Come ampiamente previsto, giovedì la Banca centrale europea (BCE) ha alzato di 25 punti base i tre principali tassi di interesse, a fronte di una crisi in Medio Oriente che continua a generare pressioni inflazionistiche, con l’inflazione che secondo l’Eurotower è destinata a rimanere ben al di sopra dell’obiettivo per un periodo prolungato. La decisione odierna sottolinea l’impegno del Consiglio direttivo a definire una politica monetaria che garantisca la stabilizzazione dell’inflazione al target del 2% nel medio termine. Di conseguenza, i tassi di interesse sulla linea di deposito, sulle operazioni di rifinanziamento principali e sulla linea di prestito marginale saranno aumentati rispettivamente al 2,50%, al 2,65% e al 2,90%, con effetto dal 16 settembre 2026.

L’aumento è giunto dopo che l’inflazione nell’eurozona è balzata al 3,3% nell’agosto 2026, rispetto al 2,9% di luglio, il livello più alto degli ultimi tre anni e ben al di sopra dell’obiettivo del 2% fissato dalla BCE.

La guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz da parte di Teheran, un punto strategico cruciale per l’approvvigionamento energetico, hanno innescato un’impennata dell’inflazione globale e hanno indotto la BCE ad aumentare i tassi di interesse a giugno per la prima volta dal 2023. Nella riunione del Consiglio direttivo di luglio la BCE ha mantenuto i tassi invariati citando l’incertezza sulla durata della guerra e sul suo impatto complessivo sui prezzi.

In conferenza stampa, la presidente della BCE, Christine Lagarde, ha affermato che nuove interruzioni dell’energia “potrebbero far aumentare i prezzi dell’energia ulteriormente e più a lungo di quanto attualmente previsto”. Inoltre “tensioni commerciali tra le principali economie potrebbero inoltre interrompere ulteriormente le catene di approvvigionamento, ridurre le esportazioni”, ha aggiunto. Secondo Lagarde, “lo shock energetico potrebbe intensificarsi” con un effetto “più forte di quanto attualmente previsto”. I prezzi del gas potrebbero “aumentare in caso di ulteriori interruzioni delle forniture o di un inverno freddo”. Per la presidente della BCE, il rischio è quello di un impatto su investimenti, redditi e spesa, con un inasprimento delle condizioni di credito dato da una bassa fiducia sui mercati finanziari.

In risposta a queste preoccupazioni inflazionistiche, la BCE ha anche rivisto al rialzo le sue proiezioni di inflazione per l’area dell’euro per il 2027, portandole dal 2,3% al 2,5%, pur mantenendo invariate le previsioni per il 2026 al 3%. Ha inoltre rivisto al rialzo le proiezioni di crescita per quest’anno, dallo 0,8% allo 0,9%, e per il prossimo anno, dall’1,2% all’1,4%, citando la “resilienza superiore alle attese” dell’economia dell’eurozona.

Nella sua dichiarazione, la Banca ha inoltre ribadito il suo impegno a seguire “un approccio riunione per riunione” e a “non impegnarsi in anticipo su un percorso specifico per i tassi di interesse”.

Lagarde ha chiarito in conferenza stampa che la decisione di oggi di alzare nuovamente i tassi di riferimento è stata presa all’unanimità dal Consiglio direttivo della Bce ed è stata una decisione “non complicata”.

La presidente della BCE ha poi chiarito che durante la riunione non si è parlato di “alcun possibile percorso futuro dei tassi, né la probabilità di questa o quella decisione”.

“L’intera discussione che abbiamo avuto oggi si è concentrata sulla decisione odierna”, ha sottolineato Lagarde. Nelle circostanze attuali, ha spiegato, la BCE deve inoltre analizzare lo shock, “prevalentemente dal lato dell’offerta”, valutandone intensità, durata e propagazione. “I mercati fanno quello che devono fare e noi facciamo quello che dobbiamo fare”, ha detto Lagarde.

La presidente della BCE ha ribadito che il compito dell’istituto di credito centrale europeo resta quello di garantire la stabilità dei prezzi, definita dall’obiettivo d’inflazione del 2% nel medio termine. La presidente ha aggiunto di ritenere che queste indicazioni sul quadro di riferimento aiutino i mercati a formulare le proprie valutazioni sul possibile percorso dei tassi. “Ma loro fanno il loro lavoro e noi facciamo il nostro”.

Lagarde spera in un’adozione della legge sull’euro digitale

Durante la conferenza stampa Lagarde è tornata ad affrontare il quadro legislativo sull’euro digitale. “Sono molto fiduciosa che, il prima possibile e certamente entro la fine dell’anno, una legge attualmente in discussione nei triloghi venga votata”, ha affermato.

“Spero davvero che questo venga completato in tempi brevi, così da poter avviare la fase di test il più rapidamente possibile”, ha aggiunto.

Secondo la presidente della BCE, l’euro digitale è importante perché, in un mondo di pagamenti digitali, “anche la moneta della banca centrale abbia una forma e una dimensione digitale”. Il progetto, ha spiegato, riguarda anche la “sovranità” e la capacità dell’Europa “di mantenere il controllo sulla propria moneta e sulle infrastrutture attraverso cui circolano i pagamenti digitali”.

Proposto dalla Commissione UE nel giugno 2023 il quadro legislativo sull’euro digitale è entrato nella fase decisiva dei negoziati interistituzionali. Il Consiglio ha definito la propria posizione nel dicembre 2025, mentre il Parlamento europeo ha approvato il mandato negoziale nel luglio 2026, aprendo formalmente la strada ai triloghi.

Al centro del confronto restano alcuni nodi sensibili, tra cui i limiti alla quantità di euro digitali detenibile dai cittadini, il sistema delle commissioni, la remunerazione degli intermediari, le garanzie sulla privacy e il rapporto con il contante. L’obiettivo è chiudere l’accordo entro la fine del 2026. Dopo l’adozione del regolamento, la decisione finale spetterà alla Banca centrale europea, che potrà procedere all’ emissione solo dopo l’entrata in vigore del quadro normativo europeo.

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