Settant’anni dopo la tragedia di Marcinelle, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha richiamato l’Europa alla tutela della sicurezza sul lavoro e al rispetto della dignità dei migranti. Nel giorno in cui si ricardano i 262 minatori di 12 nazionalità (di cui 132 italiani) deceduti l’8 agosto 1956 nel Bois du Cazier, il presidente della Repubblica ha affidato alla commemorazione un messaggio che ha legato memoria, lavoro, integrazione europea e gestione dei flussi migratori.
La cerimonia organizzata a Marcinelle è stata attraversata dalle proteste di alcuni rappresentanti del sindacato belga Fgtb ( Fédération Générale du Travail de Belgique) contro il presidente del Senato Ignazio La Russa e da un duro scontro politico che, dall’ex sito minerario di Charleroi, si è trasferito rapidamente in Italia.
Nel suo messaggio, letto durante la commemorazione, Mattarella voluto ricordare innanzitutto gli italiani che persero la vita insieme ai lavoratori provenienti da altre undici nazionalità. “Nel ricordo dei tragici fatti di Marcinelle l’Italia si unisce nel fare memoria dei lavoratori nostri concittadini che, assieme ai loro colleghi di altre undici diverse nazionalità, persero la vita nelle viscere del Bois du Cazier”, ha sottolineato nel suo messaggio il capo dello Stato.
L’8 agosto coincide anche con la Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo, giunta alla sua venticinquesima edizione. Una ricorrenza che Mattarella ha utilizzato per ricordare il contributo dell’emigrazione italiana alla crescita del Paese e delle società di destinazione. “In questa giornata, dedicata dalla Repubblica al sacrificio del lavoro italiano nel mondo, onoriamo gli emigrati che, con il loro lavoro, hanno contribuito al progresso del Paese e alla crescita delle comunità nelle quali sono stati accolti e hanno operato”.
Mattarella ha attribuito alla tragedia del 1956 anche un significato che va oltre la memoria nazionale. “Le vittime di Marcinelle sono parte dell’identità collettiva del nostro Paese. Esse hanno acquisito profonda valenza simbolica per tutta l’Europa, connotando il processo di integrazione comunitaria”, ha sottolineato Mattarella, richiamando l’iniziativa europea per fare dell’8 agosto la Giornata europea in memoria delle vittime degli incidenti sul lavoro e per la tutela della dignità dei lavoratori. Nel suo messaggio il capo dello Stato ha ricorda che la Commissione europea, su iniziativa del Parlamento europeo e degli Stati membri, ha deciso di proporre proprio questa data come ricorrenza europea.
Secondo il capo dello Stato, “il diritto al lavoro, l’esigenza di tutelarne ovunque e per chiunque la sicurezza – cardine della nostra Costituzione – esprime oggi un principio fondante che accomuna l’intera casa europea, nella quale protezione dei lavoratori e contrasto di ogni forma di sfruttamento sono divenuti patrimonio condiviso”.
Nel suo messaggio Mattarella ha fatto anche un riferimento diretto alla questione migratoria. Ricordare i lavoratori morti nelle miniere belghe significa, secondo Mattarella, interrogarsi sulle condizioni nelle quali milioni di persone si spostano ancora oggi alla ricerca di lavoro e di una prospettiva migliore. “Commemorando Marcinelle e rendendo un tributo a coloro che vi perirono – come in altri luttuosi episodi nella storia dell’emigrazione italiana – siamo invitati a riflettere sul prezzo umano che venne pagato e ad agire, affinché simili sciagure non abbiano a ripetersi e la gestione dei flussi migratori obbedisca a criteri di rispetto della dignità delle persone”, ha dichiarato.
Un richiamo ripreso anche dal sindaco socialista di Charleroi, Thomas Dermine, che durante la cerimonia ha affermato che “il minatore italiano di ieri potrebbe essere il gemello del migrante di oggi”.
La cerimonia di Marcinelle terreno di scontro tra destra e sinistra
Proprio la commemorazione al Bois du Cazier si è trasformata in un terreno di scontro politico. La tensione è esplosa quando alcuni esponenti del sindacato belga Fgtb hanno voltato le spalle al presidente del Senato Ignazio La Russa mentre questi leggeva il messaggio di Mattarella, ripetendo poi il gesto durante l’intervento della vicepresidente del Parlamento europeo Antonella Sberna. Secondo quanto ricostruito dall’ANSA, in un primo momento esponenti di Fratelli d’Italia hanno attribuito la protesta alla Cgil, presente a Marcinelle con una delegazione guidata dal segretario generale Maurizio Landini.
Il capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo, Carlo Fidanza, ha accusato la Cgil di una “totale mancanza di senso delle istituzioni”, sostenendo che la protesta avesse finito per coinvolgere anche il presidente della Repubblica. Poco dopo è intervenuta anche la premier Giorgia Meloni, definendo il gesto “grave e vergognoso”, in un messaggio su X.
Landini ha però respinto l’accusa. “La Cgil non si gira mai dall’altra parte in nessun momento, tantomeno nel rispetto del nostro presidente della Repubblica”, ha replicato. A chiarire l’origine della protesta sono stati successivamente gli stessi rappresentanti della Fgtb di Charleroi. “Ci siamo girati noi, perché siamo contro la presenza di partiti fascisti, e per noi Fdi è un partito di estrema destra”, ha dichiarato all’ANSA il segretario regionale Vincent Pestieau, precisando che la protesta non era rivolta contro Mattarella ma contro la presenza di La Russa, che il sindacato belga considerava espressione del governo italiano.
La Russa ha definito quanto accaduto “un volgare atto propagandistico”, richiamando anche un precedente del 1994, quando l’allora vicepremier belga Elio Di Rupo rifiutò di stringere la mano al vicepresidente del Consiglio italiano Giuseppe Tatarella. Lo scontro è quindi proseguito anche a distanza, con accuse reciproche tra maggioranza e opposizione sulla responsabilità della protesta e sulla sua successiva interpretazione politica.
Le polemiche hanno finito così per sovrapporsi a una commemorazione nata per ricordare una delle più gravi tragedie del lavoro nella storia europea del dopoguerra.
L’8 agosto 1956 un incendio scoppiò nella miniera di carbone del Bois du Cazier, a Marcinelle, nell’area industriale di Charleroi. Il disastro provocò la morte di 262 minatori appartenenti a dodici nazionalità. Gli italiani furono 136, più della metà delle vittime. Molti erano arrivati in Belgio nell’ambito dei flussi migratori del dopoguerra, quando migliaia di lavoratori italiani vennero impiegati nelle miniere belghe.
Marcinelle divenne così uno dei simboli più dolorosi dell’emigrazione italiana e delle condizioni nelle quali lavoravano i minatori stranieri nell’Europa della ricostruzione. A settant’anni di distanza, quella tragedia continua a essere richiamata non soltanto come parte della memoria nazionale, ma come monito europeo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, sulla lotta allo sfruttamento e sulla tutela della dignità di chi si sposta da un Paese all’altro per lavorare.
[a cura di Simone Cantarini]
[Video a cura di EU Video News]

