Dalla condivisione delle informazioni alla costruzione di capacità comuni, fino alla possibilità di condurre operazioni coordinate nello spazio. È da qui che l’Europa prova a rafforzare la propria dimensione militare spaziale, mentre la guerra in Ucraina, la crescente minaccia russa e la competizione con Cina e Stati Uniti hanno trasformato satelliti, comunicazioni e sistemi di osservazione in infrastrutture essenziali per la sicurezza del continente.
Il tema è stato al centro della prima edizione dell’European Defence Space Forum, organizzata dal ministero francese delle Forze armate l’8 e il 9 settembre agli Invalides, a Parigi, nel quadro dell’International Space Summit del 9 e 10 settembre. Il Forum ha rappresentato di fatto la componente specificamente militare del più ampio appuntamento internazionale, riunendo 123 rappresentanti di 30 Paesi europei, tra comandanti responsabili delle attività spaziali e direttori politici della Difesa.
“L’Europa dello spazio di difesa sta diventando una realtà strategica e operativa”, ha affermato la ministra francese delle Forze armate, Catherine Vautrin, che ha aperto i lavori. L’obiettivo indicato da Parigi è rafforzare una comprensione comune delle minacce, facilitare la cooperazione militare spaziale tra gli Stati europei e individuare nuove capacità da sviluppare insieme. Il comunicato finale dell’evento, diramato dal ministero della Difesa francese, ricorda che “l’ambiente spaziale è oggi sempre più congestionato, conteso ed esposto a comportamenti irresponsabili, illegali o persino ostili”, in questo contesto “il controllo del dominio spaziale è dunque essenziale per garantire la nostra sicurezza, la nostra resilienza e la nostra sovranità”. La nota precisa, quindi, che “la sicurezza del dominio spaziale è una responsabilità collettiva”.
Durante il Forum, i partecipanti hanno affrontato vari temi cruciali in particolare le operazioni, la formazione, le esigenze operative e la condivisione dei dati. “Gli scambi hanno permesso di far emergere una comunità di difesa con un interesse duraturo nel settore spaziale”, si legge ancora nel comunicato stampa. Il ministero della Difesa francese precisa poi che una seconda edizione del Forum è prevista nel 2027, sotto la presidenza di un Paese partner e con il sostegno della Francia”.
I tentativi di portare i Paesi UE verso una convergenza devono però fare i conti con la ritrosia degli Stati a collaborare. In questo contesto, in mancanza di convergenza all’interno dell’Ue, “la riunione ha permesso di radunare nazioni europee volenterose, mobilitate per la preservazione degli interessi spaziali comuni”, ha spiegato la ministra della Difesa francese intervenendo al Forum.
Nello spazio, come più in generale nella difesa europea, resta ad oggi il grande problema della frammentazione. Mentre gli Stati aumentano rapidamente gli investimenti – la sola Germania ha annunciato circa 35 miliardi di euro per rafforzare le proprie capacità militari nello spazio – Bruxelles teme che la nuova corsa alla spesa produca una moltiplicazione di sistemi nazionali scarsamente interoperabili.
Questo aspetto è stato sottolineato direttamente dal commissario europeo per la Difesa e lo Spazio, Andrius Kubilius, intervenendo nella prima giornata dell’International Space Summit. “Quando gli Stati membri iniziano a spendere di più per la difesa, c’è la tentazione di agire in modo indipendente. Dicevo che questo non era un problema nello spazio. Ora vedo che sta già emergendo”. Kubilius ha invitato gli Stati membri a costruire una vera “Space Team Europe” coordinando maggiormente programmi e investimenti.
Per Kubilius l’autonomia europea passa innanzitutto dalla capacità di raggiungere autonomamente l’orbita. “L’accesso allo spazio è una priorità fondamentale per la Commissione europea”, ha sottolineato il commissario, secondo il quale nel prossimo decennio la domanda di lanci legata ai soli sistemi dell’UE aumenterà di sei volte. La formula utilizzata da Kubilius sintetizza l’obiettivo: “European launching, by Europeans, and from Europe”, lanci europei, effettuati da europei e dall’Europa.
Dietro alla questione dei vettori si apre però un dossier ancora più ampio. L’UE sta, infatti, lavorando alla costruzione di uno “European Space Shield”, che dovrebbe integrare capacità satellitari e servizi destinati alla sicurezza e alla difesa. L’Alta rappresentante per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza dell’UE, Kaja Kallas, e lo stesso Kubilius hanno indicato la fine dell’anno come orizzonte per la presentazione di proposte più concrete.
Il progetto dovrà confrontarsi con una questione che attraversa tutta la politica europea della difesa: stabilire fino a che punto gli Stati siano disposti a mettere in comune capacità considerate strategiche.
A pesare è soprattutto la frammentazione delle capacità militari, che restano in larga parte nelle mani dei singoli Stati, in contrasto con un settore spaziale civile e scientifico nel quale la cooperazione europea è già molto più avanzata.
Sul fronte della difesa spaziale, l’Unione europea non dispone ancora di un’unica struttura centrale. Le competenze restano distribuite tra più attori: l’Agenzia europea per la difesa coordina lo sviluppo delle capacità militari degli Stati membri, mentre la Commissione, attraverso la DG DEFIS, finanzia programmi e infrastrutture comuni.
A questo si aggiunge EUSPA, che gestisce alcuni dei principali servizi satellitari europei, comprese le comunicazioni governative sicure. Bruxelles punta ora a fare un passo ulteriore con lo European Space Shield, pensato per mettere maggiormente in rete sorveglianza, comunicazioni, osservazione e protezione degli asset spaziali europei.


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