La Corea del Sud ha attraversato una trasformazione straordinaria negli ultimi decenni. Ancora alcuni decenni fa era un Paese devastato dalla guerra, che partiva praticamente da zero e la cui economia si basava sull’agricoltura e sugli aiuti esteri. Oggi Seul è il cuore pulsante di una potenza tecnologica che svolge un ruolo sempre più importante nel commercio mondiale.
Alla base della crescita c’è soprattutto l’enorme domanda legata all’intelligenza artificiale. La Corea del Sud è quindi sulla strada per diventare la quarta maggiore potenza esportatrice del mondo. Questo successo comporta però anche importanti sfide politiche e sociali.
Un successo storico e il sorpasso dell’ex impero
Il ritmo della crescita sorprende persino i più ottimisti. Come ha comunicato all’inizio di settembre l’Agenzia delle dogane coreana, il valore delle esportazioni di quest’anno ha già raggiunto i 709,4 miliardi di dollari.
Il Paese ha così superato il record dello scorso anno quasi quattro mesi prima della fine dell’anno. Se la tendenza attuale continuerà e l’economia non subirà un rallentamento significativo, gli analisti prevedono che entro l’inizio di dicembre il valore delle esportazioni sudcoreane supererà la soglia dei mille miliardi di dollari.
La Corea del Sud diventerebbe così il quarto Paese a superare questa soglia. Finora ci sono riusciti soltanto Stati Uniti, Cina e Germania. La Corea supererebbe inoltre grandi economie come l’India e, cosa particolarmente significativa per i coreani stessi, anche il Giappone.
Questo risultato ha un enorme significato psicologico e storico in Corea. Il sorpasso economico del Giappone rappresenta per i coreani motivo di grande orgoglio nazionale.
I rapporti tra i due Paesi sono ancora oggi complessi e segnati da questioni storiche irrisolte. Per questo il significato simbolico di questo risultato è ancora maggiore. La Corea, infatti, all’inizio del XX secolo fu colonizzata con la forza e brutalmente sfruttata dall’Impero giapponese.
I rappresentanti dell’Amministrazione doganale coreana non nascondono il proprio entusiasmo. Nelle dichiarazioni ufficiali sottolineano che le esportazioni del Paese continuano a crescere a un ritmo straordinario, nonostante la situazione incerta del commercio mondiale, influenzata dal crescente protezionismo e dalle tensioni in Medio Oriente.
Alla base di questo successo economico c’è soprattutto un settore chiave: i semiconduttori.
La nuova Silicon Valley
Da gennaio ad agosto di quest’anno, le esportazioni di semiconduttori sono aumentate del 169,6%, raggiungendo i 281 miliardi di dollari. I semiconduttori rappresentano così ben il 41% delle esportazioni complessive della Corea del Sud.
Il mondo sta vivendo un enorme boom dell’intelligenza artificiale e la Corea del Sud è tra i suoi principali fornitori. Giganti come Samsung Electronics e SK Hynix, che hanno sede in Corea, sono leader nella produzione di avanzati chip di memoria necessari al funzionamento dei sistemi di intelligenza artificiale.
Il governo sudcoreano e le aziende private stanno oggi investendo somme enormi nelle nuove tecnologie, con l’obiettivo di trasformare il Paese nella Silicon Valley dell’Asia. Gli investimenti, tuttavia, non sono rivolti esclusivamente al mercato interno.
Il capitale coreano affluisce in grande quantità anche negli Stati Uniti, dove stanno sorgendo nuove fabbriche e centri di ricerca. Gli esperti sottolineano che il boom attuale potrebbe rappresentare soltanto l’inizio del ritorno economico di questi enormi investimenti.
L’ombra di Washington e la minaccia dei dazi
Paradossalmente, tuttavia, questo successo sta suscitando a Seul preoccupazioni sempre maggiori, soprattutto per quanto riguarda gli Stati Uniti. Le esportazioni verso gli USA sono aumentate del 57%, principalmente grazie agli enormi acquisti di server, computer e chip necessari per costruire i data center americani dedicati all’intelligenza artificiale.
A luglio gli Stati Uniti hanno quindi registrato il più grande deficit commerciale mensile della loro storia nei confronti della Corea del Sud. Ha raggiunto oltre 10,5 miliardi di dollari, più del doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Ed è proprio qui che emerge il problema che preoccupa maggiormente i coreani: l’imprevedibilità del presidente americano Donald Trump. La corsa degli Stati Uniti alla costruzione di infrastrutture per l’intelligenza artificiale è sostenuta fortemente anche dalla retorica politica. Trump spinge per lo sviluppo delle infrastrutture tecnologiche e sostiene che gli Stati Uniti debbano vincere la guerra tecnologica contro la Cina.
Allo stesso tempo, però, considera da tempo l’entità del deficit commerciale americano come una prova del fatto che i partner stranieri stiano “approfittando” degli Stati Uniti. Anche in passato ha utilizzato questo argomento per giustificare l’introduzione di dazi elevati, le cui conseguenze hanno riguardato, tra gli altri, l’Unione europea e altri alleati degli USA.
In Corea cresce quindi il timore che l’elevato livello delle esportazioni verso gli Stati Uniti possa diventare un bersaglio della politica commerciale americana. Le preoccupazioni sono alimentate anche dalle stesse dichiarazioni di Trump.
In estate, Trump ha avvertito la Federal Reserve americana che, se non verranno ridotti i tassi di interesse, gli Stati Uniti smetteranno di commerciare con i Paesi con i quali registrano un deficit commerciale.
Un’economia a due velocità
Il successo delle esportazioni nei mercati tecnologici presenta anche un lato negativo. Sebbene i dati macroeconomici appaiano molto positivi, la società sudcoreana percepisce questo successo in maniera molto meno univoca.
La produzione di semiconduttori richiede enormi investimenti di capitale, ma non crea un numero elevato di posti di lavoro. Il settore automobilistico, che storicamente rappresentava il secondo principale pilastro delle esportazioni sudcoreane e occupa un gran numero di persone attraverso una vasta rete di fornitori, sta invece iniziando a indebolirsi.
Da gennaio ad agosto, le vendite all’estero di automobili sudcoreane sono diminuite di oltre il 4%. Il motivo è lo spostamento della produzione negli Stati Uniti, con l’obiettivo di evitare eventuali dazi, ma anche la crescente concorrenza dei produttori cinesi.
Per l’economia interna, il calo delle esportazioni automobilistiche rappresenta un serio rischio sociale. La dipendenza da un unico settore fortemente ciclico come quello dei semiconduttori rende inoltre l’economia più vulnerabile agli shock globali.
Nonostante i miliardi di dollari che entrano nel Paese grazie al commercio estero, la domanda interna rimane debole e le piccole e medie imprese stanno affrontando una crisi.
La Corea del Sud si trova oggi di fronte a un risultato storico e dimostra quanto sia importante il suo ruolo nell’economia globale nell’era dell’intelligenza artificiale. Per fare in modo, tuttavia, che questo successo si traduca anche in una crescita duratura del tenore di vita, dovrà da un lato gestire con attenzione i rapporti con i propri alleati ed evitare un conflitto commerciale con essi.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su euBrief disponibile qui.

