Migliaia di manifestazioni “No Kings” contro il presidente Donald Trump si sono svolte sabato in tutti gli Stati Uniti e in numerose città europee, mentre i manifestanti esprimevano opposizione a quelle che hanno definito politiche autoritarie, una gestione aggressiva dell’immigrazione e il coinvolgimento degli Stati Uniti nella guerra con l’Iran.
Gli organizzatori del movimento dal basso, guidato dal gruppo progressista Indivisible, hanno riferito di oltre 3.200 eventi pianificati in tutti i 50 Stati americani – la terza grande mobilitazione dall’inizio delle proteste lo scorso anno. Manifestazioni analoghe, spesso organizzate da espatriati americani, attivisti locali e sindacati, si sono svolte anche in Capitali europee e in altre città, estendendo il messaggio “No Kings” oltre i confini statunitensi.
Negli Stati Uniti, grandi folle si sono radunate in città come New York, dove decine di migliaia di persone hanno marciato a Midtown Manhattan, Washington D.C. sul National Mall, Los Angeles, Chicago, Philadelphia e Saint Paul, in Minnesota, dove si è esibito il musicista Bruce Springsteen e sono intervenuti il governatore Tim Walz e il senatore Bernie Sanders.
L’attore Robert De Niro, tra gli organizzatori dell’evento di New York, ha dichiarato: “Nessun presidente prima di Trump ha rappresentato una minaccia così esistenziale per le nostre libertà e la nostra sicurezza”.
I manifestanti hanno scandito slogan a favore della democrazia e portato cartelli con scritte come “Resist tyranny”, “No kings since 1776” e “Honk if you want democracy”. Molti hanno espresso rabbia per le operazioni di deportazione aggressive – inclusi episodi in cui cittadini statunitensi sarebbero stati colpiti da agenti federali – per il conflitto in Iran in corso da quattro settimane e per quello che hanno descritto come l’arricchimento di Trump a spese degli americani comuni.
In Europa, manifestazioni parallele hanno attirato da centinaia a migliaia di partecipanti, spesso combinando l’opposizione a Trump con preoccupazioni locali legate all’estrema destra, alla guerra con l’Iran e alle minacce alla democrazia.
A Parigi, diverse centinaia di persone – molte delle quali americani residenti in Francia, affiancati da sindacati francesi e gruppi per i diritti umani – si sono radunate in Place de la Bastille, luogo simbolico della Rivoluzione francese. Alcuni partecipanti, vestiti da Statua della Libertà, hanno esibito cartelli con la scritta “No kings” e denunciato le “guerre infinite”.
A Roma, migliaia di persone hanno marciato per le strade, indirizzando slogan non solo contro Trump ma anche contro la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il cui governo ha recentemente subito una battuta d’arresto su un controverso referendum sulla riforma della giustizia. I manifestanti hanno esposto cartelli con le immagini di Trump, Meloni e del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, protestando anche contro il conflitto con l’Iran.
Manifestazioni si sono svolte anche a Londra, dove i partecipanti hanno mostrato striscioni con slogan come “Stop the far right” e “Stand up to racism”, criticando il coinvolgimento statunitense in Iran; ad Amsterdam, Madrid, Berlino e in altre città del continente. In diversi Paesi europei con monarchie costituzionali, alcune proteste sono state riformulate localmente come manifestazioni “No Tyrants”.
Negli Stati Uniti, gli eventi si inseriscono nel solco delle precedenti giornate “No Kings” che avevano già mobilitato milioni di partecipanti, con gli organizzatori che segnalano un forte aumento dell’attività anche nei centri più piccoli e in stati tradizionalmente repubblicani come Idaho, Wyoming e Montana.
Contromanifestazioni si sono verificate in alcune località, tra cui Dallas, dove lievi scontri con gruppi tra cui attivisti di estrema destra hanno portato ad alcuni arresti. A Los Angeles, la polizia ha utilizzato gas lacrimogeni ed effettuato arresti dopo il lancio di oggetti contro edifici federali.
Il tasso di approvazione di Trump si attesta attorno al 36% secondo recenti sondaggi, in un contesto di crescente malcontento in vista delle elezioni di metà mandato di novembre.
I collettivi repubblicani, specialmente quelli più vicini all’ideologia MAGA, hanno liquidato le proteste definendole “manifestazioni di odio nei confronti dell’America”, sostenendo che offrano una piattaforma alle posizioni più estreme della sinistra.
Gli organizzatori descrivono il movimento come intenzionalmente privo di leader e guidato da cittadini comuni radicalizzati da quelle che percepiscono come minacce alla democrazia, allo stato di diritto e ai valori di umanità.
Ezra Levin, co-direttore esecutivo di Indivisible, ha affermato che la dimensione globale dimostra come le proteste abbiano avuto risonanza ben oltre i confini statunitensi: “Le persone ovunque si stanno mobilitando contro l’autoritarismo”.
Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo originale.
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