Italia e Germania cercano di abbassare la tensione sui “dublinanti”, ovvero i richiedenti asilo trasferiti da uno Stato europeo a quello ritenuto competente per l’esame della domanda di protezione, ma dietro il congelamento dei primi trasferimenti resta un confronto ancora irrisolto sull’applicazione delle nuove regole europee. Roma e Berlino stanno preparando un incontro tra i ministri dell’Interno Matteo Piantedosi e Alexander Dobrindt. Intanto, il dossier si è allargato alla Svizzera, intenzionata a sua volta a riattivare i trasferimenti verso l’Italia.
A riportare la questione dei trasferimenti al centro del dibattito è stato il caso di una giovane somala di 22 anni che la Germania avrebbe dovuto trasferire in Italia mercoledì 19 agosto. Secondo quanto riferisce il quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung, la donna era arrivata sul territorio tedesco nella primavera scorsa passando dall’Italia. Il suo ritorno avrebbe rappresentato il primo trasferimento di questo tipo dopo anni e, soprattutto, avrebbe creato un precedente nella nuova fase aperta dall’entrata in applicazione del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo.
Il trasferimento non è però avvenuto. Sempre in base ai resoconti dei media tedeschi la giovane avrebbe trovato protezione presso una comunità evangelica in Baviera. Dietro il caso singolo si cela una divergenza ben più ampia tra Berlino e Roma. Nel dicembre 2025 Germania, Italia e Grecia avevano raggiunto un’intesa per affrontare le richieste di trasferimento accumulate negli anni precedenti. Berlino sostiene che l’accordo abbia riguardato le pratiche pendenti fino alla fine del 2025, con 4.555 casi conteggiati nell’ambito del meccanismo europeo di solidarietà. Da parte sua Roma sostiene invece una lettura più estesa, secondo la quale sarebbero venuti meno i trasferimenti relativi al periodo precedente al 12 giugno 2026, data di applicazione del nuovo Patto europeo sui migranti.
Citato da Ansa, il ministero dell’Interno tedesco aveva sottolineato lo scorso 12 agosto che “il funzionamento del sistema di Dublino è una condizione imprescindibile per il successo del Sistema europeo comune di asilo”. Nella dichiarazione, il dicastero tedesco aveva auspicato che fossero nuovamente effettuati i trasferimenti verso l’Italia e la Grecia.
La questione è particolarmente sensibile per il governo di Friedrich Merz, che ha fatto della riduzione dell’immigrazione irregolare uno degli assi della propria politica interna. La Germania deve però fare i conti con risultati che, almeno sul fronte delle espulsioni, non sembrano ancora andare nella direzione auspicata dall’esecutivo.
In base a quanto riporta Die Welt, nel primo semestre del 2026, le espulsioni sono diminuite di circa il 18 per cento nonostante la “Rückführungsoffensive”, l’offensiva sui rimpatri avviata dal governo.
Il problema, tuttavia, va oltre il numero dei trasferimenti. In un commento rilasciato a Die Welt, Jan Solwyn, analista della sicurezza ed ex funzionario della Bundespolizei, ha affermato che “Dublino ha fallito”. Secondo l’analista, una parte delle persone trasferite in altri Stati finisce comunque per tornare successivamente in Germania.
L’Italia, da parte sua, ha deciso di mettere sul tavolo un’altra partita. Roma chiede che nel confronto con Berlino venga considerato anche il numero di migranti soccorsi nel Mediterraneo dalle organizzazioni non governative tedesche e successivamente sbarcati nei porti italiani.
Secondo i dati riportati dalla Berliner Zeitung, dall’insediamento del governo Meloni nell’ottobre 2022 le Ong tedesche avrebbero portato in Italia circa 22.500 persone, su circa 42.300 migranti complessivamente arrivati dopo essere stati soccorsi da navi private. Altre 4.500 sarebbero state trasportate da imbarcazioni appartenenti ad organizzazioni di altri Paesi europei ma battenti bandiera tedesca.
Solo dall’inizio del 2026 gli arrivi attribuiti alle Ong tedesche sarebbero circa 2.200, più di 500 dei quali successivi al 12 giugno. Il governo italiano vorrebbe che anche questi numeri entrino nel confronto con Berlino.
La questione delle Ong è entrata nel frattempo anche nel dibattito tedesco. Sempre Die Welt ha messo in relazione il ruolo delle organizzazioni tedesche nel Mediterraneo con le difficoltà incontrate dal governo federale nel contenere i movimenti irregolari.
Nonostante le distanze, nessuno dei due governi sembra però avere interesse a trasformare il dossier in uno scontro politico aperto. Roma e Berlino stanno lavorando a un incontro tra il ministro dell’Interno italiano, Matteo Piantedosi, e l’omologo tedesco, Alexander Dobrindt, per trovare un’intesa sulla gestione dei casi pendenti e, più in generale, sulle modalità con cui applicare il nuovo quadro europeo.
Secondo i dati Eurostat riportati dall’Ansa, nel 2025 l’Italia ha ricevuto 24.152 richieste di trasferimento, il numero più alto nell’Unione europea, ma soltanto 85 persone sono state effettivamente trasferite nel Paese. La Germania si trova nella situazione opposta: ha presentato 35.993 richieste di trasferimento verso altri Stati, più di qualsiasi altro Paese europeo, riuscendo a completarne 5.377.
La tregua potrebbe tuttavia rivelarsi fragile. Mentre Berlino congela il primo trasferimento, un altro fronte si sta aprendo a nord delle Alpi. Anche la Svizzera punta infatti a riprendere i trasferimenti verso l’Italia dei richiedenti asilo per i quali considera Roma responsabile.
“I primi voli sono stati prenotati”, ha dichiarato alla televisione pubblica SRF Magdalena Baker, portavoce della Segreteria di Stato della migrazione (SEM), precisando che la ripresa avverrà gradualmente per evitare di “sovraccaricare” il sistema. “La SEM è in stretto contatto con i suoi omologhi italiani”, ha aggiunto il portavoce Nicolas Cerclé, spiegando che Roma sta definendo le condizioni per la ripresa dei trasferimenti. Berna inizierà dai migranti arrivati dopo il 12 giugno, ma ha precisato di non aver concordato con l’Italia l’esclusione dei casi precedenti. Dei 3.784 richiedenti che Roma avrebbe dovuto riprendere dal blocco dei trasferimenti nel 2022, secondo la SEM soltanto 652 sarebbero oggi ancora trasferibili.
[A cura di Simone Cantarini]

