La NATO sta preparando un cambiamento nell’approccio alla difesa dell’Europa da una potenziale aggressione russa. I nuovi piani prevederebbero attacchi contro obiettivi situati in profondità nel territorio russo.
Come riferisce il Wall Street Journal, la NATO sta elaborando nuovi piani di difesa nel caso di un attacco russo contro gli Stati membri. L’approccio attuale, concentrato soprattutto sul fermare le forze avversarie dopo che hanno attraversato i confini dell’Alleanza, dovrebbe essere ampliato con azioni dirette contro l’intero apparato militare alle spalle del fronte.
Il nuovo concetto, sviluppato sotto la guida del comandante supremo delle forze NATO in Europa, il generale Alexus Grynkewich, dovrebbe prevedere anche la distruzione delle infrastrutture che consentono all’avversario di proseguire le operazioni belliche.
Si tratta, tra le altre cose, delle basi militari russe, dei depositi di munizioni e rifornimenti, degli impianti dell’industria della difesa, delle infrastrutture logistiche e delle strutture che sostengono le operazioni delle forze armate russe.
Grynkewich ha presentato una concezione secondo cui il primo compito dell’Alleanza sarebbe fermare l’attacco iniziale dell’avversario. Successivamente, la NATO dovrebbe ridurne la capacità di continuare l’offensiva.
“Distruggeremo il sistema con cui l’avversario conduce le operazioni belliche, colpendo sia le forze che avanzano sia tutto ciò che le sostiene, rifornisce e controlla”, ha dichiarato Grynkewich.
Il nuovo concetto non prevede il ricorso alle armi nucleari. Si parla di mezzi di attacco convenzionali, compresi missili a lungo raggio e droni.
“Colpire la base industriale-militare della Russia”
Il generale di divisione Ireneusz Nowak, parlando con il WSJ, si è espresso sulla possibilità di effettuare attacchi di precisione contro le retrovie militari russe. “In caso di conflitto con la Russia, vorremmo sicuramente colpire la sua base industriale-militare”, ha dichiarato.
Come ha sottolineato, la capacità di effettuare attacchi a grande distanza dovrebbe costituire un elemento della deterrenza. Ha inoltre richiamato l’esperienza dell’Ucraina. A suo giudizio, se Kyiv avesse posseduto capacità di questo tipo già all’inizio dell’invasione russa, ciò avrebbe potuto influenzare l’andamento del conflitto.
Nowak ha inoltre evidenziato la necessità di inviare a Mosca un segnale inequivocabile riguardo alle conseguenze di un’eventuale aggressione.
I piani prevedono attacchi a distanze comprese tra circa 150 km e diverse migliaia di chilometri oltre la linea del fronte. Tra i mezzi di attacco presi in considerazione vi sono missili di precisione e sistemi senza pilota meno costosi.
Nel contesto delle nuove capacità vengono citati, tra gli altri, i missili da crociera statunitensi Tomahawk e i missili balistici ATACMS. Gli Stati europei della NATO stanno invece lavorando per aumentare le proprie scorte di missili Storm Shadow, SCALP e Taurus. Parallelamente, sono in fase di sviluppo nuovi sistemi destinati a colpire obiettivi a grandi distanze.
Fabian Hoffmann, del Norwegian Defence Research Establishment, ha richiamato l’attenzione sulla portata dei lavori europei per lo sviluppo di nuovi sistemi d’arma. Circa 20 produttori europei stanno portando avanti complessivamente almeno 48 progetti per lo sviluppo di missili da crociera a basso costo.
Un problema significativo è inoltre rappresentato dalla disponibilità di un numero sufficiente di missili e di altri mezzi di attacco. Gli Stati europei della NATO stanno aumentando gli investimenti nell’industria della difesa, ma alcuni dei nuovi progetti richiederanno ancora diversi anni di lavoro.
Sono inoltre importanti le scorte di munizioni e la possibilità di rifornire rapidamente gli armamenti in caso di un’escalation del conflitto armato. “Non vogliamo trovarci in un conflitto ad alta intensità nel quale l’avversario disponga di grandi arsenali di sistemi d’attacco a lungo raggio e noi ne siamo privi”, ha sottolineato Hoffmann.
Gli Stati accetteranno di attaccare?
Una questione importante sarà anche il consenso politico degli Stati membri allo svolgimento di operazioni offensive sul territorio russo.
Nico Lange, ex alto funzionario del ministero della Difesa tedesco, ha evidenziato una divergenza tra i piani dei comandanti, che prendono in considerazione attacchi contro le retrovie russe, e l’approccio di alcuni politici, concentrati soprattutto sulla costruzione di sistemi difensivi.
“C’è una divergenza tra la pianificazione militare – che dal punto di vista della difesa dalla Russia ha senso e comprende indubbiamente elementi offensivi – e la posizione dei politici che ritengono che la difesa consista semplicemente nel costruire un muro o nel preparare una barriera di droni”, ha spiegato.
Durante il Warsaw Security Forum di ottobre, Grynkewich ha parlato della necessità di fermare, indebolire e disgregare un potenziale attacco contro gli Stati della NATO. Ha sottolineato che l’Alleanza vuole arrivare a una situazione nella quale un’eventuale aggressione russa risulti completamente inefficace.
Didascalia: Il segretario generale della NATO Mark Rutte [Yawnbox, via Wikimedia Commons]
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su Focus Europe Poland disponibile qui.

