I venti di guerra tornano ad infuriare in Medio Oriente dopo l’attacco su vasta scala lanciato sabato, 28 febbraio, da Stati Uniti e Israele che rischia di allargare il conflitto a livello regionale. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha descritto gli attacchi come un’opportunità per un cambio di regime in Iran. Nelle ultime settimane, mentre erano in corso round negoziali tra Stati Uniti e Iran, Trump ha ribadito più volte la possibilità di un attacco nel caso in cui la leadership iraniana non avesse accettato le richieste statunitensi, in particolare in merito al programma nucleare di Teheran. L’ultimo round di colloqui tra funzionari statunitensi e iraniani si è tenuto lo scorso 26 febbraio a Ginevra, concludendosi senza una reale svolta.

Secondo quanto riferito dai media iraniani e arabi, gli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele hanno colpito le principali città iraniane in particolare la capitale Teheran dove secondo i media internazionali sarebbero state prese di mira anche un’area nei pressi del palazzo presidenziale iraniano e un complesso legato alla Guida Suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei.

Gli attacchi hanno interessato anche la città di Qom situata nell’Iran centrale, a circa 140 chilometri a sud di Teheran, uno dei principali centri religiosi sciiti del Paese e ha un ruolo rilevante anche sul piano politico. Tra le altre località città colpite figurano anche Karaj (situata a circa 40 chilometri a ovest di Teheran), Isfahan (Iran centrale), Tabriz (Iran nordoccidentale), Kermanshah (situata nell’Iran occidentale, vicino al confine con l’Iraq), lungo un corridoio strategico tra Teheran e Baghdad, la città nordoccidentale di Urmia e Shiraz, quest’ultima situata nel sud-ovest del Paese, capoluogo della provincia di Fars, a circa 900 chilometri da Teheran e relativamente vicina al Golfo Persico.

Per quanto riguarda il numero delle vittime non vi sono ancora informazioni sufficienti per un bilancio. Diverse agenzie di stampa statali e locali iraniane riportano un bilancio di circa 40 morti in un raid su una scuola femminile nella città di Minab, nell’Iran meridionale, con decine di feriti. Sui media israeliani si fanno speculazioni sull’eventuale coinvolgimento nei bombardamenti della stessa leadership iraniana – in particolare la Guida suprema Ali Khamenei e il presidente Masoud Pezeshkian – di alti ufficiali iraniani, ma al momento non vi sono prove che possano sostenere tali illazioni.

La risposta iraniana

Gli attacchi condotti da Stati Uniti e Iran hanno portato a una prima risposta da parte di Teheran. In una nota, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha dichiarato di aver lanciato missili contro le basi militari statunitensi nel Golfo. I media arabi hanno segnalato esplosioni in Bahrein, Kuwait, Emirati Arabi Uniti e Qatar. L’agenzia di stampa iraniana Fars, ha precisato che la rappresaglia iraniana ha riguardato le basi militari statunitensi presenti nella regione, in particolare la base aerea di Al Udeid in Qatar, la base aerea di Ali Al Salem in Kuwait, la base aerea di Al Dhafra negli Emirati Arabi Uniti e il quartier generale della Quinta Flotta statunitense in Bahrein.

Secondo quanto in una nota dal ministero della Difesa, gli Emirati Arabi Uniti sono stati attaccati da due ondate di missili balistici iraniani , abbattuti dalle difese aeree. La caduta di schegge in una zona residenziale di Abu Dhabi ha ucciso un cittadino asiatico e causato danni, ha aggiunto il comunicato del ministero.

L’Arabia Saudita ha condannato fermamente quelle che ha definito violazioni da parte dell’Iran dell’autonomia di diversi stati del Golfo e della regione. In una dichiarazione ufficiale, il ministero degli Esteri ha denunciato quella che ha definito una “flagrante” violazione della sovranità degli Emirati Arabi Uniti, del Bahrein, del Qatar, del Kuwait e della Giordania, esprimendo piena solidarietà ai Paesi e sostegno a qualsiasi misura possano adottare.

Tuttavia, non è ancora chiaro in che modalità Teheran condurrà ulteriori attacchi. Citato dall’emittente qatariota Al Jazeera, un funzionario iraniano ha avvertito che gli attacchi non si limiteranno alle basi militari americane, precisando che verranno colpiti tutti gli interessi di Washington. Sulla scia della rappresaglia di Teheran si starebbe attivando quello che resta del cosiddetto “Asse della resistenza”, in particolare i ribelli sciiti del gruppo Ansar Allah (meglio noti come Houthi) in Yemen che hanno annunciato la ripresa degli attacchi contro le navi nel Mar Rosso.

L’UE chiede di salvaguardare la sicurezza e la stabilità regionale

L’azione militare condotta da Stati Uniti e Israele ha innescato un’immediata ondata di preoccupazione in Europa. In una nota congiunta, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, hanno definito gli sviluppi in Iran come “molto preoccupanti”, ribadendo il “fermo impegno a salvaguardare la sicurezza e la stabilità regionale” e invitando “tutte le parti a esercitare la massima moderazione, a proteggere i civili e a rispettare pienamente il diritto internazionale”. In un messaggio separato diffuso sui social media, von der Leyen ha inoltre annunciato la convocazione, per lunedì 2 marzo, di un Collegio per la sicurezza dedicato alla situazione in Medio Oriente.

Parole nette sono arrivate anche da Parigi. Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha avvertito che lo scoppio della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran comporta “gravi conseguenze per la pace e la sicurezza internazionale”. “In questo momento decisivo, vengono prese tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza del nostro territorio nazionale, dei nostri cittadini e dei nostri interessi in Medio Oriente. La Francia è inoltre pronta a impiegare le risorse necessarie per proteggere i suoi partner più stretti, qualora ne facessero richiesta”, ha dichiarato. Macron ha poi sottolineato che “l’escalation in corso è pericolosa per tutti” e “deve cessare”, affermando che “il regime iraniano deve comprendere che ora non ha altra scelta che impegnarsi in buona fede nei negoziati per porre fine ai suoi programmi nucleari e balistici, oltre che alle sue attività di destabilizzazione regionale”, una scelta che ha definito “assolutamente necessaria per la sicurezza di tutti in Medio Oriente”. Il capo dell’Eliseo ha aggiunto che “anche il popolo iraniano deve poter costruire liberamente il proprio futuro” e che “i massacri commessi dal regime islamico lo squalificano e richiedono che la voce venga restituita al popolo”. “Prima sarà, meglio sarà”, ha proseguito, annunciando che la Francia chiederà una riunione urgente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e precisando di essere “in stretto contatto con i nostri partner e amici europei in Medio Oriente”.

Da Londra è arrivata la conferma che il Regno Unito non ha preso parte agli attacchi contro l’Iran, secondo quanto riferito da diversi media britannici, tra cui Bbc e Sky News. Il governo britannico ha fatto sapere di non volere “un’ulteriore escalation in un conflitto regionale più ampio”. Un portavoce dell’esecutivo ha ribadito che “all’Iran non deve mai essere permesso di sviluppare un’arma nucleare ed è per questo che abbiamo costantemente sostenuto gli sforzi per raggiungere una soluzione negoziata”. “La nostra priorità immediata è la sicurezza dei cittadini britannici nella regione e forniremo loro assistenza consolare, disponibile 24 ore su 24, sette giorni su sette”, ha aggiunto, ricordando che Londra dispone di “una serie di capacità difensive nella regione, recentemente rafforzate” ed è “pronta a proteggere i propri interessi”. Il primo ministro Keir Starmer ha convocato una riunione di emergenza del comitato di crisi Cobra.

Madrid ha assunto una posizione critica nei confronti dell’operazione militare. Il presidente del governo spagnolo, Pedro Sanchez, ha respinto l’”azione militare unilaterale” di Stati Uniti e Israele, definendola “un’escalation che contribuisce a un ordine internazionale più incerto e ostile”. Al tempo stesso, ha precisato di condannare “le azioni del regime iraniano e dei Guardiani della rivoluzione”. “Non possiamo permetterci un’altra guerra prolungata e devastante in Medio Oriente”, ha scritto Sanchez su X, chiedendo “un’immediata de-escalation e il pieno rispetto del diritto internazionale” e sostenendo che “è tempo di riprendere il dialogo e raggiungere una soluzione politica duratura per la regione”.

Anche Berlino si è mossa rapidamente. Il governo tedesco ha convocato una riunione dell’unità di crisi, fissata alle 12, come reso noto da un portavoce del ministero degli Esteri. Il dicastero è in “stretto e costante contatto” con le ambasciate tedesche in Iran e Israele e con le altre missioni diplomatiche nella regione. Secondo quanto comunicato dal ministero e dal portavoce del cancelliere Friedrich Merz, Stefan Kornelius, il governo tedesco era stato informato in anticipo dell’attacco e sta monitorando attentamente l’evoluzione della situazione.

Infine, da Kyiv il ministro degli Esteri ucraino, Andriy Sybiha, ha sostenuto che “il regime iraniano ha avuto ogni opportunità per impedire uno scenario di violenza”. Intervenendo in conferenza stampa con il ministro della Difesa dei Paesi Bassi, Tom Berendsen, Sybiha ha ribadito che la posizione dell’Ucraina è coerente: “il regime iraniano terrorizza la regione da decenni, sostenendo e finanziando il terrorismo da parte di militanti che portano instabilità in altri Paesi e prendendosi gioco del proprio popolo”. “Pertanto, siamo sempre dalla parte del popolo iraniano”, ha affermato, denunciando “molti anni di sistematiche violazioni dei diritti umani, repressioni brutali, esecuzioni e persecuzione del dissenso”, che a suo avviso indicano “una profonda crisi nella politica interna di questo Stato”. Il ministro ha insistito sul fatto che a Teheran “è stata data l’opportunità di agire diplomaticamente e trovare soluzioni” per evitare un’escalation violenta.

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