La Commissione europea ha approvato ieri la sesta tranche di pagamento dei fondi del Recovery and Resilience Facility per la Spagna e la nona per il Portogallo, e ha dato il via libera alla quarta tranche per il Belgio, per un totale di 8,5 miliardi di euro.

Il maxi piano di investimento europeo per le future generazioni sta arrivando a conclusione: quelle di ieri sono state le tranche più consistenti finora ricevute da Spagna e Portogallo, mentre l’Italia lo scorso mese ha incassato il penultimo pagamento, da 12,8 miliardi di euro.

Con il via libera di ieri, Madrid ha ricevuto in totale 76 miliardi di euro, pari al 76% delle risorse previste dal piano spagnolo, con il 60% di obiettivi e traguardi ormai centrati. Lisbona sale invece a 17,23 miliardi di euro complessivi, quasi l’80% dei 21,9 miliardi assegnati al Portogallo, avendo già raggiunto oltre il 74% dei target del piano. La Commissione ha versato al Belgio 3,64 miliardi di euro, il 69% della dotazione totale, con il 59% degli obiettivi già completati.

Per la Spagna restano tuttavia in sospeso tre obiettivi legati alla sesta richiesta di pagamento – formazione professionale bilingue, servizi di telecare e progetti per gruppi vulnerabili e microimprese – su cui Madrid dovrà presentare le proprie osservazioni entro un mese.

Trasporti e mobilità

Diversi tra i progetti approvati riguardano la mobilità sostenibile. La Spagna ha ottenuto il via libera per interventi di ammodernamento delle strade e per la digitalizzazione della rete ferroviaria appartenente alla Trans-European Transport Network (TEN-T), con l’obiettivo di renderla più affidabile, sostenibile e sicura dal punto di vista informatico.

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In Belgio, la Regione Fiamminga ha invece completato sette infrastrutture destinate a ricucire le aree naturali frammentate dalle strade – tra cui tre ecodotti, un corridoio ecologico e un sistema di rilevamento della fauna selvatica – mentre la Vallonia ha varato riforme per accelerare la diffusione delle energie rinnovabili, semplificando le procedure di valutazione ambientale per i progetti eolici e vietando, dal 2026, l’installazione di impianti di riscaldamento a carbone o gasolio nei nuovi edifici.

Il problema casa

La questione della crisi abitativa è entrata a pieno titolo fra le urgenze delle istituzioni europee.

Secondo Eurostat, l’ufficio statistico dell’UE, nel 2024 i costi degli alloggi nell’UE hanno superato il 40% del reddito disponibile per quasi il 10% delle famiglie nelle città dell’UE e per il 6,3% delle famiglie nelle aree rurali. Tra il 2015 e il 2024, i prezzi delle case nell’UE sono aumentati in media del 53%. Gli aumenti maggiori sono stati osservati in Ungheria (+209,5%), Lituania (+135%) e Portogallo (+124,4%).

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Anche gli affitti nell’UE sono diventati più costosi. Tra il 2010 e il primo trimestre del 2025, i prezzi degli affitti sono aumentati in media del 27,8%. Gli affitti sono aumentati in tutti i paesi dell’UE tranne la Grecia (-11%). Gli aumenti maggiori si sono registrati in Estonia (+220%), Lituania (+184%), Ungheria (+124%) e Irlanda (+115%).

Da qui la necessità per gli Stati membri di prendere provvedimenti: Madrid ha aggiornato lo statuto della società pubblica per l’edilizia abitativa (SEPES) e introdotto nuove linee guida per le licenze urbanistiche, allo scopo di rendere la casa più accessibile ed economica, mentre il piano belga prevede, invece, interventi di ristrutturazione di abitazioni private, edilizia sociale ed edifici pubblici, insieme a investimenti nella mobilità elettrica.

La situazione italiana

L’Italia ha ottenuto il mese scorso la nona – e penultima – tranche prevista dal pano nazionale pari a 12,8 miliardi di euro. Con questo pagamento l’Italia ha raggiunto l’85% dei 194,4 miliardi complessivi assegnati dal PNRR, avendo centrato il 72% di milestone e target.

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Le riforme collegate a questa tranche hanno riguardato in particolare la pubblica amministrazione, la modernizzazione fiscale, l’efficienza della giustizia e la trasparenza degli appalti, oltre a interventi nell’istruzione, nella ricerca, nella sanità e nel turismo. Tra i risultati segnalati da Bruxelles figurano la riduzione dell’80% dei procedimenti pendenti nei tribunali amministrativi di primo grado tra luglio 2023 e dicembre 2025 e il rinnovo di oltre 3.800 mezzi a basse emissioni nella flotta dei Vigili del Fuoco.

Con la chiusura dello strumento RFF fissata per la fine del 2026, tutti gli Stati membri dovranno completare gli obiettivi ancora aperti entro agosto e presentare l’ultima richiesta di pagamento entro la fine di settembre.

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