Gli Stati Uniti hanno abbandonato lunedì una riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite durante l’intervento dell’ambasciatore francese, in segno di protesta contro le critiche rivolte da Parigi a Washington sui social media. Lo scontro è nato dopo il voto con cui, venerdì, l’Assemblea generale dell’ONU ha confermato Volker Türk per un secondo mandato alla guida dell’Alto Commissariato per i diritti umani. La nomina è stata approvata con 144 voti favorevoli, 10 contrari e 13 astensioni, nonostante l’opposizione degli Stati Uniti, che hanno votato contro insieme, tra gli altri, a Israele, Russia e Corea del Nord.

La rielezione di Türk è stata proposta da Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, il cui mandato terminerà il prossimo 31 dicembre. Il diplomatico austriaco guiderà per altri quattro anni l’Alto commissariato. Come sottolinea  AP news, nessuno dei predecessori di Türk ha mai terminato due mandati interi. Il ministero degli Esteri israeliano ha definito la riproposizione di Türk da parte di Guterres un “fallimento morale” affermando che la scelta debba essere lasciata al suo successore.

A scatenare l’abbandono dell’aula è stato un post sui social media pubblicato venerdì dalla Missione francese presso le Nazioni Unite a Ginevra, in cui si criticava proprio l’opposizione degli Stati Uniti al secondo mandato dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani. Infatti, scrive Reuters, il rappresentante USA per la gestione e la riforma delle Nazioni Unite, Jeff Bartos, aveva definito la riconferma di Türk una “violazione procedurale” affermando che si tratti di “un altro esempio della corruzione e dell’incompetenza intrinseche delle Nazioni Unite, che affrettano questa votazione e impediscono un adeguato dibattito e una supervisione da parte dei paesi membri”. Poiché la votazione si svolge nell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il diritto di veto detenuto dalla Russia e dagli altri quattro membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU – Cina, Stati Uniti, Regno Unito e Francia – non si applica.

Dopo il voto contrario degli USA, la missione francese presso le Nazioni Unite a Ginevra li ha paragonati in un post su X a Corea del Nord e Russia, affermando che “gli Stati Uniti un tempo erano un faro per i diritti umani. Non più. Oggi si trovano al fianco di Corea del Nord, Nicaragua, Mali e Russia, isolati. E il mondo non li ascolta più”. In risposta, l’ambasciatore statunitense Mike Waltz ha accusato su X la Francia di aver eletto un responsabile per i diritti umani che aveva “dato lezioni” ai paesi democratici mentre “si stringeva ai peggiori oppressori del mondo”, senza però specificare cosa intendesse.

L’abbandono dell’aula da parte della squadra statunitense è avvenuto mentre l’ambasciatore francese Jerome Bonnafont stava intervenendo durante una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza sulla guerra della Russia in Ucraina. L’ambasciatore statunitense Dan Negrea ha dichiarato che la delegazione continuerà a organizzare proteste simili finché la Francia non “rinuncerà alla sua retorica condiscendente e irrispettosa”.

L’analisi di AP news sottolinea che l’abbandono dell’aula da parte degli Stati Uniti riflette non solo le relazioni più tese tra il presidente Donald Trump e il suo omologo francese, Emmanuel Macron, ma anche tensioni più ampie tra Stati Uniti ed Europa. Da un lato, l’Europa si interroga sull’impegno di Trump nei confronti della NATO e sulle numerose dichiarazioni di Trump sulla sua volontà di controllare la Groenlandia, dall’altro, Trump si è lamentato dello scarso sostegno dimostrato dall’Europa alla guerra con l’Iran. Negrea ha accusato la Francia di fingere “indignazione morale” e di pretendere di impartire lezioni al mondo su ogni argomento, compresi i diritti umani. Gli Stati Uniti hanno sostenuto la Francia in ogni conflitto in cui la sua “libertà è stata messa in pericolo” e hanno tollerato le sue provocazioni “per un senso di cameratismo e rispetto reciproco”, ha affermato, ma non più.

Il primo mandato di Türk

Secondo quanto riferito da Reuters, Türk gode di un forte sostegno da parte degli stati europei e di molti stati latinoamericani. Un memorandum diplomatico dell’Unione Africana, visionato da Reuters, non ha sollevato “alcuna obiezione” alla proposta di rinnovo quadriennale. Parlando a nome dell’Unione Europea, l’ambasciatore irlandese presso le Nazioni Unite, Fergal Mythen, ha ribadito il “pieno sostegno” del blocco dei 27 paesi a Türk. “L’Unione europea ritiene che il signor Türk abbia dimostrato di aver svolto le responsabilità a lui affidate in modo efficace, con integrità, obiettivo e non selettivo negli ultimi quattro anni”, ha affermato Mythen, sottolineando che Türk assumerà un altro mandato in un momento in cui “la moltiplicazione degli ostacoli, delle sfide e delle violazioni dei diritti umani è incessante e la promozione e la tutela di tutti i diritti umani diventano sempre più controverse”.

Alcuni dei primi critici della nomina di Türk avevano ipotizzato che avrebbe adottato un approccio più moderato quando, invece, ha ripetutamente criticato governi che vanno dalla Russia e da Israele agli Stati Uniti. BBC riporta infatti che Türk ha più volte criticato la guerra della Russia in Ucraina e la condotta militare di Israele a Gaza, anche accusando Israele di crimini di guerra. Ha inoltre chiesto indagini sui decessi avvenuti nei centri di detenzione per immigrati negli Stati Uniti e ha denunciato le ostilità tra Stati Uniti e Iran.

Türk ha poi criticato la condotta repressiva della Cina nei confronti della minoranza uigura, tuttavia i critici insistono sul fatto che avrebbe potuto fare di più per dare seguito pubblicamente a un rapporto pubblicato dalla sua predecessora, l’ex presidente cilena Michelle Bachelet, secondo cui la detenzione discriminatoria degli uiguri e di altri gruppi etnici prevalentemente musulmani nello Xinjiang da parte della Cina potrebbe configurarsi come crimini contro l’umanità. Türk si è inoltre astenuto dal unirsi agli esperti indipendenti delle Nazioni Unite per i diritti umani che hanno accusato Israele di genocidio contro i palestinesi.

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