La guerra russa contro l’Ucraina ha profondamente alterato l’equilibrio di sicurezza in Europa, costringendo i Paesi orientali dell’Unione europea e della NATO a ripensare la propria sicurezza, le alleanze e l’identità politica.

Questo policy brief analizza le posizioni di Bulgaria, Repubblica Ceca, Finlandia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania e Slovacchia. Nonostante condividano una lunga esperienza negativa con Mosca, le reazioni alla guerra sono disomogenee.

Alcuni, come Polonia e Stati baltici, vedono la sopravvivenza dell’Ucraina come parte integrante della propria sicurezza. Altri, come Ungheria e Slovacchia, adottano un approccio più prudente, limitando o ritardando la fornitura di armi.

Leader nel sostegno militare

Polonia, Lituania, Lettonia e Finlandia guidano il sostegno politico e militare all’Ucraina. La Polonia è diventata un hub logistico per le armi occidentali e ha inviato 318 carri armati, 586 veicoli blindati, 137 sistemi d’artiglieria e 19.500 terminali Starlink, addestrando decine di migliaia di soldati ucraini. La spesa pubblica per i rifugiati ha superato i 25 miliardi di euro, collocando Varsavia tra i principali sostenitori globali.

Gli Stati baltici hanno fornito armi letali cruciali: la Lettonia ha inviato sistemi Stinger e veicoli Patria 6×6, mentre la Lituania ha destinato oltre un miliardo di euro di aiuti militari, inclusi veicoli blindati, munizioni e addestramento. La Finlandia, settimo donatore bilaterale mondiale, ha superato 4,1 miliardi di euro di supporto e ha firmato nel 2024 un accordo bilaterale di sicurezza con Kyiv.

Partner prudenti

Romania, Repubblica Ceca e Bulgaria sostengono l’Ucraina in modo più calibrato. La Romania è diventata un partner logistico e umanitario chiave, facilitando le esportazioni ucraine e inviando sistemi Patriot.

Anche la Repubblica Ceca ha fornito armi e supporto finanziario, sebbene il governo Babiš dal 2025 abbia adottato un approccio più cauto. La Bulgaria, malgrado l’instabilità politica interna, ha inviato 13 pacchetti di aiuti militari restando allineata alle politiche europee e della NATO.

Scettici contro tutori della sicurezza nazionale

Slovacchia e Ungheria si collocano all’estremo opposto. La Slovacchia ha inizialmente fornito S-300 e MiG-29, ma dal 2023 il primo ministro Robert Fico ha sospeso il sostegno ufficiale, privilegiando la diplomazia. Orbán ha negato il transito di armi e limita gli aiuti all’assistenza umanitaria, interpretando la guerra come conflitto imposto da Bruxelles e Kyiv. La comunicazione politica di questi Paesi riflette i sentimenti domestici, spesso influenzati da narrazioni filorusse.

Al contrario, Lituania, Lettonia, Finlandia, Repubblica Ceca e Polonia mantengono comunicazioni chiare e coerenti: il sostegno all’Ucraina è presentato come strategico e strettamente legato alla sicurezza nazionale. In Lettonia, ad esempio, l’appoggio è molto alto tra i lettoni etnici e meno tra i cittadini di origine russa. In Polonia e Finlandia il consenso politico è ampio, sebbene il dibattito interno sia stato influenzato da elezioni e narrazioni disinformative.

Ruolo della società civile

In tutti i Paesi orientali, la società civile ha integrato o talvolta sostituito l’azione governativa. In Polonia oltre tre quarti della popolazione ha contribuito con donazioni, volontariato e ospitalità, raccogliendo fondi per droni Bayraktar e generatori elettrici.

In Lituania, Lettonia, Repubblica Ceca e Romania, attivisti e ONG hanno finanziato radar, ambulanze, generatori e altri materiali essenziali. In Finlandia, Bulgaria, Ungheria e Slovacchia le reti di volontariato continuano a supportare le forze ucraine anche laddove i governi hanno ridotto il sostegno.

Il ruolo degli Stati Uniti e il futuro dell’integrazione

La possibile riduzione degli aiuti statunitensi preoccupa Polonia, Romania e Paesi baltici, che vedono Washington come pilastro della sicurezza regionale. Ungheria e Slovacchia accolgono invece favorevolmente eventuali riduzioni, sperando in negoziati con Mosca.

Sul fronte dell’integrazione europea, Polonia, Lituania, Lettonia, Finlandia e Romania sostengono fortemente l’adesione dell’Ucraina all’Unione europea e, in generale, alla NATO. Repubblica Ceca e Slovacchia sostengono l’Unione ma mostrano cautela sulla NATO, mentre l’Ungheria blocca entrambe le adesioni e utilizza la propria influenza nelle istituzioni europee per ostacolare decisioni su sanzioni e prestiti.

In sintesi, mentre la Polonia e i Paesi baltici spingono per un sostegno attivo, Romania e Repubblica Ceca mantengono prudenza, e Ungheria e Slovacchia adottano posizioni scettiche. Società civile e volontariato hanno spesso colmato il vuoto lasciato dai governi, garantendo un sostegno significativo all’Ucraina.

Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo originale.

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