Si sono conclusi anticipatamente i colloqui di Miami tra le delegazioni di Stati Uniti, Ucraina ed Europa, convocati per discutere una possibile soluzione diplomatica alla guerra. I negoziatori ucraini sono già sulla via del ritorno a Kyiv, dopo una giornata segnata da forti tensioni con Washington e dall’annuncio a sorpresa del presidente americano Donald Trump di un accordo con Vladimir Putin per la ripresa delle esportazioni di diesel russo. Una decisione che ha provocato la dura reazione del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, secondo il quale il nuovo accordo energetico rischia di fornire a Mosca ulteriori risorse per finanziare la guerra.
I colloqui, avviati venerdì 9 ottobre e inizialmente previsti su due giornate, hanno visto la partecipazione degli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner e della delegazione ucraina guidata dal capo dell’ufficio presidenziale Kyrylo Budanov, insieme a Rustem Umerov e David Arakhamia. Alle consultazioni sono stati coinvolti anche rappresentanti europei, con l’obiettivo di discutere le garanzie di sicurezza per Kyiv, la ricostruzione postbellica e le possibili condizioni per una cessazione delle ostilità.
Secondo quanto riportato dal Financial Times, il confronto si sarebbe però irrigidito dopo che gli inviati americani hanno prospettato la possibilità di interrompere la condivisione di informazioni di intelligence con l’Ucraina qualora Kyiv non avesse sospeso gli attacchi contro le infrastrutture petrolifere russe. Una richiesta che le autorità ucraine considerano inaccettabile senza un impegno equivalente di Mosca a fermare i bombardamenti contro il sistema energetico ucraino.
Il quotidiano britannico riferisce che, di fronte alla posizione americana e all’annuncio dell’intesa energetica con il Cremlino, la delegazione ucraina avrebbe deciso di abbreviare la propria permanenza negli Stati Uniti.
L’accordo sul diesel russo e le accuse di Zelenskyy
A complicare ulteriormente il confronto diplomatico è stata la telefonata tra Trump e Putin, al termine della quale il presidente statunitense ha annunciato un’intesa per consentire alla Russia di immettere grandi quantità di gasolio sul mercato americano e internazionale.
L’obiettivo dichiarato della Casa Bianca è contribuire a ridurre i prezzi dei carburanti, aumentati sensibilmente anche a causa della crisi energetica internazionale e delle conseguenze del conflitto in Medio Oriente. La questione assume particolare rilevanza politica negli Stati Uniti, dove il costo del diesel rappresenta uno dei temi economici più delicati in vista delle elezioni di medio termine di novembre.
Per Zelenskyy, tuttavia, la decisione americana rischia di compromettere gli sforzi compiuti dagli alleati occidentali per limitare le entrate energetiche russe.
Il presidente ucraino ha definito l’intesa un “regalo” a Putin, sostenendo che qualsiasi allentamento delle sanzioni favorirebbe il Cremlino, consentendogli di proseguire più a lungo le operazioni militari. Le risorse derivanti dalla vendita di carburante, secondo Kyiv, potrebbero infatti essere utilizzate per sostenere l’apparato bellico russo.
Lo scontro riguarda anche la strategia militare ucraina. Negli ultimi mesi Kyiv ha intensificato gli attacchi con droni contro raffinerie e impianti energetici russi, nel tentativo di ridurre le capacità di approvvigionamento delle forze armate di Mosca e colpire una delle principali fonti di finanziamento del conflitto. Trump ha invece espresso preoccupazione per le ripercussioni di questi bombardamenti sui mercati internazionali dei prodotti petroliferi, chiedendo all’Ucraina di interromperli.
Zelensky si è detto disponibile a valutare misure di de-escalation, ma soltanto a condizione che la Russia accetti di sospendere a sua volta gli attacchi contro le infrastrutture energetiche ucraine.
Nuovi bombardamenti russi su Zaporizhzhia
Le tensioni diplomatiche sono state accompagnate da una nuova ondata di bombardamenti russi sul territorio ucraino. Nelle prime ore di sabato 10 ottobre, attacchi contro edifici residenziali nella regione di Zaporizhzhia hanno provocato numerose vittime civili, tra cui bambini. Secondo un aggiornamento diffuso da Reuters, il bilancio è salito ad almeno 17 morti e 18 feriti.
Il presidente ucraino ha collegato politicamente i bombardamenti alla decisione americana di alleggerire la pressione economica su Mosca.
“Oggi, la Russia ha espresso la sua gratitudine per la revoca delle sanzioni sulle esportazioni di gasolio sganciando cinque bombe plananti su edifici residenziali a Zaporizhzhia”, ha dichiarato Zelensky sui social media.
“La scorsa notte ha confermato ancora una volta che in Russia ogni allentamento della pressione viene interpretato come un’autorizzazione a continuare a combattere e a sganciare bombe sulle città. Servono segnali diversi”, ha aggiunto.
I bombardamenti hanno interessato anche altre aree del Paese. Nella capitale Kyiv si sono verificate estese interruzioni dell’alimentazione elettrica, secondo quanto comunicato dal principale operatore energetico privato ucraino.
Sul fronte opposto, le autorità filorusse della regione occupata di Luhansk hanno denunciato la morte di quattro civili e il ferimento di altre cinque persone in seguito ad attacchi ucraini.
Kallas: “L’Europa non allenterà la pressione sulla Russia”
L’accordo energetico tra Washington e Mosca ha suscitato forti preoccupazioni anche nell’Unione europea, dove diversi governi temono che la decisione statunitense possa indebolire l’efficacia delle sanzioni occidentali e creare nuove divisioni all’interno della NATO.
L’Alta rappresentante dell’UE per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, ha criticato l’intesa sostenendo che l’aumento delle esportazioni di diesel russo “fornisce a Mosca maggiori entrate per condurre la guerra”.
“Non è il momento di allentare la pressione sulla Russia, e l’Europa non lo farà”, ha dichiarato sabato, annunciando che lunedì i ministri degli Esteri dell’UE intendono approvare una nuova serie di misure restrittive, con l’inserimento di circa 1.600 persone ed entità nelle liste delle sanzioni europee.
La posizione di Bruxelles evidenzia la crescente distanza tra la strategia europea, orientata a mantenere la pressione economica sul Cremlino, e quella dell’amministrazione Trump, che considera prioritario anche il contenimento dei prezzi energetici.
Dalla Germania, il portavoce del governo Stefan Kornelius ha ribadito che Berlino rimane impegnata nell’applicazione delle sanzioni contro la Russia e continuerà a collaborare con i partner europei per individuare ulteriori misure. Il sostegno tedesco all’Ucraina, ha assicurato, “resta incrollabile”.
Critiche sono arrivate anche dal primo ministro svedese Ulf Kristersson, che ha espresso rammarico per la decisione americana, ricordando come i proventi delle esportazioni energetiche costituiscano una fonte essenziale di finanziamento della guerra russa.
Il Cremlino soddisfatto della telefonata Trump-Putin
Ben diverso il clima a Mosca, dove il Cremlino ha accolto positivamente l’esito del colloquio telefonico tra i due presidenti.
Il consigliere per la politica estera di Putin, Yuri Ushakov, ha descritto la conversazione come “molto sostanziale e cordiale”, sottolineando il clima di intesa tra i due leader. Secondo il funzionario russo, Trump e Putin avrebbero persino concluso la telefonata nello stesso momento, dopo che nessuno dei due voleva interrompere per primo la conversazione.
Per Kyiv, il rischio è che l’avvicinamento tra Washington e Mosca sul dossier energetico finisca per indebolire la posizione negoziale ucraina proprio mentre gli Stati Uniti tentano di rilanciare il percorso diplomatico verso una tregua.
L’interruzione anticipata dei colloqui di Miami lascia così aperti interrogativi sulla prosecuzione del negoziato e sulla capacità degli alleati occidentali di mantenere una linea comune. Al centro resta soprattutto la contraddizione tra l’obiettivo americano di ridurre i prezzi del carburante attraverso nuove forniture russe e la strategia europea e ucraina di limitare le risorse economiche a disposizione del Cremlino.
[a cura di Simone Cantarini]

