La città autonoma spagnola di Ceuta sta lentamente tornando a una fragile normalità dopo uno dei più grandi attraversamenti irregolari delle frontiere nella storia recente dell’Europa. Quasi tutte le 50.000-60.000 persone entrate nell’enclave nordafricana dal Marocco tra 30 e 31 luglio hanno ormai lasciato la città, hanno confermato le autorità spagnole, mentre vengono installate nuove barriere fisiche per scoraggiare ulteriori tentativi di ingresso.

Il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska ha dichiarato il 1° agosto che la situazione è stata “quasi completamente riportata sotto controllo”. Più di 48.000 delle persone che avevano attraversato il confine – per lo più giovani uomini marocchini – sono rientrate volontariamente in Marocco nel giro di circa 48 ore, sotto la supervisione della polizia e delle forze armate spagnole. Almeno 67 persone sono morte durante il caotico ingresso: alcune sono annegate nel tentativo di aggirare a nuoto il frangiflutti del Tarajal, altre sono rimaste vittime della calca presso la barriera di confine.

Le autorità si sono mosse rapidamente per rafforzare la frontiera. Gli agenti della Guardia Civil hanno iniziato a installare una barriera galleggiante lunga 500 metri al largo del frangiflutti del Tarajal, composta da una struttura gonfiabile con una sezione sommersa fino a un metro di profondità, integrata da boe navali.

Nel frattempo restano dispiegati consistenti contingenti di polizia e militari. Negozi e ristoranti hanno riaperto con cautela dopo oltre 24 ore di blocco, anche se sono stati annullati i festeggiamenti annuali dedicati alla patrona della città, la Vergine d’Africa. I residenti parlano di un persistente clima di paura e incertezza, nonostante le strade si siano ormai svuotate delle folle improvvise che avevano travolto una città di circa 83.000 abitanti.

Le autorità spagnole hanno sottolineato che nessun migrante ha proseguito il viaggio da Ceuta verso la Spagna continentale o il resto dell’area Schengen, grazie ai controlli già esistenti che trattano le enclavi di Ceuta e Melilla come territori esterni con uno status particolare. La collaborazione con le autorità marocchine è stata indicata come decisiva per il rapido ritorno alla normalità.

Ferite diplomatiche

La crisi ha però lasciato profonde ferite diplomatiche all’interno dell’Unione europea. L’Italia, guidata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha sospeso per un mese alcuni aspetti del regime di libera circolazione di Schengen con la Spagna, reintroducendo controlli mirati sui cittadini non appartenenti all’Unione europea in arrivo via aerea o marittima.

Meloni ha definito “scioccanti” le immagini provenienti da Ceuta, sostenendo che un’immigrazione incontrollata rappresenti una minaccia per la sicurezza europea.

Finlandia e Danimarca hanno appoggiato iniziative analoghe, mentre i leader di 22 Paesi dell’Unione hanno firmato una lettera congiunta in cui criticano la più ampia politica migratoria della Spagna – compresi i piani di regolarizzazione di un elevato numero di migranti irregolari – ritenendola un possibile “fattore di attrazione”.

Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha condannato duramente tali reazioni. Ha definito le risposte di alcuni governi “egoistiche, polarizzanti e contrarie al diritto”, attribuendole a “pregiudizi, fake news, ignoranza o interessi politici”, ricordando inoltre che Ceuta non è pienamente integrata nello spazio di libera circolazione Schengen allo stesso modo della Spagna continentale. Madrid ha convocato l’ambasciatore italiano per protestare contro la retorica adottata, mentre è stata programmata una videoconferenza straordinaria dei ministri dell’Interno dell’Unione per affrontare le conseguenze della crisi.

Le istituzioni europee, guidate dalla Commissione europea, hanno ribadito che Ceuta e Melilla sono soggette a un regime speciale nell’ambito di Schengen, con controlli già in vigore che impediscono il trasferimento dei migranti verso il territorio continentale. Bruxelles ha inoltre posto l’accento sulla necessità di un’azione coordinata per proteggere le frontiere esterne dell’Unione, convocando una riunione straordinaria dei ministri dell’Interno e respingendo le richieste immediate di sospendere la Spagna dall’area di libera circolazione.

Sebbene le nuove barriere fisiche e i rapidi rimpatri sembrino aver prodotto risultati efficaci nel breve periodo, la vicenda ha messo in luce tensioni ben più profonde riguardo alla responsabilità condivisa nella gestione delle frontiere esterne, agli incentivi che influenzano i flussi migratori e alla tenuta del sistema Schengen.

Per gli abitanti di Ceuta, tuttavia, la priorità immediata resta il ritorno alla vita quotidiana dopo giorni segnati da disagi, carenze e paura, nella consapevolezza che le conseguenze politiche potrebbero durare molto più a lungo di quelle materiali.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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