Gli svizzeri voteranno via referendum il 27 settembre sulla cosiddetta iniziativa sulla neutralità. I suoi sostenitori vogliono introdurre nella Costituzione regole molto più rigide, che limiterebbero la possibilità per il Paese di cooperare con le alleanze militari e di imporre sanzioni economiche.

Il governo e il Parlamento sono contrari alle modifiche. Sottolineano che il voto non riguarda il fatto che la Svizzera debba rimanere neutrale, ma come questa neutralità debba essere concretamente applicata.

L’iniziativa è sostenuta dall’organizzazione Pro Suisse, appoggiata dal partito di destra Unione Democratica di Centro (UDC/SVP). La proposta ha raccolto oltre 130.000 firme.

Questo ambiente politico sostiene da anni una concezione tradizionale della neutralità e si oppone a legami più stretti della Svizzera con le organizzazioni internazionali. Una delle figure più importanti di questo schieramento è l’ex ministro e storico esponente dell’SVP Christoph Blocher.

La modifica sarebbe significativa. Nella Costituzione verrebbe introdotto il principio della “neutralità perpetua e armata”. La Svizzera non potrebbe aderire ad alleanze militari o di difesa. Non potrebbe nemmeno cooperare con esse, a meno che non fosse essa stessa attaccata o non fossero in corso preparativi per un attacco contro il Paese.

Cosa significa per la NATO?

La Svizzera non è membro della NATO, ma da tempo coopera con l’Alleanza. I rapporti reciproci sono inoltre in fase di ulteriore rafforzamento.

La diplomatica della NATO Barbora Marônková, in un’intervista dello scorso anno, ha spiegato che Paesi neutrali come Svizzera, Irlanda e Austria sono partner dell’Alleanza da oltre 30 anni. La NATO ha con questi Paesi accordi di cooperazione che vengono rinnovati ogni due-quattro anni.

“Hanno accesso alle nostre strutture militari, possono inviare propri rappresentanti alle operazioni della NATO, possono partecipare a diversi corsi di formazione militare, prendere parte alle nostre esercitazioni quando sono aperte ai Paesi partner oppure partecipare a consultazioni sulle nuove minacce alla sicurezza e molto altro ancora. Si tratta quindi di una forma di cooperazione davvero molto ampia”, ha spiegato Marônková.

Le nuove regole limiterebbero però significativamente la cooperazione con la Svizzera, anche per quanto riguarda le esercitazioni militari congiunte. Il ministro degli Esteri Ignazio Cassis ha avvertito che norme più rigide potrebbero danneggiare la sicurezza del Paese.

Il governo svizzero sostiene che l’attuale modello funzioni proprio perché lascia all’esecutivo lo spazio necessario per reagire ai cambiamenti della situazione internazionale.

La Svizzera rimane neutrale, ma può comunque collaborare con altri Stati quando ciò serve alla propria sicurezza. L’approvazione dell’iniziativa limiterebbe questa flessibilità.

Le sanzioni contro la Russia sostenute anche da Berna

Uno dei motivi per cui il dibattito sulla neutralità si è nuovamente inasprito è stata l’invasione russa dell’Ucraina. La Svizzera si è in larga misura unita alle sanzioni europee contro la Russia. Mosca ha successivamente iniziato a sostenere che Berna non potesse più essere considerata neutrale.

L’approvazione delle nuove regole limiterebbe fortemente la possibilità di adottare misure analoghe in futuro. Anche per questo l’iniziativa sulla neutralità ha ricevuto una reazione favorevole da parte di Mosca.

La portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha criticato la Svizzera per aver aderito alle sanzioni dell’Unione europea e ha sostenuto che la “neutralità flessibile” equivalga, nella pratica, all’assenza di neutralità.

I sostenitori dell’iniziativa affermano inoltre che le sanzioni compromettono la credibilità della Svizzera come Stato imparziale.

I sondaggi: la maggioranza è contraria

Per il momento, i sostenitori dell’inasprimento della neutralità sono in svantaggio. In un sondaggio dell’istituto gfs.bern per l’emittente pubblica svizzera SRG, il 54% degli intervistati si è dichiarato contrario all’iniziativa, mentre il 42% si è detto favorevole e il 4% è rimasto indeciso.

Il sondaggio è stato condotto dal 3 al 16 agosto su oltre 17.000 elettori aventi diritto. Un altro sondaggio attribuiva agli oppositori dell’iniziativa un vantaggio ancora più ampio: 62% contro 36%.

L’esito del referendum, tuttavia, non è ancora deciso e la campagna proseguirà per un altro mese.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su euBrief disponibile qui.

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