Con il nuovo governo ungherese stanno finalmente emergendo i primi dettagli sul misterioso progetto promosso da Viktor Orbán a Gerusalemme, che ha assorbito oltre mezzo miliardo di fiorini di denaro pubblico senza che, almeno finora, vi sia stata un’attività concreta visibile.

Alla fine di giugno, Átlátszó ha rivelato che il governo Orbán, appena sei mesi prima delle elezioni, aveva istituito quasi nel silenzio generale una nuova e poco conosciuta istituzione a Gerusalemme. Secondo le ricostruzioni, l’ex primo ministro avrebbe pianificato di compiere qui il suo primo viaggio ufficiale all’estero dopo una vittoria elettorale, inaugurando solennemente la nuova Accademia Ungherese di Gerusalemme.

La decisione governativa, resa pubblica in seguito a una richiesta di accesso agli atti presentata da Átlátszó, mostra che il precedente esecutivo ha destinato oltre 537 milioni di fiorini (circa 1,4 milioni di euro) all’avvio dell’istituzione, prevedendo inoltre uno stanziamento stabile di quasi 200 milioni di fiorini all’anno per il suo funzionamento.

L’istituzione dell’Accademia, definita un “bastione spirituale” e affidata alla direzione dell’archeologo Győző Vörös, è contenuta nella Decisione del Governo n. 2073/2025, che ne disciplina anche il finanziamento.

Secondo il documento, l’Accademia opera sotto l’egida dell’Ambasciata d’Ungheria a Tel Aviv. All’allora ministro degli Affari Esteri e del Commercio, Péter Szijjártó, e al ministro della Cultura e dell’Innovazione, Balázs Hankó, era stato affidato il compito di adottare tutte le misure diplomatiche e operative necessarie all’apertura della struttura, comprese le opere edilizie e gli investimenti nei sistemi informatici e di sicurezza. L’iniziativa si inserisce nel solco della politica avviata nel 2019, quando il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e Szijjártó inaugurarono congiuntamente l’ufficio ungherese per il commercio estero a Gerusalemme.

Oltre ai 537 milioni di fiorini stanziati dal ministero degli Affari Esteri e del Commercio, il ministero della Cultura e dell’Innovazione ha destinato ulteriori 28 milioni di fiorini di finanziamenti straordinari nel corso dello scorso anno. La decisione stabilisce inoltre che, a partire dal 2026, l’Accademia dovrà poter contare su almeno 191 milioni di fiorini all’anno.

Nonostante la pubblicazione del documento, restano senza risposta numerosi interrogativi già sollevati da Átlátszó: non è noto quanti dipendenti lavorino presso l’istituzione, con quale titolo giuridico venga utilizzato l’immobile di Gerusalemme, come siano stati impiegati nel dettaglio i fondi pubblici né attraverso quale capitolo di bilancio l’Accademia venga oggi finanziata.

Il “miracolo ungherese” a Gerusalemme

Secondo le fonti di Átlátszó, Orbán avrebbe immaginato che il suo primo viaggio all’estero dopo la riconferma elettorale si concludesse proprio a Gerusalemme, con l’inaugurazione ufficiale dell’Accademia. Alcune fonti sostengono addirittura che il bilancio annuale dell’istituzione fosse destinato a superare quello dell’intera Ambasciata ungherese a Tel Aviv.

L’Accademia ha sede nel prestigioso quartiere di Talbiyeh, al numero 6 di George Washington Street, accanto allo storico edificio della YMCA. Le prime fotografie della struttura non sono state diffuse dalla stampa ungherese, bensì da quella israeliana: The Times of Israel l’ha infatti definita una vera e propria “filiale dell’ambasciata”.

Anche oggi il sito web dell’Accademia è pressoché privo di contenuti e il calendario degli eventi non registra alcuna iniziativa dalla sua inaugurazione, nonostante l’istituzione abbia già dato alle stampe una propria rivista scientifica. Persino la pagina Facebook è stata aperta soltanto mesi dopo l’inaugurazione e pochi giorni prima delle elezioni di aprile.

In più occasioni, i media israeliani hanno descritto l’Accademia come una “missione diplomatica” o una “missione estera”, lasciando intendere che il progetto fosse destinato ad assumere non soltanto una funzione culturale, ma anche un significativo ruolo di politica estera.

Attualmente sono pochi i Paesi che mantengono la propria ambasciata a Gerusalemme: Stati Uniti, Kosovo, Guatemala, Honduras, Paraguay e Papua Nuova Guinea. Con il nuovo governo, la Slovenia potrebbe diventare il primo Stato membro dell’Unione europea a trasferire ufficialmente la propria ambasciata nella città.

Perché l’Unione europea si oppone allo spostamento delle ambasciate

La contrarietà dell’Unione europea al trasferimento delle ambasciate a Gerusalemme riflette la posizione comune mantenuta da Bruxelles sul conflitto israelo-palestinese e sullo status della città.

L’Unione considera Gerusalemme Est un territorio palestinese occupato ai sensi del diritto internazionale, sulla base dei confini del 1967, e ritiene che lo status definitivo della città debba essere deciso esclusivamente attraverso negoziati diretti tra israeliani e palestinesi, non mediante decisioni unilaterali.

La posizione ufficiale europea sostiene che Gerusalemme debba diventare la capitale condivisa di un futuro Stato di Israele e di un futuro Stato di Palestina nell’ambito della soluzione dei due Stati.

Per questo motivo, il trasferimento di un’ambasciata nella Gerusalemme indivisa viene interpretato come un atto che anticipa l’esito dei negoziati e contrasta con lo spirito degli Accordi di Oslo e con le pertinenti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, in particolare la 242 e la 478, che definì “nulla e priva di effetti” l’annessione israeliana di Gerusalemme Est del 1980.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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