Gli Stati Uniti hanno ingaggiato una nuova guerra commerciale contro il Canada che ha riportato i due vicini e alleati a uno strappo delle relazioni senza precedenti, dopo il fallimento dei colloqui commerciali tra i due Paesi nella tarda serata di venerdì con Washington che ha annunciato l’imposizione di nuovi dazi del 50% su una serie di prodotti canadesi. Ottawa, da parte sua, ha annunciato una risposta con controdazi concentrati, tra l’altro, su acciaio, prodotti lattiero-caseari, elettrodomestici, macchinari agricoli, carta e prodotti elettronici.
Come sottolineato dal premier canadese, Mark Carney, in un discorso pronunciato sabato, a far saltare il tavolo dei negoziati sarebbero state le nuove richieste presentate dagli Stati Uniti nelle ultime fasi della trattativa. A detta del premier canadese, Ottawa era pronta a ritirare parte dei propri controdazi, in particolare su acciaio, alluminio e automobili, se Washington avesse ridotto sostanzialmente le tariffe sui settori strategici canadesi. Il governo canadese si era inoltre detto disposto a facilitare il ritorno degli alcolici statunitensi nei negozi provinciali e ad adottare alcune misure amministrative sul sistema di gestione dell’offerta agricola. Tuttavia, il compromesso si è arenato su tre fronti principali. Il primo riguarda l’automotive e le condizioni di accesso al mercato statunitense; il secondo alcune richieste americane che, secondo Ottawa, avrebbero inciso sulla capacità del Canada di prendere autonomamente decisioni economiche e commerciali; il terzo riguarda materie considerate politicamente non negoziabili dal governo Carney, tra cui il sistema di gestione dell’offerta agricola, la tutela della cultura e della lingua francese e, più in generale, la sovranità decisionale canadese. A fronte di ciò, il premier canadese ha ordinato il 21 agosto ai propri negoziatori di rientrare a Ottawa.
Trump ha accusato il Canada di volere i vantaggi di essere uno Stato, “senza esserlo”. In un messaggio diffuso sul suo social network Truth, il presidente degli Stati Uniti ha inoltre sostenuto che il Paese avrebbe imposto per “molti anni” dazi doganali agli agricoltori statunitensi. Il rappresentante commerciale degli Stati Uniti, Jamieson Greer, ha dichiarato che Washington risponderà alle ritorsioni di Ottawa.
Il Canada non si piega
Nel suo discorso pronunciato sabato, Carney ha precisato che l’amministrazione Trump aveva richiesto un “cattivo accordo”, osservando: “Si è in guerra quando si viene attaccati, e noi siamo stati attaccati”. A detta del premier canadese, il tycoon avrebbe sottovalutato la determinazione del Canada a sopportare le difficoltà economiche, commettendo un “errore di valutazione” che ha inasprito la guerra commerciale.
“Non possiamo accettare la loro offerta e non daremo ciò che ci hanno chiesto”, ha aggiunto. Carney ha affermato che le modifiche dell’ultimo minuto proposte dagli Stati Uniti erano inaccettabili, rivelando che Ottawa non aveva avanzato nuove richieste ed era “continuamente delusa” dalle risposte statunitensi alle questioni sollevate dai funzionari canadesi con l’avvicinarsi della scadenza di mezzanotte. Carney ha affermato che Ottawa era disposta a revocare i dazi di ritorsione sui settori strategici, in particolare acciaio e alluminio, se gli Stati Uniti avessero “ridotto sostanzialmente” i propri sui prodotti delle aziende canadesi. “In cambio di un accordo equo, incoraggeremmo le nostre province a rimettere in vendita gli alcolici statunitensi”, ha dichiarato.
Ma nonostante i “progressi compiuti questa settimana verso un possibile accordo”, gli Stati Uniti hanno improvvisamente cambiato posizione, ha affermato. “Hanno chiesto troppo e offerto troppo poco”, ha detto. “È una lotta di potere”. Carney ha elencato numerose concessioni fatte dal Canada per soddisfare la crescente lista di lamentele statunitensi, dalle questioni relative al traffico di fentanil alle pubblicità anti-tariffe che avevano attirato l’ira del presidente americano.
Sempre parlando ai giornalisti, il premier canadese ha assicurato la buona fede mantenuta da Ottawa nelle trattative, precisando che l’obiettivo era quello di trovare “un compromesso e raggiungere un accordo globale nel migliore interesse sia dei canadesi che degli americani”. Il premier ha tuttavia denunciato la totale irrazionalità delle nuove richieste statunitensi nei confronti dell’industria automobilistica. Carney ha anche rivelato che Washington avrebbe all’ultimo minuto introdotto misure per limitare la capacità del Canada di concludere accordi commerciali con altre nazioni con l’obiettivo di ottenere un “accesso esclusivo” ai minerali critici del Canada. Secondo il premier canadese ciò ha rappresentato una nuova linea rossa.
Nella conferenza stampa, Carney ha ripetutamente affermato che le relazioni con gli Stati Uniti sono ormai cambiate per sempre, ribadendo la necessità di ridurre la dipendenza dal vicino americano, verso cui è diretto circa il 70% delle esportazioni canadesi. “Non ci siamo fatti illusioni. Fin dal primo giorno abbiamo capito che l’America è cambiata”, ha osservato Carney sabato, aggiungendo: “Ci rendiamo conto che a volte la sua firma è stata scritta a matita”.
Come sottolineato dall’Ontario Chronicle, Carney ha parlato con i leader provinciali delineando i prossimi passi da compiere insieme, mentre il premier dell’Ontario Doug Ford ha esortato all’unità tra i canadesi affermando semplicemente: “Non ci si può fidare di Trump”. Ford ha aggiunto durante la sua conferenza stampa: “Il presidente Trump è uno che ti ruberebbe i soldi per il pranzo”. La Business Roundtable, un gruppo che rappresenta i principali CEO di tutti gli Stati Uniti, ha avvertito che questi nuovi dazi rischiano di aumentare le spese per le famiglie americane, chiedendo a entrambe le parti di riavviare presto i negoziati.

