Il presidente statunitense Donald Trump sta venendo sottoposto a forti pressioni da parte dei Repubblicani affinché cambi rotta dopo che la pesante sconfitta alle elezioni di mid-term ha consegnato ai democratici il controllo del Congresso e gli elettori hanno respinto i candidati da lui sostenuti nelle principali sfide elettorali.

Alleati e strateghi Repubblicani hanno chiesto a Trump di riorganizzare il personale della Casa Bianca, ristabilire la disciplina e abbandonare alcune delle politiche che, a loro giudizio, hanno contribuito alla sconfitta, tra cui la guerra con l’Iran e i dazi, mentre la sua presidenza entra nella fase finale.

Il veterano stratega Repubblicano John Feehery ha definito il risultato una “catastrofe enorme” per Trump. “Deve fare piazza pulita”, ha dichiarato Feehery, “da questo momento in poi, ogni giorno che passa, diventa sempre più un’anatra zoppa”.

Trump, tuttavia, ha mostrato pochi segnali di considerare il risultato elettorale come un motivo per cambiare direzione. “Non lo considero un colpo per me”, ha dichiarato martedì sera (4 novembre) a Fox News.

I Democratici avranno ora il potere di bloccare le iniziative legislative di Trump, indagare sulla sua amministrazione e mettere in discussione le sue nomine. Ciò dovrebbe spingere Trump, che ha già fatto un uso aggressivo dei poteri esecutivi, a fare ancora maggiore affidamento sull’azione unilaterale.

Dovrà inoltre decidere se insistere su un’agenda che alcuni Repubblicani temono sia diventata politicamente controproducente, soprattutto per i potenziali successori che puntano a candidarsi alla Casa Bianca nel 2028.

Il vicepresidente JD Vance, considerato il probabile erede politico di Trump, ieri (5 novembre) è sembrato prendere le distanze dal presidente, attribuendo alla guerra con l’Iran la responsabilità delle sconfitte alle elezioni di metà mandato. Simili prese di distanza potrebbero diventare più frequenti qualora i Repubblicani arrivassero alla conclusione che la presa di Trump sugli elettori del partito si stia indebolendo.

La Casa Bianca si prepara a un rimpasto dello staff e alle indagini

All’interno della Casa Bianca, i principali collaboratori si stavano preparando a possibili dimissioni, cambiamenti nella composizione del governo e indagini da parte dei democratici, secondo quanto riferito da un alto funzionario che ha parlato a condizione di anonimato.

“Essere qui in questo momento fa davvero schifo”, ha dichiarato il funzionario. “Il morale è ai minimi assoluti”. Feehery ha affermato che i sondaggi interni avevano segnalato, sei settimane prima delle elezioni, che i Repubblicani erano destinati a perdere in entrambe le camere del Congresso, ma Trump si è rifiutato di cambiare rotta sull’Iran nonostante gli avvertimenti sulle conseguenze politiche.

Martedì sera (4 novembre) Trump ha riconosciuto che la guerra con l’Iran, iniziata otto mesi fa, aveva danneggiato i candidatiRrepubblicani, ma ha difeso la sua decisione di avviare il conflitto.

Le preoccupazioni dei Repubblicani andavano però oltre la guerra. Nei focus group condotti in vista di competitive elezioni per il Senato in Stati come Michigan e Iowa, i consulenti politici nazionali del Partito Repubblicano avevano iniziato a mostrare una crescente preoccupazione durante l’estate, quando sempre più elettori – anche Rep – avevano espresso opposizione all’attenzione del presidente per la sala da ballo della Casa Bianca e per i lavori di ristrutturazione a Washington, ha dichiarato un consulente politico repubblicano.

“Se Trump passerà i prossimi due anni a parlare delle stesse stronzate, alle prossime elezioni verremo nuovamente asfaltati”, ha affermato il consulente. Eppure, ieri (5 novembre) Trump ha riunito i giornalisti per una visita improvvisata al cantiere della sala da ballo e ha difeso il tempo che ha dedicato al progetto. “Per me è rilassante”, ha dichiarato.

Anche la Casa Bianca ha mantenuto un tono pubblico di sfida, pubblicando sui social una fotografia di Trump accompagnata dal messaggio: “PSA: TRUMP È ANCORA IL VOSTRO PRESIDENTE”.

Trump conserva ancora un potere considerevole. Reuters aveva riferito in precedenza che la Casa Bianca stava preparando da mesi una serie di provvedimenti esecutivi in materia di immigrazione, dazi, edilizia abitativa e spesa federale, che potrebbero consentirgli di portare avanti parte della propria agenda nonostante l’opposizione democratica.

Tuttavia, il potere esecutivo non sarà sufficiente a proteggere l’amministrazione dalle indagini del Congresso. “Nessuno vuole avere a che fare con le indagini”, ha dichiarato Feehery.

Foto di: Il presidente statunitense Donald Trump [Argentina Noticias, X]

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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