In una lettera indirizzata a governi, organizzazioni e aziende che si occupano di cybersicurezza, oltre cento fornitori di servizi – fra cui anche provider di software di intelligenza artificiale – si sono detti preoccupati per possibili attacchi informatici e chiedono un intervento rapido per garantire la sicurezza dei dati dei cittadini.

“Abbiamo una finestra temporale limitata”, così si apre la lettera, firmata anche da OpenAI, Google, Amazon Web Services (AWS), Anthropic, Visa, Mastercard e molti altri, in cui i sottoscrittori sollecitano una risposta collettiva agli attacchi informatici basati sull’IA che, a loro avviso, “diventeranno molto più diffusi e sofisticati, man mano che i modelli di tutto il mondo acquisiranno capacità sempre maggiori”.

Sarebbero a rischio anche le aziende e i fornitori di servizi pubblici che gestiscono infrastrutture essenziali e utilizzano strumenti di IA, come ospedali, impianti di trattamento delle acque e infrastrutture che alimentano Internet, oltre ad altri servizi da cui dipendono quotidianamente le comunità. Da qui la necessità di innalzare gli standard di sicurezza, ma attraverso un’azione collettiva che coinvolga aziende, governi e sviluppatori di IA.

Alle organizzazioni viene chiesto di considerare la difesa informatica una priorità immediata per i vertici aziendali e di intervenire sulle vulnerabilità più rischiose. Tra le indicazioni figurano il rafforzamento dei controlli sugli accessi, l’adozione del principio del least privilege, cioè la concessione a ciascun utente o sistema dei soli permessi strettamente necessari, e una strategia di defense in depth, basata su più livelli di protezione. La lettera invita inoltre ad aggiornare o sostituire i sistemi obsoleti e a verificare l’efficacia delle correzioni senza compromettere i servizi essenziali.

Alle aziende di cybersicurezza e ai partner tecnologici viene chiesto di contribuire direttamente alla risposta alle minacce, anche testando continuamente i sistemi di difesa rispetto alle capacità dei modelli di IA più avanzati. I firmatari invitano inoltre a rendere gli strumenti di sicurezza basati sull’IA accessibili anche agli operatori delle infrastrutture critiche con risorse limitate, fornendo assistenza per la loro implementazione e per la verifica delle correzioni. Un altro elemento centrale è la condivisione delle informazioni sulle minacce, dei cosiddetti playbook – procedure operative per reagire agli incidenti – e delle soluzioni già verificate, così da permettere a più organizzazioni di beneficiare rapidamente delle esperienze degli altri.

I governi dovrebbero, secondo i firmatari, coordinare la difesa informatica a livello locale, nazionale e internazionale e di rafforzare i canali di collaborazione tra istituzioni e industria per condividere informazioni operative sulle minacce, individuare le vulnerabilità più gravi e coordinare la risposta agli incidenti. La lettera chiede anche maggiori finanziamenti per la cybersicurezza, in particolare per quei servizi essenziali che non dispongono del personale o delle risorse economiche necessarie. Tra le proposte c’è inoltre quella di ampliare l’accesso alle capacità difensive basate sull’IA per gli operatori delle infrastrutture critiche e di imporre maggiori costi agli aggressori informatici.

Infine, alle aziende che sviluppano IA di frontiera si chiede di mettere a disposizione dei difensori non soltanto i propri modelli, ma anche finanziamenti, formazione e supporto operativo, con particolare attenzione alle infrastrutture critiche che dispongono di risorse limitate. Gli sviluppatori dovrebbero inoltre investire in strumenti di monitoraggio e sicurezza, garantire che le identità degli agenti di IA siano tracciabili e soggette a responsabilità e favorire test autorizzati, segnalazioni private delle vulnerabilità e correzioni verificate. La richiesta è anche quella di condividere con governi, aziende di sicurezza e progetti open source strumenti, procedure operative e valutazioni delle minacce.

L’obiettivo indicato dai firmatari è trasformare l’attuale sviluppo dell’intelligenza artificiale in un’opportunità per rafforzare, e non indebolire, la sicurezza dell’infrastruttura digitale globale. “Invitiamo i leader dell’industria e delle istituzioni pubbliche a mettere a disposizione di questo sforzo tutte le proprie competenze tecnologiche, risorse e capacità”, si legge nella parte conclusiva della lettera, che lancia quindi un appello alla collaborazione tra settore pubblico e privato: mettere le capacità dell’IA nelle mani di chi difende i sistemi, correggere le vulnerabilità più pericolose e condividere le soluzioni che funzionano. L’idea di fondo è che, di fronte a minacce informatiche sempre più sofisticate, nessuna singola azienda o istituzione possa affrontare il problema da sola. La difesa, sostengono i firmatari, dovrà essere necessariamente collettiva e globale.

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