Da Cipro il presidente francese, Emmanuel Macron, ha fatto un passo avanti non solo nella difesa dell’isola del Mediterraneo e membro dell’UE, ma anche per tentare di garantire una sicurezza delle rotte marittime bloccate in questo momento dalla guerra lanciata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran.

Parlando dalla base aerea di Paphos a Cipro, accompagnato dal primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis e dal presidente cipriota Nikos Christodoulides, Ma cron ha affermato in merito agli attacchi contro la base aerea britannica di Akrotiri lanciati dall’Iran lo scorso primo marzo: “Quando Cipro viene attaccata, l’Europa viene attaccata”.

“Siamo uniti da partnership strategiche e dagli schieramenti che hanno avuto luogo negli ultimi giorni. La nostra presenza, tutti e tre fianco a fianco, oggi testimonia la forza di queste partnership, la loro solidità e la fiducia che i vostri concittadini possono davvero riponervi “, ha spiegato Macron.

Dopo l’attacco contro Cipro diversi Paesi UE si sono mobilitati per garantire maggiori difese a Nicosia. La Grecia ha già dispiegato a Cipro quattro caccia F-16 alla base di Paphos e due fregate, la Kimon e la Psara, sono già in pattugliamento al largo della costa meridionale cipriota. Parigi ha già inviato la fregata Languedoc nelle acque attorno a Cipro e anche sistemi terrestri anti-drone e anti-missile sull’isola. La Spagna ha invece annunciato l’invio della fregata di difesa aerea Cristóbal Colón per contribuire alla protezione di Cipro. Anche l’Italia ha annunciato l’invio di assetti navali per proteggere Cipro, coordinandosi con gli altri partner europei.

“Dietro questi testi firmati si cela la solidarietà delle nazioni e il loro impegno armato. Pertanto, il primo obiettivo di questa visita al vostro fianco è dimostrare piena solidarietà a Cipro, che la scorsa settimana è stata presa di mira da diversi droni e attacchi missilistici”, ha affermato il presidente francese. “Questo è ciò che ci ha spinto a schierare una sezione missilistica antiaerea Mistral e a schierare immediatamente la fregata Languedoc, entrambi schierati nel corso della scorsa settimana “, ha aggiunto.

Macron ha inoltre rivelato che anche “il gruppo aeronavale con la portaerei Charles de Gaulle è ora vicino a Cipro per contribuire alla difesa generale e garantirla nel tempo”.

Il presidente francese ha inoltre affermato che il secondo obiettivo “è anche quello di coordinare i nostri sforzi, e lo abbiamo appena detto tutti e tre, per garantire la sicurezza dei nostri cittadini e dei cittadini europei nella regione e per sostenere le operazioni di rimpatrio, nonché per pianificare e consolidare qualsiasi operazione di emergenza che possa essere necessaria”.

Infine, il terzo obiettivo indicato da Macron riguarda la rassicurazione di “tutti i nostri partner”. Il presidente francese ha ribadito il sostegno agli Emirati Arabi Uniti, al Qatar e al Kuwait, “con i quali abbiamo accordi di difesa, ma anche alla Giordania, all’Arabia Saudita e all’Iraq, che sono stati destabilizzati e attaccati, e ai quali abbiamo fornito supporto”.

Garantire la libertà di navigazione

Macron ha poi annunciato che la Francia vuole “garantire la libertà di navigazione e la sicurezza marittima” nel Mediterraneo orientale, nel Mar Rosso, da Suez a Bab el Mandeb, in particolare nel quadro della operazione europea Aspides, attualmente coordinata dalla Grecia e alla quale Parigi contribuirà con due fregate dedicate a questo sforzo a lungo termine” .

Nelle parole di Macron – poi ribadite in un video diramato mentre si trovava a bordo della portaerei Charles de Gaulle – la presenza francese, che sarà dispiegata dal Mediterraneo orientale al Mar Rosso e in particolare al largo della costa di Hormuz, “mobiliterà otto fregate, due portaelicotteri anfibi e la nostra portaerei”.

“Questa mobilitazione della nostra marina è senza precedenti. Ovviamente, viene condotta in concomitanza con la mobilitazione delle nostre forze aeree e terrestri nella regione “, ha aggiunto Macron.

Il presidente ha precisato che Parigi vuole istituire scorte militari per le navi portacontainer e le petroliere nello Stretto di Hormuz “il prima possibile”, sebbene abbia avvertito che tale operazione non potrà essere avviata finché non si placheranno i combattimenti in Medio Oriente. Macron ha affermato che la potenziale missione sarebbe una “missione puramente difensiva” che coinvolgerebbe sia gli Stati europei che quelli non europei.

Gli avvertimenti iraniani

In un’intervista rilasciata alla CNBC, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha lanciato un avvertimento alle petroliere che attraversano lo Stretto di Hormuz, invitandole a fare “molta attenzione”. Baghaei ha anche difeso gli attacchi dell’Iran contro gli Stati del Golfo , dichiarando che prendere di mira “basi e risorse militari” appartenenti agli Stati Uniti nella regione è “legittimo secondo il diritto internazionale”.

“Finché la situazione non sarà sicura, penso che tutte le petroliere, tutta la navigazione marittima, debbano essere molto attente”, ha affermato Baghaei, annunciando che l’Iran combatterà contro gli Stati Uniti e Israele “finché sarà necessario” e che la sua nazione si sta preparando a ogni possibile scenario, compresa una potenziale invasione via terra.

Situato all’imbocco del Golfo Persico e largo solamente 33 chilometri nel suo punto più stretto, lo Stretto di Hormuz collega i principali terminal petroliferi delle monarchie del Golfo con il golfo dell’Oman e il Mare arabico ed è una via fondamentale per trasportare petrolio e gas verso l’Asia e l’Europa. Nel suo punto più stretto, lo Stretto di Hormuz e le sue rotte di navigazione si trovano interamente all’interno delle acque territoriali di Iran e Oman.

Prima della guerra dalla via d’acqua transitavano circa 20 milioni di barili di petrolio al giorno, pari a circa un quinto della fornitura globale di greggio trasportato via mare.

Teheran ha spesso usato la minaccia della chiusura dello Stretto di Hormuz per minacciare i propri avversari. I dati del sistema di identificazione automatica (AIS) di Starboard Maritime Intelligence mostrano che lo stretto registrava in media oltre 153 transiti di navi al giorno nelle settimane precedenti il ​​conflitto, con navi portacontainer e petroliere che insieme rappresentavano circa l’88% del traffico. Tuttavia, dal primo marzo, sono state rilevate solo 78 navi in ​​transito attraverso lo stretto, per una media giornaliera di 13 dato che si starebbe via via riducendo ulteriormente.

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