La Russia si prepara a un ulteriore irrigidimento della politica fiscale in risposta all’aumento dei costi della guerra in Ucraina, che nel 2026 risultano significativamente superiori alle previsioni iniziali. Secondo quanto riportato dal Financial Times, il ministero delle Finanze russo ha proposto il congelamento della spesa non essenziale per contenere uno sforamento di bilancio stimato in circa 24 miliardi di euro.

La misura si inserisce in un contesto di crescente squilibrio delle finanze pubbliche, nonostante Mosca continui a destinare circa il 40% del bilancio annuale a difesa e sicurezza. In una lettera inviata al governo a febbraio, il ministro delle Finanze Anton Siluanov ha avvertito che il disavanzo potrebbe ampliarsi ulteriormente nel corso dell’anno, spinto dall’aumento delle spese militari e dalla difficoltà di compensare il calo delle entrate energetiche.

Secondo i dati riportati dal quotidiano britannico, dopo i primi quattro mesi del 2026 il deficit federale avrebbe già superato i 70 miliardi di euro, pari a circa il 2,5% del PIL, ben oltre le stime iniziali del governo, che prevedevano un disavanzo attorno ai 46 miliardi. Le spese complessive per il conflitto avrebbero superato i 200 miliardi di euro su base annua.

Il ministero delle Finanze avrebbe inoltre chiesto un congelamento della spesa per circa 35 miliardi di euro, con la possibilità che le misure di contenimento si estendano fino a 85 miliardi entro il 2028. La proposta esclude esplicitamente la spesa sociale e quella per la difesa, concentrandosi su capitoli considerati non prioritari.

“Le nostre riserve non sono infinite”, ha dichiarato Siluanov al quotidiano Kommersant, sottolineando come il governo stia cercando di evitare “punti deboli” nel sistema finanziario in una fase di forte trasformazione economica globale.

Le tensioni di bilancio emergono nonostante alcuni fattori esterni favorevoli, come l’aumento dei prezzi del petrolio legato al conflitto in Iran, che tuttavia non è riuscito a compensare la riduzione dei ricavi energetici e l’impatto di un rublo relativamente forte sulle entrate denominate in valuta estera.

Sul piano macroeconomico, diversi osservatori segnalano un progressivo deterioramento della stabilità fiscale russa. Un analista citato dal Financial Times ha evidenziato come l’incertezza sul bilancio stia alimentando preoccupazioni nella popolazione e nei mercati, in particolare rispetto a possibili aumenti fiscali e alla futura politica monetaria.

Dopo oltre quattro anni di guerra, anche all’interno delle istituzioni russe emergono interrogativi sulla sostenibilità di un conflitto ad alta intensità prolungato. Alcuni funzionari avrebbero infatti iniziato a mettere in discussione i costi economici di un confronto militare che, pur assorbendo risorse senza precedenti, non mostra segnali di conclusione nel breve periodo.

In questo quadro, la strategia del governo appare sempre più orientata a un difficile equilibrio tra sostenimento dello sforzo bellico e tenuta dei conti pubblici, con margini di manovra progressivamente più ridotti.

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