“È impossibile immaginare la coesione senza le regioni.” Con queste parole, il vicepresidente esecutivo della Commissione europea per la Coesione e le Riforme, Raffaele Fitto, ha voluto rassicurare le autorità locali europee, preoccupate per la possibile riforma della politica di coesione nel prossimo bilancio pluriennale dell’UE.

Durante l’apertura della 23ª Settimana europea delle regioni e delle città, Fitto ha chiarito che, anche se la struttura del bilancio cambierà dopo il 2027, “il ruolo delle regioni resterà lo stesso”.

L’evento, che ogni anno riunisce a Bruxelles oltre 6.500 partecipanti tra amministratori locali, rappresentanti delle istituzioni europee e società civile, si tiene quest’anno con il motto “Shaping tomorrow, together” — “Diamo forma al domani, insieme” — e arriva in un momento di tensione tra Commissione e enti locali.

La proposta di unificare i fondi di coesione e agricoltura in un unico strumento nazionale, gestito direttamente dai governi, ha sollevato forti perplessità tra le regioni e nel Comitato europeo delle Regioni (CoR), che teme una deriva centralizzatrice e la perdita del principio di gestione condivisa che ha contraddistinto finora la politica di coesione.

“Cooperazione e partenariato sono fondamentali per il successo della politica di coesione,” ha ribadito Fitto, garantendo l’impegno della Commissione a “migliorare la vita dei cittadini, ridurre le disparità e promuovere lo sviluppo territoriale in tutte le regioni dell’Unione”.

Tüttő (Comitato delle Regioni): “Le riforme al bilancio UE minacciano lo sviluppo locale e la PAC”

Tüttő: “Serve cooperazione, non giochi di fame tra settori”

Al fianco di Fitto, la presidente del Comitato delle Regioni Kata Tüttő ha accolto con favore il dialogo con Bruxelles, ma ha espresso preoccupazione per l’impostazione del nuovo Quadro finanziario pluriennale 2028–2034.

“C’è una centralizzazione a cui guardiamo con preoccupazione,” ha ammesso Tüttő, avvertendo che “molte regioni stanno respingendo la proposta del nuovo MFF”. Secondo la presidente, l’accorpamento dei fondi rischia di trasformarsi in “giochi di fame tra settori”, dove agricoltura e coesione si contenderanno risorse limitate.

Tüttő ha ricordato che oggi 73 regioni europee si trovano in una fase di declino economico e che “la competitività deve nascere a livello locale”. Ha poi invitato la Commissione a preservare la cooperazione “strategica e quotidiana” con le amministrazioni territoriali, sottolineando come la leadership regionale e locale “possa fare la differenza” per raggiungere gli obiettivi comuni, dalle nuove priorità industriali alla sicurezza interna.

I risultati del passato e le sfide del prossimo ciclo

Di fronte alle critiche, Fitto ha difeso la politica di coesione come una delle “storie di successo” dell’Unione. Nel ciclo 2014–2020, i fondi strutturali hanno sostenuto oltre 2,5 milioni di piccole e medie imprese, creato 370mila posti di lavoro e garantito strutture per l’infanzia a 24 milioni di bambini.

La politica ha inoltre contribuito alla doppia transizione verde e digitale: 66 miliardi di euro sono stati investiti in progetti legati al clima, la capacità di produzione di energia rinnovabile dell’UE è aumentata di oltre 6.000 megawatt e otto milioni di famiglie hanno ottenuto accesso alla banda larga. Secondo la Commissione, nel complesso la coesione ha incrementato il PIL europeo dello 0,6% e contribuito a ridurre le disparità regionali.

Fitto ha ribadito la necessità di “un approccio integrato tra agricoltura e coesione”, mentre il Comitato delle Regioni continua a chiedere maggiori garanzie sul mantenimento del ruolo dei territori.

Un test politico per l’Europa post-2027

La Settimana europea delle regioni e delle città, organizzata congiuntamente dalla Commissione e dal Comitato delle Regioni, proseguirà fino a giovedì con oltre 200 sessioni dedicate a temi come “coesione e crescita per il futuro”, “il diritto di restare” e “le città che costruiscono il domani”.

Ma dietro il clima di collaborazione, il dibattito sul futuro della coesione resta aperto: da una parte la Commissione punta a una gestione più integrata e orientata ai risultati; dall’altra le regioni temono di perdere voce in capitolo.

Per ora, Fitto assicura che la coesione “resterà la spina dorsale della solidarietà europea”. Ma il confronto con le regioni dimostra che quella solidarietà, più che mai, sarà messa alla prova da come e da chi verranno gestite le risorse del prossimo bilancio.

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