In un’intervista esclusiva al quotidiano israeliano Israel Hayom pubblicata venerdì (26 giugno), il primo ministro sloveno Janez Janša ha confermato i piani per trasferire l’ambasciata del Paese in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme. La decisione renderebbe la Slovenia il primo Stato membro dell’Unione europea a compiere un passo simile, segnando una netta rottura con la politica estera del precedente governo.
Janša ha inoltre annunciato che il suo governo congelerà il riconoscimento della Palestina, da lui definito una “decisione illegale” adottata dal precedente esecutivo in violazione della legge slovena. La revoca di tale riconoscimento era una condizione fondamentale per i negoziati di coalizione e ha ricevuto il sostegno unanime di tutti i partner del nuovo governo.
Ricostruire relazioni deteriorate
Janša ha dichiarato al quotidiano israeliano che il precedente governo guidato da Robert Golob aveva ridotto le relazioni bilaterali con Israele a un “livello storicamente basso”. Ha promesso di ripristinare e rafforzare i rapporti, citando sfide comuni come terrorismo, estremismo, erosione dell’identità nazionale e pressioni geopolitiche. “Israele non è un problema per l’Europa; è uno dei suoi alleati più importanti”, ha sottolineato Janša.
Attualmente solo un numero limitato di Paesi mantiene ambasciate a Gerusalemme: Stati Uniti, Kosovo, Guatemala, Honduras, Paraguay e Papua Nuova Guinea. La scelta della Slovenia rappresenterebbe quindi un netto allontanamento dal consenso prevalente all’interno dell’Unione europea sullo status della città.
La mancata adesione dell’Unione al trasferimento delle ambasciate a Gerusalemme deriva dalla posizione comune e di lunga data dell’Unione sul conflitto israelo-palestinese e sullo status della città. Bruxelles considera Gerusalemme Est un territorio palestinese occupato secondo il diritto internazionale, sulla base dei confini del 1967. Ritiene che l’intera città rappresenti una questione relativa allo status finale, da risolvere attraverso negoziati diretti tra israeliani e palestinesi e non tramite azioni unilaterali.
La posizione ufficiale dell’Unione è dunque che Gerusalemme debba diventare la capitale condivisa sia di un futuro Stato israeliano sia di uno palestinese nell’ambito di una soluzione a due Stati. Il trasferimento di un’ambasciata in una Gerusalemme “indivisa” viene considerato una forma di pregiudizio sull’esito dei negoziati e una violazione dello spirito degli Accordi di Oslo e delle pertinenti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, in particolare la 242 e la 478, che hanno dichiarato “nulla e priva di validità” l’annessione israeliana del 1980 di Gerusalemme Est.
La posizione filo-palestinese del governo Golob
Sotto l’ex primo ministro Robert Golob, la Slovenia aveva adottato una delle posizioni più apertamente favorevoli alla causa palestinese all’interno dell’Unione europea. Nel maggio/giugno 2024, il Paese aveva riconosciuto formalmente lo Stato di Palestina e la bandiera palestinese era stata esposta in modo visibile sull’edificio del governo a Lubiana.
L’amministrazione Golob si era poi spinta oltre, imponendo di fatto un embargo sulle armi verso Israele, introducendo divieti di ingresso per ministri israeliani dell’estrema destra come Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich, e sostenendo la decisione dell’emittente pubblica RTV Slovenia di boicottare l’Eurovision Song Contest 2026 per la partecipazione di Israele, aumentando contemporaneamente la presenza di contenuti legati alla Palestina.
Le relazioni avevano raggiunto un punto particolarmente basso quando la Slovenia si era allineata con i critici più vocali delle politiche israeliane all’interno dell’Unione europea.
Accuse di interferenze straniere nelle elezioni
L’inversione di rotta della politica estera arriva sullo sfondo di controverse accuse riguardanti le elezioni parlamentari del 2026. Giornalisti e attivisti sloveni hanno rivelato contatti tra Janez Janša e rappresentanti della società privata israeliana di intelligence Black Cube, fondata da ex membri dei servizi segreti israeliani e nota per operazioni politiche controverse.
L’agenzia d’intelligence slovena ha confermato che operatori di Black Cube avevano visitato il Paese più volte nei mesi precedenti al voto. Secondo alcune ricostruzioni, si sarebbero svolti incontri tra il fondatore di Black Cube Dan Zorella, il consigliere maggiore generale in pensione Giora Eiland e Janša.
Una successiva campagna di kompromat e di “black PR” avrebbe preso di mira il governo Golob, attraverso siti web anonimi che diffondevano accuse di corruzione, falsi profili LinkedIn e altre tattiche clandestine.
Il primo ministro Golob aveva risposto chiedendo alla Commissione europea di indagare sulle presunte interferenze straniere nei processi democratici sloveni. La vicenda aveva ulteriormente polarizzato una campagna elettorale già molto conflittuale.
Un nuovo capitolo nelle relazioni tra Israele e Slovenia
Le dichiarazioni di Janša si inseriscono nelle prime azioni simboliche adottate dal nuovo governo dopo il suo insediamento all’inizio di giugno 2026. Pochi minuti dopo la conferma parlamentare della squadra ministeriale, la bandiera palestinese è stata rimossa dal palazzo del governo e sostituita con le bandiere slovena, europea e ucraina.
Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha accolto con entusiasmo il cambiamento, annunciando che Israele aprirà la sua prima ambasciata permanente a Lubiana. Finora gli affari diplomatici israeliani in Slovenia erano stati gestiti dall’ambasciata di Vienna.
Sa’ar ha definito Janša un “amico chiaro e affidabile di Israele” e ha salutato gli sviluppi come l’inizio di un “nuovo capitolo” basato su valori condivisi di libertà, democrazia e sicurezza.
Il quarto mandato di Janša come primo ministro rappresenta quindi una svolta completa nella politica estera slovena: maggiore allineamento transatlantico, posizioni più dure nei confronti di Russia e Cina e un chiaro riavvicinamento a Israele.
Il trasferimento dell’ambasciata a Gerusalemme, se realizzato, non sarebbe soltanto una prima assoluta per un Paese dell’Unione europea, ma anche una forte dichiarazione sulle priorità del nuovo governo in un contesto internazionale sempre più polarizzato.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

