Lunedì 26 ottobre il Consiglio Agricoltura e pesca ha approvato a Lussemburgo la posizione negoziale parziale sul regolamento che definirà il quadro della politica agricola comune dopo il 2027. Il testo è stato approvato all’unanimità sotto la presidenza irlandese e costituisce la base su cui la presidenza aprirà i negoziati con il Parlamento europeo. La posizione è parziale perché non comprende le questioni finanziarie e orizzontali, che restano legate al negoziato sul quadro finanziario pluriennale 2028-2034.
Il Consiglio conferma l’impianto della proposta presentata dalla Commissione il 16 luglio 2025, con alcune modifiche. Nel nuovo bilancio i fondi Ue, compresa la Pac, confluirebbero in un piano nazionale e regionale di partenariato, un unico documento per ogni Stato membro che sostituirebbe i piani e i programmi separati per coesione, agricoltura, pesca, migrazione e sicurezza e fondo sociale per il clima. In questo quadro la Pac abbandonerebbe la struttura a due pilastri, con la fusione del Fondo europeo agricolo di garanzia e del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale, mantenendo gli strumenti e gli interventi attuali.
Sul piano finanziario la Commissione propone di vincolare circa 300 miliardi di euro al sostegno al reddito e alle misure di crisi, con ulteriori risorse disponibili attraverso i piani di partenariato. L’importo definitivo sarà stabilito nel negoziato sul bilancio complessivo. Secondo le stime di Confagricoltura, la cifra equivale a un taglio di circa il 20% rispetto alla programmazione in corso.
Il sostegno al reddito passerebbe a un sistema di pagamenti per superficie decrescenti, il Dabis, che semplifica gli attuali pagamenti e punta a indirizzare i fondi verso gli agricoltori attivi, i giovani e le piccole aziende. Il Consiglio ha introdotto per gli Stati membri la possibilità di prevedere un meccanismo redistributivo, simile al sostegno complementare redistributivo dell’attuale periodo. Le regole su degressività e tetto ai pagamenti saranno fissate più avanti, nel negoziato sul bilancio. La definizione di agricoltore attivo sarà obbligatoria, ma ogni Stato potrà adattarla alle proprie circostanze nazionali.
Per i giovani agricoltori gli Stati dovranno prevedere un Dabis maggiorato e un sostegno all’avvio dell’attività, oltre a una strategia per il ricambio generazionale e a un pacchetto di avvio dedicato. Sul versante ambientale viene mantenuto un quadro di gestione aziendale con requisiti comuni per ottenere i pagamenti e incentivi per le pratiche a tutela di biodiversità e corsi d’acqua. Il testo rafforza anche la gestione dei rischi, con strumenti assicurativi e sostegno agli investimenti di mitigazione e adattamento climatico, e consente agli Stati di erogare pagamenti di emergenza in caso di calamità naturali, eventi climatici avversi ed epizoozie o fitopatie. Gli Stati potranno inoltre istituire servizi di sostituzione per gli agricoltori in caso di malattia, maternità o cura dei figli.
Il Parlamento europeo parte da una posizione diversa. Nella risoluzione di settembre 2025, approvata con 393 voti favorevoli, l’Assemblea ha chiesto un bilancio agricolo separato dagli altri fondi e pagamenti diretti per superficie a tutti gli agricoltori attivi. I primi incontri tra Consiglio e Parlamento sul testo sono previsti a gennaio 2027, dopo l’accordo sul bilancio atteso all’inizio dell’anno.
Il presidente della Copagri Tommaso Battista ha giudicato positivo il mantenimento dei 300 miliardi, ma ha osservato che la questione sulla dotazione resta da definire, insieme a degressività e capping. Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha accolto con favore il compromesso, sostenendo che restituisce maggiore autonomia e visibilità alla Pac rispetto alla proposta iniziale della Commissione. L’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra Cristina Guarda ha definito l’intesa un “disastro”, criticando le scelte su tutele dei lavoratori e ambiente.

