ha inoltre sollecitato procedure autorizzative più rapide, strumenti fiscali e incentivi per la ristrutturazione degli edifici, collegando la questione abitativa anche alla lotta contro la povertà energetica.

Non limitare l’intervento europeo a una cornice generale

Una delle principali richieste dei sindaci alla Commissione riguarda la natura dell’intervento europeo, che non deve limitarsi a una cornice generale ma deve offrire strumenti utilizzabili direttamente dalle città.

In conferenza stampa, il sindaco di Barcellona, Jaume Collboni, ha ricordato che negli ultimi diciotto mesi l’Alleanza ha chiesto “una risposta veramente europea a una crisi europea”, sostenendo che l’Unione può intervenire in modo efficace, “come ha fatto con la pandemia di Covid”. Secondo Collboni, il momento politico è decisivo perché l’UE dispone già di un Piano europeo per gli alloggi accessibili, mentre sono in corso i complessi negoziati sul prossimo Quadro finanziario pluriennale e si avvicina la presentazione dell’Affordable Housing Act.

Come indicato dal primo cittadino della città catalana, le proposte elaborate dalle circa venti città dell’Alleanza si concentrano su sei aree: aree sotto stress abitativo, finanziamenti, governance, senzatetto e gruppi vulnerabili, speculazione e affitti brevi. Per Collboni, il riconoscimento europeo delle aree sotto stress abitativo potrebbe avere “un impatto trasformativo”, purché rispetti il principio di sussidiarietà, venga adattato ai diversi livelli di governo e sia definito attraverso un dialogo strutturato in cui le città abbiano un ruolo centrale.

Il nodo degli affitti brevi resta uno dei più sensibili. Collboni ha accolto con favore il riconoscimento da parte della Commissione del fatto che la proliferazione degli affitti turistici di breve durata stia incidendo sui mercati abitativi urbani. Ma, secondo il sindaco di Barcellona, il problema va oltre il mercato della casa, perché tocca anche “la vivibilità delle nostre città, la sicurezza e la coesione sociale”. Per questo, l’Alleanza chiede che l’Affordable Housing Act consolidi il principio secondo cui la designazione di una città o di un’area come zona sotto stress abitativo possa giustificare e proteggere norme più stringenti sugli affitti brevi.

Una crisi che riguarda anche crescita e competitività europea

Il capitolo finanziario resta il terreno più ambizioso e politicamente sensibile. Nelle proposte elaborate dall’Alleanza, i sindaci chiedono un nuovo fondo europeo per l’abitare accessibile, modellato sull’esperienza di NextGenerationEU, capace di mobilitare risorse su larga scala. La logica è che la crisi della casa non possa più essere affrontata solo con strumenti locali o nazionali, perché l’aumento dei prezzi, la finanziarizzazione del mercato immobiliare, la pressione degli affitti brevi e la carenza di alloggi accessibili hanno ormai assunto una dimensione strutturale e transnazionale.

In merito, il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha collegato la crisi abitativa non solo alla giustizia sociale, ma anche alla crescita e alla competitività europea. L’edilizia abitativa accessibile, ha affermato il sindaco di Roma, è “un pilastro fondamentale del modello sociale europeo”, insieme a pensioni, sanità e istruzione. Per questo, ha avvertito, l’Europa non può permettersi che uno dei cardini del suo modello sociale venga messo a rischio.

Secondo Gualtieri, ogni politica abitativa credibile richiede finanziamenti adeguati. In vista del prossimo bilancio pluriennale dell’UE, il sindaco di Roma ha chiesto un vincolo urbano obbligatorio nei nuovi piani nazionali e regionali di partenariato, in modo da garantire alle città un ruolo diretto nella progettazione e nell’attuazione degli investimenti. All’interno di questo capitolo urbano, ha spiegato, dovrebbe esserci una componente specifica dedicata alle politiche per la casa, legata in particolare alle aree sotto stress abitativo.

Tra le proposte avanzate dall’Alleanza figurano anche una facility europea per affrontare le emergenze abitative e una nuova finestra di investimento dedicata alla casa all’interno del Fondo europeo per la competitività. Per Gualtieri, infatti, la casa è “naturalmente e principalmente una questione di giustizia sociale, uguaglianza e coesione sociale”, ma è anche un tema di competitività, perché politiche abitative solide favoriscono la mobilità del lavoro, a sua volta essenziale per la crescita economica.

Il sindaco di Roma ha inoltre indicato una possibile fonte di risorse aggiuntive per il prossimo bilancio UE: il rinvio del rimborso della componente a sovvenzioni di NextGenerationEU, attraverso il rollover delle emissioni obbligazionarie, pratica ordinaria per molti emittenti. Secondo Gualtieri, questa scelta consentirebbe di liberare risorse supplementari da destinare anche a un piano europeo più ampio per la casa.

Porre un freno alla speculazione

Un altro punto è quello della speculazione, sollevato dal sindaco di Parigi, Emmanuel Grégoire, che ha contestato anzitutto il mutamento in atto che vede sempre più abitazioni sottratte all’uso residenziale di lungo periodo. Le forze speculative, ha denunciato, stanno contribuendo a ridurre l’offerta di case e a spingere i prezzi verso l’alto. Tra i fenomeni citati figurano la finanziarizzazione del mercato immobiliare, la concentrazione della proprietà, le strategie di mantenimento degli immobili vuoti e i modelli di profitto legati agli affitti brevi.

Grégoire ha chiesto di andare oltre le norme attuali e di consentire ai sindaci, dove necessario, di vietare in modo permanente gli affitti turistici brevi, in particolare nei centri delle città. Il sindaco di Parigi ha inoltre proposto di dare a città e regioni strumenti fiscali per regolare il mercato abitativo, riconoscendo che le soluzioni non possono essere identiche in tutti i Paesi e in tutte le realtà urbane. Ma, ha sottolineato, l’intervento europeo può aiutare ad affrontare nuove forme di speculazione, compreso l’uso fraudolento dei contratti di locazione e la diffusione di nuovi prodotti speculativi.

Un altro capitolo sollevato da Parigi riguarda anche i senzatetto. Grégoire ha ricordato che la homelessness è diventata una questione comune e crescente in tutte le città europee, strettamente collegata alla tensione sui mercati abitativi. Le autorità locali, ha osservato, svolgono un ruolo centrale nel contrasto al fenomeno, ma si trovano di fronte a un divario strutturale tra bisogni crescenti e risorse finanziarie insufficienti.

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