L’OCSE ha pubblicato oggi le sue Prospettive economiche di giugno, confermando per l’Italia una crescita del PIL pari allo 0,5% nel 2026, leggermente rivista al rialzo rispetto al +0,4% delle stime di aprile, ma in un quadro generale che si è deteriorato rispetto alle previsioni precedenti. A livello globale, l’organizzazione stima ora un’espansione del PIL mondiale del 2,8%, contro il 3,4% atteso in precedenza.

La causa principale del downgrade è il conflitto in Medio Oriente e le sue conseguenze sui mercati energetici. Secondo l’OCSE, la crescita italiana è frenata “dal nuovo shock sui prezzi energetici che pesa sul consumo delle famiglie, sugli investimenti e sulle esportazioni”. L’aumento dei prezzi dell’energia causerà un aumento dell’inflazione, cancellando la recente progressione dei salari reali.

L’OCSE sottolinea che l’Italia è più dipendente rispetto ad altri grandi paesi dell’eurozona dal petrolio raffinato e dal gas naturale — rispettivamente un quarto e l’11% dell’offerta totale — veicolati attraverso lo Stretto di Hormuz. L’aumento del prezzo dell’energia ha già portato il tasso d’inflazione al 2,8% ad aprile, mentre le esportazioni hanno registrato un calo in volume a fine 2025, in particolare verso i mercati dell’eurozona e degli Stati Uniti, per poi ripartire leggermente a inizio 2026.

Il primo trimestre era partito bene. Il PIL era cresciuto dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti, grazie all’aumento degli investimenti, alla buona performance del settore farmaceutico e alla spinta dei progetti legati alla transizione energetica e digitale. Anche le risorse del PNRR hanno continuato a sostenere le costruzioni e gli investimenti. Il quadro si è però deteriorato con l’aggravarsi delle tensioni geopolitiche.

I Giochi Olimpici di Milano-Cortina hanno temporaneamente sostenuto l’attività nel settore dei servizi e le esportazioni, ma l’avvio del conflitto in Medio Oriente ha causato un forte peggioramento della fiducia dei consumatori e delle imprese. L’istituto avverte anche che a causa dello choc energetico causato dal conflitto in Medio Oriente l’inflazione in Italia tornerà a correre, “cancellando la recente progressione dei salari reali”.

Per il 2027, l’OCSE prevede che il ripiegamento dei prezzi energetici e l’attenuazione delle incertezze porteranno la crescita italiana allo 0,6%.

Europa frenata, USA e Cina crescono di più

L’istituto ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita dell’economia mondiale in generale. Nelle previsioni precedenti la crescita mondiale era del 2,9% nel 2026, mentre ora prevede una crescita del 2,8% in uno scenario di “perturbazioni limitate nel tempo” e del 2,1% in caso di prolungamento del conflitto fino al 2027.

Tra le grandi economie, gli Stati Uniti reggono meglio di altri. La crescita del PIL statunitense è prevista al 2,0% nel 2026, per poi scendere all’1,8% nel 2027. La Cina rallenta ma resta su ritmi nettamente superiori alle economie occidentali: Pechino dovrebbe crescere del 4,5% nel 2026 e del 4,3% nel 2027.

Diversa la situazione nel vecchio continente, dove l’OCSE ha tagliato le previsioni di crescita per l’eurozona di 0,4 punti percentuali, portandole allo 0,8%, mentre Germania e Francia sono state riviste al ribasso allo 0,8%. L’inflazione nell’area euro sale al 2,6%, con una revisione al rialzo di 0,7 punti.

Sul fronte fiscale le politiche nazionali divergono. La politica espansionistica in Germania sosterrà la crescita soprattutto nel 2027, mentre una politica di bilancio più restrittiva rappresenterà un freno in Italia e in Francia.

Come raccomandazioni, l’OCSE chiede misure di sostegno contro il caro energia “mirate a chi ne ha più bisogno ed essere temporanee”, come ha ribadito più volte la Commissione europea. Per l’Italia indica come priorità maggiore produttività, aumento della partecipazione al mercato del lavoro e miglioramento della competitività.

Sul piano energetico, sollecita riforme nelle procedure di pianificazione e approvazione per accelerare gli investimenti nelle rinnovabili. Le banche centrali, avverte l’OCSE, dovrebbero rimanere vigili e assicurare che le aspettative di inflazione siano ben ancorate.

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