Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha deciso di convocare elezioni politiche anticipate per il prossimo 29 novembre, mettendo fine anticipatamente alla legislatura dopo la pesante battuta d’arresto subita dal governo al Congresso sulla politica abitativa. A imprimere l’accelerazione alla crisi politica è stata la bocciatura, venerdì 2 ottobre, dei due decreti sulla casa approvati appena tre giorni prima dal Consiglio dei ministri, sui quali sono risultati decisivi i voti contrari degli indipendentisti catalani di Junts.

“Oggi c’è insoddisfazione, anche noi abbiamo commesso degli errori. Ci sono molte cose da correggere. Per fare di più abbiamo bisogno della gente, ma dobbiamo avere in Parlamento una maggioranza più ampia”, ha affermato Sánchez in una dichiarazione istituzionale dal Palazzo della Moncloa. “Per questo motivo, dopo aver informato il capo dello Stato, ho deciso di convocare un Consiglio dei ministri straordinario per indire le elezioni generali che si svolgeranno il 29 novembre. È arrivato il momento in cui gli spagnoli decidano quale futuro vogliono per il Paese”. Poi il messaggio rivolto direttamente agli elettori: “Ora dipende da voi”.

La decisione arriva al termine di una settimana dominata dalla crisi degli affitti e dalle proteste per il diritto alla casa, esplose dopo il caso di Maricarmen Abascal, l’87enne sfrattata dalla propria abitazione a Madrid. Il governo aveva risposto alle mobilitazioni, culminate nell’accampamento alla Puerta del Sol, approvando il 29 settembre due distinti decreti-legge. Il primo, il Real Decreto-ley 26/2026, introduceva tra l’altro una protezione temporanea contro gli sfratti per le persone vulnerabili senza soluzione abitativa, nuovi vincoli su determinate acquisizioni immobiliari, norme sui grandi proprietari e una serie di misure fiscali per aumentare l’offerta di alloggi a prezzi accessibili. Il secondo, il Real Decreto-ley 27/2026, interveniva invece sulla stabilità dei contratti di locazione, introducendo un meccanismo di proroga automatica degli affitti.

I due provvedimenti sono però naufragati al Congresso. Sul primo decreto hanno votato contro PP, Vox, Junts e UPN, mentre sul secondo alla maggioranza contraria si sono aggiunti anche PNV e Coalición Canaria. Il primo testo è stato respinto con 172 voti favorevoli e 178 contrari; il Congresso ha quindi formalmente disposto la derogazione di entrambi i decreti.

Lo strappo di Junts

Determinante è stato soprattutto il cambio di passo di Junts, i cui sette deputati risultavano indispensabili almeno per consentire l’approvazione del primo decreto. Il partito di Carles Puigdemont aveva chiesto al governo di ritirare entrambi i testi e di riaprire il negoziato, sostenendo che le misure avrebbero finito per ridurre ulteriormente l’offerta di abitazioni in affitto e aumentare i prezzi. Sul secondo decreto, Junts aveva contestato in particolare l’ipotesi di proroga automatica dei contratti, ritenendola penalizzante per i piccoli proprietari.

La rottura ha assunto un significato politico ancora maggiore perché il governo aveva negoziato per mesi il pacchetto con le forze della maggioranza parlamentare e aveva incorporato nel testo diverse richieste avanzate dagli stessi partiti territoriali. Secondo fonti dell’esecutivo citate dalla stampa spagnola, una parte consistente del primo decreto era stata costruita proprio per tenere insieme le diverse sensibilità di Junts, PNV, Sumar e delle altre forze che avevano sostenuto l’investitura di Sánchez.

Sánchez aveva scelto comunque di portare i provvedimenti in Aula, respingendo l’ultimatum degli indipendentisti. Poco prima del voto era intervenuto personalmente al Congresso chiedendo ai deputati di approvare le misure e avvertendo che “la storia” avrebbe giudicato la loro scelta. La bocciatura ha invece mostrato ancora una volta la fragilità dell’aritmetica parlamentare su cui si è sostenuto il governo dopo le elezioni del 2023.

Spagna: il Congresso boccia i decreti sulla casa voluti dal governo Sanchez, si apre l’ipotesi del voto anticipato a novembre

Sánchez rivendica economia, welfare e autonomia europea

Nel discorso con cui ha annunciato il ritorno alle urne, Sánchez ha provato tuttavia a trasformare la crisi parlamentare in un bilancio complessivo della propria esperienza di governo, rivendicando soprattutto i risultati ottenuti sul piano economico e sociale.

Il premier ha sottolineato che la Spagna è diventata una delle economie a più forte crescita dell’Unione europea e ha rivendicato il miglioramento del potere d’acquisto dei cittadini. Ha ricordato inoltre l’ampliamento dei congedi di maternità e paternità, le misure in campo sanitario e il processo di modernizzazione finanziato attraverso NextGenerationEU.

Particolare spazio è stato dedicato anche alla transizione energetica, con Sánchez che ha ricordato come ormai oltre metà dell’energia prodotta in Spagna provenga da fonti rinnovabili. Sul piano territoriale ha rivendicato di aver trasferito alle Comunità autonome competenze maggiori rispetto ai precedenti governi. Appunti su discorso Sanchez Appunti su discorso Sanchez

Il capo del governo ha inoltre difeso le scelte autonome compiute da Madrid in politica internazionale e, sul fronte della difesa, ha ribadito di non aver voluto sacrificare il sistema di welfare per inseguire l’obiettivo di una spesa militare pari al 5 per cento del Pil. Appunti su discorso Sanchez Appunti su discorso Sanchez

Ma Sánchez ha anche riconosciuto l’esistenza di problemi ancora irrisolti, a cominciare dalle disuguaglianze e dall’accesso all’abitazione. “So che abbiamo commesso errori”, ha ammesso, sostenendo però che per ottenere nuovi progressi sociali sia ormai necessario “ampliare il sostegno della gente” e costruire una maggioranza parlamentare più ampia. Appunti su discorso Sanchez

La scelta del voto anticipato avviene in base all’articolo 115 della Costituzione spagnola, che attribuisce al presidente del governo, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, la facoltà di proporre al re lo scioglimento del Congresso, del Senato o di entrambe le Camere. Il decreto di scioglimento deve contestualmente stabilire la data delle elezioni.

PSOE in difficoltà nei sondaggi

Sánchez si prepara però alla campagna elettorale in un quadro demoscopico difficile per il PSOE. La Spagna arriva al voto dopo mesi di forte polarizzazione politica, segnati anche dalla crisi migratoria di Ceuta e, nelle ultime settimane, dalle proteste contro il caro-affitti che hanno avuto il loro epicentro nella Puerta del Sol di Madrid. Sanchez elezioni anticipate

Secondo l’ultima rilevazione Sigma Dos per El Mundo, realizzata tra il 22 settembre e il 1° ottobre, il PSOE otterrebbe oggi il 25,6 per cento dei consensi e 103 seggi, contro il 31,7 per cento raccolto alle elezioni del luglio 2023. Il Partito popolare di Alberto Núñez Feijóo sarebbe invece la prima forza con il 32,6 per cento e 140 deputati, mentre Vox salirebbe al 18,3 per cento, conquistando 63 seggi. Insieme PP e Vox arriverebbero così a 203 deputati, 27 oltre la soglia dei 176 necessaria per la maggioranza assoluta.

Sul fronte della sinistra, Sumar si fermerebbe al 6,6 per cento e Podemos al 3,3 per cento. Il dato conferma una frammentazione dell’area progressista che rappresenterà uno dei principali nodi della campagna elettorale. Il sondaggio resta naturalmente una fotografia precedente all’annuncio delle elezioni e non consente di prevedere l’esito del voto del 29 novembre.

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