L’Unione europea ha imposto nuove sanzioni contro una dirigente e cinque società russe coinvolte nella produzione di componenti destinati ai droni utilizzati da Mosca nella guerra contro l’Ucraina. La decisione, adottata il 17 luglio dal Consiglio dell’UE, arriva dopo la recente intensificazione degli attacchi russi contro Kyiv e altre città ucraine.
Secondo quanto riferisce una nota del Consiglio, le nuove misure riguardano Irina Kharisova, presidente del consiglio di amministrazione del gruppo ABS Electro e amministratrice di diverse società appartenenti allo stesso conglomerato, oltre a cinque aziende russe riconducibili al gruppo.
Secondo il Consiglio, i soggetti inseriti nella lista fanno parte del complesso militare-industriale russo e sono coinvolti nello sviluppo e nella produzione di componenti elettronici e radioelettronici necessari alla guerra con i droni.
Le società contribuiscono in particolare alla realizzazione di sistemi destinati a rafforzare le capacità dei velivoli russi a pilotaggio remoto, tra cui i droni di tipo Shahed e Geran. Le tecnologie prodotte dal gruppo ne aumentano la resistenza alle contromisure e ai sistemi di guerra elettronica impiegati dalle forze ucraine.
Alcune delle aziende colpite producono inoltre sistemi di controllo automatizzati destinati al settore energetico russo, considerato da Bruxelles una delle principali fonti di entrate per il governo di Mosca.
La decisione è stata motivata anche dai recenti attacchi russi contro la capitale ucraina, in particolare quelli condotti nelle notti del primo e del 5 luglio, e dalla campagna militare contro le infrastrutture civili del Paese.
Le misure prevedono il congelamento dei beni detenuti nell’Unione europea dai soggetti sanzionati e il divieto per cittadini e imprese europee di mettere a loro disposizione, direttamente o indirettamente, fondi o risorse economiche. Per Kharisova è stato inoltre disposto il divieto di ingresso e transito nel territorio dell’Ue.
Come ricorda il Consiglio nella nota, le sanzioni sono state adottate nell’ambito del regime europeo contro le azioni che minacciano l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina. Gli atti giuridici sono stati pubblicati nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.
Ancora stallo sul 21mo pacchetto di sanzioni
La decisione giunge mentre gli Stati membri stanno negoziando il ventunesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. Le nuove misure allo studio dovrebbero colpire ulteriormente il sistema bancario russo, le reti utilizzate per le transazioni in criptovalute, la produzione di droni e i soggetti coinvolti nel commercio e nella raffinazione del petrolio.
Resta invece in stallo il negoziato sul ventunesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca. Gli Stati membri non hanno ancora raggiunto l’unanimità sulle nuove restrizioni, che dovrebbero colpire banche, piattaforme di criptovalute, operatori petroliferi e ulteriori componenti destinati all’industria militare e alla produzione di droni. Tra i principali nodi figurano le misure sul gas naturale liquefatto russo, il trasporto marittimo e le richieste di esenzione avanzate da diversi governi per proteggere specifici settori nazionali.
Come sottolinea un’analisi del Financial Times, una serie di Paesi – tra cui Grecia, Francia, Italia, Germania, Austria e Portogallo – avrebbero chiesto di essere esentati dall’ultimo pacchetto di sanzioni, minacciando di bloccare del tutto le misure proposte. L’UE non può imporre sanzioni senza il sostegno unanime.
L’ultima serie di sanzioni proposte comprende misure mirate alle esportazioni russe e al sistema finanziario del paese, oltre a un meccanismo per mantenere artificialmente basso il prezzo al quale la Russia può esportare petrolio greggio, un sistema messo a rischio dai vari veti nazionali.
La scorsa settimana gli ambasciatori degli Stati membri dell’UE a Bruxelles non sono riusciti a giungere a un accordo, congelando fino al 23 luglio la revisione del tetto massimo al prezzo del petrolio russo.
[a cura di Simone Cantarini]

