Una crisi prolungata in Medio Oriente potrebbe portare a uno shock stagflattivo, secondo quanto affermato dal commissario all’Economia, Valdis Dombroskis, nella conferenza stampa al termine dell’Eurogruppo del 9 marzo.

Secondo il commissario, molto dipenderà dalla durata, dalla portata e dall’intensità del conflitto. Se la crisi dovesse rapidamente ridimensionarsi, con interruzioni contenute alle forniture energetiche e alle infrastrutture, l’impatto sull’economia europea resterebbe probabilmente limitato. Ma Dombrovskis ha messo in guardia da uno scenario più grave: un prolungato attacco alle rotte marittime e alle infrastrutture energetiche potrebbe esporre l’economia globale a “uno shock stagflazionistico” nel medio periodo, vale a dire una situazione in cui l’aumento dei costi energetici si combinerebbe con un indebolimento della fiducia, nuove tensioni nelle catene di approvvigionamento e un irrigidimento delle condizioni finanziarie.

Per questo, ha spiegato, “in questa fase non possiamo prevedere in quale scenario ci troveremo” ed è “troppo presto per speculare su implicazioni politiche specifiche”. La linea indicata dal commissario è dunque quella della prudenza: “Dobbiamo mantenere la testa fredda” e continuare a monitorare gli sviluppi.

Dombrovskis ha collegato direttamente la crisi mediorientale alla sicurezza energetica occidentale e al sostegno all’Ucraina. Il commissario UE ha ricordato che nella stessa giornata i ministri delle Finanze del G7 hanno tenuto una riunione virtuale e ha sottolineato la necessità di non risparmiare sforzi “per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento energetico e l’apertura dello Stretto di Hormuz”, ma senza allentare la pressione sulla Russia. Farlo, ha detto, significherebbe permettere a Mosca di “riempire il proprio forziere di guerra”, con l’effetto di “indebolire l’Ucraina”, “indebolire il sostegno dell’Ue all’Ucraina” e, in ultima analisi, “indebolire anche i nostri alleati”, dal momento che “sappiamo che la Russia gioca nella stessa squadra dell’Iran”.

Dombrovskis ha quindi accolto come positivo il “forte impegno” emerso dal G7 a coordinare le posizioni, aggiungendo che i partner sono pronti ad adottare “le misure necessarie, come il rilascio delle scorte”. Il dossier sarà ripreso già martedì dai ministri dell’Energia del G7.

Parlando ai giornalisti il commissario UE ha osservato che al momento non vi è un segnale strutturale per il rilascio delle riserve petrolifere. “Le riserve di petrolio vengono tenute esattamente per situazioni come questa, nel caso in cui ci troviamo di fronte a problemi sulle forniture. Questo è il caso in cui possiamo intervenire”, ha affermato Dombrovskis. Ma al momento, ha aggiunto, “non vediamo alcun segno strutturale di carenza nelle forniture, per cui questo intervento sarebbe giustificato”.

Il G7 prende tempo sul rilascio delle riserve petrolifere strategiche, ma resta pronto a intervenire

Da parte sua, il presidente dell’Eurogruppo Kyriakos Pierrakakis ha avvertito che i Paesi UE devono essere pronti “ad affrontare un periodo di instabilità più prolungato”. Per il ministro delle Finanze greco, la situazione in Medio Oriente è “profondamente preoccupante” e con “ampie ripercussioni geopolitiche”.

Il 2025 è stato “un buon anno” che ha registrato una “crescita maggiore rispetto alle aspettative”, il 2026 presenta invece uno “scenario diverso”, ha dichiarato Pierrakakis, enfatizzando come sia necessario essere preparati nel caso in cui il conflitto in Medio Oriente si prolunghi nel tempo.

L’Eurogruppo organizzato a Bruxelles giunge mentre la crescita dei prezzi di petrolio e gas ha raggiunto nei giorni scorsi i livelli più alti dal 2022, con il greggio Brent, il benchmark mondiale del petrolio, che è balzato a 119 dollari al barile lunedì mattina. I prezzi sono poi scesi nel corso della giornata, tornando sotto i 90 dollari al barile, a seguito della possibilità di un rilascio delle riserve discusso dal G7 e, in particolare, dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha affermato che la guerra potrebbe terminare “molto presto”.

Anche i prezzi del gas in Europa sono aumentati vertiginosamente in seguito all’attacco israelo-americano del 28 febbraio, poiché gli attacchi di rappresaglia dell’Iran alle infrastrutture energetiche in Qatar e in altri paesi arabi e la chiusura dello Stretto di Hormuz, un punto critico per il trasporto marittimo, hanno portato le esportazioni dalla regione ricca di energia a rallentare fino a bloccarsi.

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