Romania e Moldova hanno firmato il loro primo accordo congiunto per l’acquisto di equipaggiamenti militari nell’ambito del programma Security Action for Europe (SAFE) dell’Unione europea, segnando un nuovo passo verso la graduale integrazione delle rispettive capacità di difesa, mentre Bucarest assume sempre più il ruolo di principale punto di riferimento per la sicurezza e l’economia di Chisinau.
L’accordo, firmato ieri (2 novembre) a Bucarest, consentirà alla Moldova di acquistare 62 camion militari IVECO attraverso un contratto quadro originariamente concluso tra la Romania e il produttore italiano nel 2019. Il primo ministro romeno Luca Niculescu ha descritto l’intesa come una risposta concreta alle preoccupazioni comuni in materia di sicurezza dei due Paesi, aumentate dall’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia.
“Le persone su entrambe le sponde del Prut si aspettano la stessa cosa dai loro governi: garantire la loro sicurezza”, ha dichiarato Niculescu, riferendosi al fiume che separa i due Paesi.
L’accordo va oltre un semplice acquisto di armamenti. Riflette il ruolo crescente della Romania nell’aiutare la Moldova a modernizzare le proprie forze armate, rafforzare la propria resilienza economica e avvicinarsi all’Unione europea, sollevando al contempo interrogativi più ampi sul futuro delle relazioni tra i due Paesi.
Dalla cooperazione militare all’integrazione europea
In base all’accordo, l’agenzia moldava per gli acquisti della difesa diventa parte contraente del contratto quadro già esistente tra la Romania e IDV Defence Vehicles, la società italiana produttrice dei camion militari IVECO.
Il contratto prevede la fornitura di 62 veicoli in tre configurazioni per l’Esercito nazionale moldavo. L’accordo quadro rumeno prevede complessivamente 2.909 piattaforme multifunzionali per il trasporto destinate alle forze armate della Romania, delle quali 2.039 erano state consegnate al 30 ottobre.
La produzione, l’integrazione e i collaudi finali vengono effettuati presso lo stabilimento IVECO nella contea di Dâmbovița, in Romania, facendo sì che l’accordo sostenga anche l’industria della difesa del Paese.
Il ministro della Difesa romeno Ștefan-Radu Oprea ha affermato che l’accordo migliorerà l’interoperabilità tra i due eserciti e dimostrerà la crescente capacità della Romania di esportare equipaggiamenti per la difesa. L’omologo moldavo Anatolie Nosatîi ha descritto l’accordo come una conferma del sostegno della Romania alla modernizzazione delle forze armate moldave.
L’acquisto è collegato al piano rumeno di investimenti nella difesa nell’ambito di SAFE, lo strumento dell’Unione pensato per sostenere gli investimenti nel settore della difesa e gli acquisti congiunti. Tuttavia, il ministero della Difesa moldavo ha precisato che i 62 camion saranno acquistati utilizzando il proprio bilancio della difesa, senza quindi implicare che il Paese stia ricevendo finanziamenti dell’Unione paragonabili a quelli destinati agli Stati membri.
La partecipazione della Moldova è particolarmente significativa perché il Paese non è membro dell’Unione europea. La Moldova è candidata all’adesione e la cooperazione con la Romania le consente di beneficiare di meccanismi di acquisto congiunto, rafforzando al contempo le proprie capacità militari.
Neutralità non significa isolamento
La modernizzazione della difesa moldava avviene all’interno di un quadro costituzionale che rende la posizione del Paese fondamentalmente diversa da quella della Romania.
L’articolo 11 della Costituzione moldava dichiara il Paese permanentemente neutrale e vieta lo stazionamento di truppe straniere sul suo territorio. Questo status è in parte legato al complesso contesto di sicurezza della Moldova, in particolare alla presenza di truppe russe nella regione separatista della Transnistria.
Tuttavia, la neutralità costituzionale non significa che la Moldova sia esclusa dalla cooperazione con la NATO. Il Paese ha aderito al programma Partnership for Peace della NATO nel 1994 e partecipa ad altri formati di cooperazione, pur non essendo membro dell’Alleanza.
La NATO afferma che la propria cooperazione con la Moldova si concentra sulla riforma e sulla modernizzazione delle istituzioni di difesa e sicurezza, nel rispetto della neutralità costituzionale del Paese.
La distinzione è importante mentre la Moldova cerca di rafforzare la propria capacità di difendersi senza rinunciare formalmente alla neutralità o perseguire l’adesione alla NATO.
La guerra della Russia contro l’Ucraina ha aumentato la pressione su Chisinau. La Moldova ha dovuto affrontare vulnerabilità energetiche, accuse di interferenze russe e problemi di sicurezza legati al conflitto oltre il proprio confine.
La Romania è diventata sempre più un partner fondamentale nell’affrontare queste sfide.
Energia, infrastrutture e dibattito sulla riunificazione
La cooperazione militare rappresenta soltanto una parte di una relazione molto più ampia.
Durante la sua prima visita all’estero dopo l’insediamento, Niculescu si è recato a Chisinau alla fine di ottobre, dove ha incontrato il primo ministro moldavo Vasile Tofan e la presidente Maia Sandu. I colloqui si sono concentrati sull’indipendenza energetica, i collegamenti infrastrutturali, il commercio e l’integrazione europea.
La Romania sostiene la diversificazione energetica della Moldova attraverso interconnessioni elettriche, tra cui la linea Vulcănești–Chișinău, destinata a rafforzare i collegamenti con la Romania e con le reti energetiche europee.
I due Paesi stanno inoltre sviluppando collegamenti infrastrutturali per il gas, mentre la Moldova dovrebbe beneficiare della produzione di gas rumena proveniente dal progetto Neptun Deep nel Mar Nero.
Secondo i dati presentati da Niculescu, lo scorso anno il commercio bilaterale ha raggiunto circa 4,5 miliardi di euro, mentre gli investimenti rumeni hanno creato circa 12.000 posti di lavoro in Moldova.
Il rapporto sempre più stretto tra i due Paesi si intreccia anche con il dibattito di lunga data sulla riunificazione.
A gennaio, Sandu ha dichiarato in un’intervista al podcast britannico The Rest is Politics che voterebbe a favore della riunificazione con la Romania se si tenesse un referendum. Ha sostenuto che per un Paese piccolo come la Moldova sta diventando sempre più difficile preservare la propria sovranità e democrazia di fronte alle pressioni russe.
Ha tuttavia riconosciuto che attualmente in Moldova non esiste una maggioranza favorevole all’unificazione e ha descritto l’adesione all’Unione europea come l’obiettivo più realistico.
Niculescu ha affrontato la questione durante la sua visita a Chisinau a ottobre, affermando che un’eventuale riunificazione dipenderebbe dalla volontà dei cittadini di entrambi i Paesi.
“Per ora vogliamo avvicinare la Romania alla Repubblica di Moldova e la Repubblica di Moldova all’Unione europea”, ha dichiarato.
Foto di: Firma dell’accordo congiunto per l’acquisto di equipaggiamenti militari tra Romania e Moldova [Ruslan Soltan, X]
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

