La riunione informale dei ministri Ue responsabili della politica di coesione, tenutasi oggi a Nicosia nell’ambito della presidenza cipriota del Consiglio dell’Ue, ha offerto a Raffaele Fitto l’occasione per ribadire la posizione della Commissione europea su un dossier ancora aperto: come riformare la coesione senza svuotarla nel negoziato sul prossimo quadro finanziario pluriennale.
Il vicepresidente esecutivo per la coesione e le riforme ha cercato di rassicurare gli Stati membri più dipendenti dai fondi strutturali. “Manteniamo le categorie di regioni, manteniamo i principi della coesione e anche gli investimenti a lungo termine”, ha detto Fitto, precisando che questi elementi sono scritti esplicitamente nel regolamento sui nuovi piani nazionali e regionali di partenariato. La proposta della Commissione prevede una pre-allocazione di 218 miliardi di euro per le regioni meno sviluppate.
Il negoziato sul MFF: cifre ancora aperte
La riforma strutturale che la Commissione propone è sostanziale. Gli attuali 14 fondi e oltre 500 programmi verrebbero sostituiti da un sistema semplificato. “Penso che la strada debba essere quella di semplificare, di dare la soluzione giusta”, ha detto Fitto, aggiungendo che la proposta della Commissione “va in questa direzione”. L’obiettivo dichiarato è più flessibilità nell’uso delle risorse e meno burocrazia per chi le gestisce.
Sul negoziato in corso tra Consiglio e Parlamento europeo sulle cifre complessive, Fitto non si è sbilanciato. “Abbiamo il dibattito, la decisione con il Parlamento e il Consiglio per l’ammontare e anche per le diverse decisioni sulla governance”, ha detto, presentando il confronto come ancora pienamente aperto. Il timore di diversi Stati membri è che la maggiore flessibilità si traduca in risorse spostate verso priorità politiche contingenti a scapito degli investimenti territoriali di lungo periodo.
Fitto ha risposto citando la revisione intermedia dell’attuale periodo: “Questo esercizio è stato molto positivo. Abbiamo riorientato 35 miliardi di euro seguendo le cinque nuove priorità che abbiamo condiviso con gli Stati membri e le regioni”, ha detto, sottolineando che si è trattato di un processo volontario. Le cinque priorità sono difesa, edilizia abitativa competitiva, acqua ed energia.
Coesione e competitività: la tensione politica
Il confronto politico di fondo riguarda la direzione strategica del bilancio europeo. La pressione di diversi governi è andata negli ultimi anni verso la competitività industriale, la difesa e la transizione tecnologica, obiettivi che per loro natura favoriscono le regioni già più sviluppate. La coesione risponde a una logica diversa, redistributiva e territoriale.
Fitto ha cercato di presentare i due obiettivi come compatibili. “Il nostro obiettivo è creare una politica molto completa ed efficace, ma anche modernizzare e dare più flessibilità e più semplificazione al bilancio europeo”, ha detto. Ha però anche riconosciuto che “non è una situazione facile”, pur dicendosi “fiducioso che avremo l’opportunità di dare un contributo importante per modernizzare la struttura del bilancio europeo, mantenendo i principi della coesione”.
Il “diritto di restare” come ancoraggio politico
A Nicosia Fitto ha presentato il “diritto di restare” come il cuore politico della nuova stagione della coesione. Oltre 60 milioni di cittadini Ue vivono in regioni dove il Pil pro capite è inferiore a quello del 2000, mentre altri 75 milioni vivono in regioni con crescita quasi nulla: in totale circa 135 milioni di europei vivono in luoghi rimasti progressivamente indietro negli ultimi vent’anni.
La strategia, che la Commissione intende adottare entro dicembre 2026, mira a garantire che tutti gli europei possano restare e costruire il proprio futuro nel luogo che chiamano casa, invece di essere costretti a spostarsi a causa del declino economico o della mancanza di opportunità e servizi essenziali. La consultazione pubblica è aperta fino al 12 giugno.
“Il diritto di restare è una priorità della Commissione europea, è nelle linee guida della presidente von der Leyen, nella mia lettera di missione”, ha detto Fitto, aggiungendo che si tratta di “una politica cruciale per creare un approccio generale ma anche per dare la risposta giusta ai vecchi territori in Europa”. L’approccio che intende seguire è integrato, con il coordinamento di altri tre commissari: per l’Agricoltura, per il Turismo e i Trasporti e per la Pesca e l’Economia blu. “Possiamo dare la giusta soluzione e organizzare la giusta proposta solo se abbiamo questo approccio integrato”, ha detto.
Il secondo dossier presentato a Nicosia è la strategia europea per le isole, che la Commissione porterà in Collegio mercoledì prossimo. È la prima volta che l’Ue adotta una strategia dedicata specificamente alle isole.
“Abbiamo ricevuto cento contributi durante la consultazione pubblica”, ha detto Fitto, ricordando che in Europa ci sono oltre 4.000 isole con 17 milioni di abitanti. La presentazione ufficiale è prevista a Cipro a fine mese, nell’ambito di un evento ad alto livello dedicato alle strategie per le isole e le comunità costiere.

