Il presidente del Consiglio europeo António Costa ha risposto con una lettera a Giorgia Meloni, che nelle ore precedenti gli aveva scritto per chiedere che l’Unione europea decida chi la rappresenta ai negoziati sull’Ucraina e con quale mandato. Costa ha accolto la richiesta di discutere il tema al Consiglio europeo informale di Dublino, senza però indicare un meccanismo di rappresentanza né un nome.
Lo scambio di lettere avviene a una settimana dal vertice di Dublino, in programma il 13 novembre, e dopo un mese di iniziative diplomatiche sul conflitto condotte in formati diversi da gruppi di Paesi europei. La premier ha chiesto che il Consiglio europeo di dicembre formalizzi una decisione, e la risposta di Costa fissa per ora soltanto il primo passaggio di questo percorso.
La risposta di Costa
Nella lettera, secondo quanto riportato dall’ANSA, Costa prende atto della richiesta di continuare il confronto a Dublino e scrive che dedicherà tempo alla discussione. Aggiunge di concordare con Meloni sul fatto che l’Europa debba agire con coerenza, unità e determinazione. Il tono è prudente e la risposta non entra nel merito di chi dovrebbe sedere al tavolo.
Il presidente ringrazia la premier per aver esposto le proprie preoccupazioni con chiarezza e condivide l’idea che l’Unione debba partecipare in modo adeguato ai dibattiti che determinano la sicurezza dell’Europa e il futuro dell’Ucraina.
Ricorda inoltre di aver già sostenuto che gli interessi dell’Ue devono essere rappresentati dalle sue istituzioni, “in conformità con i Trattati”. Il riferimento indica una linea che passa dal Consiglio europeo, dalla Commissione e dall’alto rappresentante, mentre la lettera di Meloni non indicava un soggetto preciso.
Gli episodi citati da Meloni
Per sostenere la richiesta, la premier ripercorre “quanto accaduto nell’ultimo mese”. A Miami si è svolto un incontro definito “informale” tra i consiglieri per la sicurezza nazionale di alcuni Stati europei, dell’Ucraina e di rappresentanti di Nato e Ue, confermato solo successivamente da fonti statunitensi. Poi c’è stata la riunione di Oslo. A Helsinki, durante la sessione del Consiglio nordico, il presidente finlandese Alexander Stubb e il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre hanno sospeso i lavori per una telefonata “a titolo nazionale” con il presidente russo Vladimir Putin.
La lettera cita anche una riunione nel cosiddetto “formato Berlino”, con una composizione diversa da tutte le altre menzionate. Meloni scrive inoltre di aver saputo che in questi giorni si tengono a Bruxelles riunioni di livello tecnico e che è prevista una presenza europea, non meglio precisata, ai colloqui di Abu Dhabi tra ucraini e russi con la mediazione americana. All’indomani della riunione di Bruxelles con i Paesi del formato E3 (Francia, Germania e Regno Unito) e i rappresentanti di Stati Uniti, Nato e Banca mondiale, il quadro descritto è quello di iniziative che si accavallano.
Le richieste dell’Italia
Meloni sostiene che il susseguirsi di formati diversi rende gli europei “poco credibili” nella gestione del dossier e che dare l’immagine di un’Europa in ordine sparso favorisce l’interesse di chi vuole che la guerra continui. Nel testo scrive di mettere queste parole “nero su bianco” perché resti agli atti che non si presta a questa dinamica e non intende restare a guardare.
La richiesta formale è di discutere la questione a Dublino perché il Consiglio europeo di dicembre possa decidere, dopo un raccordo con Regno Unito, Norvegia e gli altri partner europei interessati. Meloni precisa di non chiedere il ruolo di negoziatore né per sé né per l’Italia e che al governo sta più a cuore il risultato che il formato. Aggiunge però che l’Italia non è disposta ad accettare che vengano negoziati, in assenza di un mandato, impegni che anche il Paese sarebbe poi chiamato ad assumere. In caso contrario, avverte, l’Europa rischia l’irrilevanza nel processo negoziale.
Le reazioni e il precedente
L’alta rappresentante per la politica estera Kaja Kallas si è detta d’accordo con la premier sul fatto che l’Ue non dovrebbe parlare con voci diverse e ha aggiunto che le questioni sollevate dalla Russia richiedono una decisione a livello europeo. Il tema della rappresentanza era già emerso a maggio, quando Kallas aveva definito la discussione sul nome del negoziatore una trappola in cui Mosca vuole far cadere gli europei, e aveva sostenuto che la sostanza conta più della persona. Nello stesso periodo aveva detto che prima bisogna definire un mandato chiaro che rappresenti una sola voce europea.
Anche il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares aveva osservato, in quella riunione informale, che serve una voce sola più che una sola persona. Il dibattito tra i Ventisette mostrava già allora idee diverse sulla figura di un rappresentante per i negoziati di pace. Meloni aveva chiesto a giugno un negoziatore europeo autorevole e un mandato condiviso.
Il contesto politico
Dalle opposizioni italiane è stato osservato che la lettera arriva all’indomani della sconfitta di Donald Trump alle elezioni di medio termine. La richiesta arriva inoltre in una fase in cui il sostegno militare a Kiev è al centro del dibattito politico in Italia, con opposizioni e Lega contrarie agli aiuti.
Il primo confronto tra i capi di Stato e di governo è fissato a Dublino il 13 novembre, in un Consiglio europeo informale che per sua natura non adotta decisioni formali. Una scelta sul rappresentante o sul gruppo negoziale potrebbe quindi arrivare solo al Consiglio europeo di dicembre, come chiesto da Meloni.
Restano aperti i punti che la risposta di Costa non scioglie: chi dovrebbe rappresentare l’Unione, con quale mandato e in quale rapporto con i formati già attivi, dall’E3 al formato Berlino. Resta da capire anche quale posizione assumerebbe il governo italiano se il mandato europeo comprendesse garanzie militari sul territorio ucraino, finora escluse categoricamente dalla premier.
Didascalia: Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, con il Presidente del Consiglio europeo, António Costa. [Palazzo Chigi]

