Diversi governi europei hanno espresso dure critiche dopo che la polizia israeliana ha impedito al cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, e a fra Francesco Ielpo, Custode di Terra Santa, di entrare nella Chiesa del Santo Sepolcro per celebrare la Messa della Domenica delle Palme – una restrizione senza precedenti, definita dalle autorità cristiane come la prima del genere da secoli.
L’episodio si è verificato mentre le autorità israeliane imponevano ampie chiusure dei luoghi santi nella Città Vecchia di Gerusalemme, citando rischi per la sicurezza nel contesto della guerra in corso tra Stati Uniti e Israele da un lato e l’Iran dall’altro, giunta ormai al secondo mese. La polizia ha respinto una richiesta specifica del Patriarcato latino di ottenere una deroga per celebrare una Messa privata a porte chiuse, nonostante precedenti comunicazioni. I fedeli si sono quindi riuniti presso il Patriarcato latino per pregare, mentre la tradizionale processione della Domenica delle Palme dal Monte degli Ulivi era già stata annullata a causa del conflitto.
La presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni ha condannato duramente la decisione, affermando che “negare l’accesso ai leader religiosi costituisce un’offesa non solo per i credenti, ma per ogni comunità che riconosce la libertà religiosa”. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato che convocherà l’ambasciatore israeliano per chiedere chiarimenti. Anche il presidente francese Emmanuel Macron ha criticato la misura, sostenendo che essa contribuisce al “preoccupante aumento delle violazioni dello status dei Luoghi Santi a Gerusalemme”.
Le reazioni europee evidenziano crescenti preoccupazioni per le restrizioni al culto cristiano e all’accesso ai siti sacri nell’ambito delle attuali politiche di sicurezza adottate dalle autorità israeliane. Il Patriarcato latino e la Custodia di Terra Santa hanno definito il blocco dei due alti rappresentanti cattolici – che detengono la principale responsabilità ecclesiastica per la Chiesa in Terra Santa – come “una misura manifestamente irragionevole e gravemente sproporzionata”.
Misure di sicurezza nel quadro della guerra regionale
La chiusura dei principali luoghi santi, tra cui la Chiesa del Santo Sepolcro, la Moschea di Al-Aqsa e il Muro Occidentale, deriva da protocolli di sicurezza legati all’escalation in Medio Oriente iniziata con le operazioni militari congiunte di Stati Uniti e Israele contro l’Iran il 28 febbraio.
La polizia israeliana ha sottolineato la complessità urbanistica della Città Vecchia e le limitate possibilità di accesso per i mezzi di emergenza, segnalando rischi in caso di eventi con molte vittime, soprattutto in siti privi di adeguati rifugi antiaerei. Restrizioni analoghe hanno già colpito le celebrazioni del Ramadan, la prossima Pasqua ebraica e ora la Pasqua cristiana.
I critici, tra cui esponenti cattolici, hanno evidenziato presunte incoerenze: ai predicatori del Waqf musulmano sarebbe stato consentito l’accesso ad Al-Aqsa durante il Ramadan, mentre personale addetto alle pulizie ha potuto entrare nell’area del Muro Occidentale in vista della Pasqua ebraica. Un piccolo gruppo di frati francescani e fedeli ha inoltre ottenuto un accesso limitato a un santuario vicino, portando rami di palma.
L’episodio della Domenica delle Palme si inserisce nel contesto di un governo, guidato dal primo ministro Benjamin Netanyahu, impegnato su più fronti di conflitto regionale. Le misure riflettono un approccio securitario rigoroso, che privilegia la protezione contro le minacce iraniane e dei gruppi alleati, nel quadro di una guerra più ampia che ha coinvolto anche Hezbollah e altri attori. Se da parte israeliana queste restrizioni vengono presentate come necessarie per garantire la sicurezza pubblica in una fase di forte tensione, molte voci europee le considerano invece un’ingerenza sproporzionata nelle libertà religiose consolidate e negli storici accordi sullo “Status Quo” dei Luoghi Santi di Gerusalemme.
Il Vaticano non ha rilasciato commenti immediati sul blocco del cardinale Pizzaballa. Tuttavia, l’episodio contribuisce ad accrescere l’attenzione internazionale sull’accesso ai luoghi santi cristiani a Gerusalemme nel contesto dei conflitti in corso.
Le rapide condanne da parte dei leader europei – in particolare di Paesi tradizionalmente vicini come Italia e Francia – evidenziano tensioni diplomatiche crescenti e rinnovano le richieste di un maggiore rispetto delle libertà religiose anche in tempo di guerra.
Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo originale.
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