Nel corso del 2027, le forniture di gas russo, sia attraverso gasdotti sia sotto forma di GNL, saranno definitivamente vietate nell’Unione europea. Il gas russo, tuttavia, può essere miscelato con gas proveniente da altri Paesi, passare attraverso diversi operatori commerciali o cambiare origine doganale dopo essere stato lavorato al di fuori della Russia. Ciò preoccupa Bruxelles.
La questione riguarda anche la rotta meridionale attraverso il TurkStream, lungo la quale, dopo l’interruzione del transito attraverso l’Ucraina, il gas russo arriva in Slovacchia passando per Turchia, Bulgaria, Serbia e Ungheria. La Commissione europea ha confermato di essere già al lavoro per monitorare questi rischi.
“La Commissione, in collaborazione con gli Stati membri, monitora l’attuazione del regolamento, compresi i volumi complessivi di gas naturale importati attraverso Paesi terzi, al fine di valutare i potenziali rischi di elusione del divieto”, ha dichiarato un suo funzionario.
Durante i controlli, quindi, non sarà decisivo soltanto da quale azienda gli importatori acquisteranno il gas. Le autorità verificheranno dove il gas è stato estratto e se sia stato esportato dalla Russia, direttamente o indirettamente.
Per il TurkStream vale un regime specifico
Il regolamento europeo sul progressivo divieto di importazione del gas russo tiene conto del fatto che il gas viene miscelato sul mercato e rivenduto più volte. Proprio per questo, il regolamento disciplina in modo specifico i punti di ingresso al confine tra Bulgaria e Turchia.
Per il punto di ingresso Strandzha 2, attraverso il quale il gas del TurkStream entra nell’Unione europea, il regolamento presume che si tratti di gas esportato dalla Russia.
Se l’importatore sostiene che la propria fornitura non sia di origine russa, dovrà dimostrarlo con prove inequivocabili relative al Paese di estrazione almeno sette giorni lavorativi prima dell’ingresso del gas nell’Unione. Non sarà quindi sufficiente presentare una fattura d’acquisto emessa da un operatore commerciale turco o di un altro Paese. Le autorità dovranno poter verificare da dove provenga effettivamente il gas.
Il semplice cambiamento della rotta di trasporto o del venditore, dunque, non sarà sufficiente per aggirare il divieto.
La Commissione ha inoltre confermato che, dopo il 30 settembre 2027, gli Stati membri smetteranno di rilasciare autorizzazioni per l’importazione di gas russo nell’ambito di contratti a lungo termine e le autorità doganali non lo immetteranno sul mercato europeo. Il regolamento consente, a determinate condizioni, un rinvio fino al 1° novembre 2027.
La misura si applica anche ai contratti già esistenti, come quello tra SPP e Gazprom, valido fino al 2034.
Come funzioneranno i controlli?
Il controllo delle forniture non sarà affidato soltanto alle autorità doganali. Il regolamento istituisce una catena di controllo comune, nella quale le autorità dell’UE si dividono i compiti, dalla verifica dei documenti fino all’eventuale perseguimento penale.
“Le autorità doganali e, ove pertinente, le autorità competenti e di regolamentazione, l’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF), la Procura europea (EPPO) e l’agenzia ACER dovrebbero garantire un monitoraggio efficace e, se necessario, utilizzare pienamente i propri poteri”, ha dichiarato un rappresentante della Commissione europea.
Le autorità doganali rappresenteranno quindi la prima linea di controllo, impedendo fisicamente l’ingresso del gas in assenza di una valida autorizzazione preliminare o in presenza di un certificato sospetto. L’Agenzia europea per la cooperazione fra i regolatori dell’energia (ACER), invece, grazie all’obbligo di comunicazione dei contratti, può ricostruire sulla carta il percorso del gas dal produttore fino al commerciante.
Se dovesse emergere il sospetto che un importatore abbia fornito informazioni false sull’origine della materia prima, anche l’OLAF potrà intervenire nell’ambito delle proprie competenze. La Procura europea potrà invece agire in caso di reati che danneggino gli interessi finanziari dell’UE.
La Commissione sottolinea che si tratta di un quadro sistemico a livello europeo per monitorare l’applicazione del regolamento e valutare i rischi di elusione del divieto.
Il regolatore: il gas scompare dopo l’importazione
Un elemento centrale del sistema di controllo è l’Agenzia dell’Unione per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell’energia (ACER). Nella sua prima relazione, pubblicata il 1° luglio 2026, l’agenzia ha avvertito che la principale difficoltà nell’applicazione delle nuove regole deriva proprio dal funzionamento del mercato europeo interconnesso.
Una volta entrato nell’Unione, infatti, il gas può essere nuovamente venduto, trasportato attraverso le frontiere e miscelato con gas proveniente da altri Paesi. Ricostruire dove finisca alla fine diventa quindi estremamente difficile.
Secondo ACER, il gas russo copre ancora circa il 12% della domanda dell’Unione. I contratti a lungo termine per il gas russo trasportato attraverso i gasdotti restano in vigore in Slovacchia, Ungheria e Grecia.
Nel complesso, si tratta di volumi contrattuali compresi tra 16 e 26 miliardi di metri cubi all’anno.
Dopo l’interruzione delle rotte di transito settentrionali, il TurkStream – che dalla Russia attraversa il Mar Nero, la Turchia, la Serbia e l’Ungheria – è diventato il principale punto di ingresso del gas russo attraverso gasdotto in Slovacchia e nell’intera regione.
ACER ha registrato un forte calo delle forniture attraverso un altro punto di ingresso turco-bulgaro, Strandzha 1, che collega le reti del gas dei due Paesi. Tra il 18 marzo e la fine di maggio 2026, attraverso questo punto è transitato il 65% di gas in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’agenzia, tuttavia, prevede che gli effetti più significativi del divieto si manifesteranno nel 2027, quando termineranno anche le importazioni di gas russo nell’ambito dei contratti a lungo termine.
Entro il 1° luglio 2027, ACER presenterà una seconda relazione. Come ha ricordato la Commissione, il documento «fornirà una panoramica dei contratti di fornitura di gas naturale proveniente o esportato direttamente o indirettamente dalla Federazione Russa e valuterà l’impatto della diversificazione sui mercati energetici» prima del divieto di importazione previsto per l’autunno.
Blanár a Mosca, Bruxelles conferma il divieto
La risposta della Commissione è arrivata dopo la visita del ministro degli Esteri slovacco Juraj Blanár a Mosca, dove ha discusso di energia con la controparte russa. Il capo della diplomazia slovacca ha avvertito più volte che la Slovacchia rischia un arbitrato da 10 a 16 miliardi di euro per il gas non ritirato.
Bruxelles, tuttavia, ricorda che neppure l’esistenza di un contratto valido costituirà, dopo l’entrata in vigore del divieto, una base sufficiente per autorizzare l’importazione di gas russo.
L’esperto di diritto energetico Rastislav Hanulák ha ricordato a euBrief che il divieto di importazione riguarda la materia prima in sé e che un contratto ancora valido non consente di proseguire le forniture nemmeno attraverso il cambiamento dell’operatore commerciale o della rotta di trasporto.
La Commissione ha inoltre sottolineato che, invece di cercare modalità per mantenere in vigore il contratto con Gazprom, “collabora strettamente con la Slovacchia per sostenere gli sforzi del Paese in materia di diversificazione e nell’attuazione del piano REPowerEU, compresi incontri ad alto livello sul gas dopo la fine del transito attraverso l’Ucraina”.
Per gli importatori slovacchi sarà quindi decisivo riuscire a dimostrare, al momento dell’acquisto, l’effettiva origine non russa del gas.
Foto di: Gasdotto [Stanley Howe / Nationalgrid gas pipeline installation]
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUBrief disponibile qui.

