A soli sette mesi dall’ingresso nell’Eurozona, la Bulgaria finisce sotto la sorveglianza fiscale dell’Unione europea. Il Consiglio dell’Unione europea ha infatti avviato formalmente una procedura per deficit eccessivo nei confronti di Sofia, dopo aver constatato che il disavanzo pubblico del Paese è destinato a rimanere oltre il limite del 3% del PIL previsto dai Trattati europei anche nei prossimi anni.

La decisione segue la valutazione della Commissione europea pubblicata all’inizio di giugno, secondo cui la Bulgaria presenta le condizioni necessarie per l’apertura della procedura correttiva. Sofia si aggiunge così ad Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Ungheria, Italia, Polonia, Romania e Slovacchia, Stati membri già sottoposti allo stesso meccanismo.

Secondo il Consiglio, il principale elemento di criticità è rappresentato dalla previsione di un deficit pubblico pari al 4,1% del PIL nel 2026, con il disavanzo che dovrebbe rimanere superiore alla soglia del 3% anche nel 2027.

Bruxelles ha quindi chiesto alla Bulgaria di adottare misure correttive efficaci e di presentare entro il 15 ottobre 2026 un piano dettagliato per riportare i conti pubblici su un percorso sostenibile. Nello specifico, il Consiglio raccomanda che la crescita cumulata della spesa netta nominale non superi il 4,2% nel 2026, il 7,7% nel 2027, l’11,4% nel 2028 e il 15% nel 2029.

Il nuovo quadro fiscale europeo e la sfida del consolidamento

La procedura per deficit eccessivo costituisce il principale strumento correttivo del Patto di stabilità e crescita dell’Unione e viene attivata quando un Paese supera – o rischia di superare – i limiti concordati in materia di deficit e debito pubblico.

Con la riforma della governance economica europea entrata in vigore nell’aprile 2024, il sistema ha introdotto un approccio più flessibile e personalizzato, basato su percorsi di aggiustamento fiscale di medio periodo adattati alla situazione di ciascuno Stato membro.

La procedura prevede una prima valutazione della Commissione europea, che verifica il rispetto dei parametri fiscali. In caso di deficit eccessivo, Bruxelles propone al Consiglio l’avvio formale del meccanismo. Una volta approvata la decisione, vengono fissati obiettivi e scadenze per correggere gli squilibri di bilancio.

Se lo Stato interessato non adotta misure adeguate, possono scattare sanzioni. Per i Paesi dell’Eurozona, queste possono arrivare fino allo 0,05% del PIL ogni sei mesi, fino al completamento delle misure correttive richieste.

Il bilancio 2026 apre il dibattito politico interno

L’intervento europeo arriva pochi giorni dopo il primo via libera parlamentare alla proposta di bilancio statale bulgara per il 2026.

Martedì 7 luglio la Commissione parlamentare per il Bilancio e le Finanze ha approvato il testo in prima lettura. Presentando la manovra, il vice primo ministro e ministro delle Finanze Galab Donev ha indicato un deficit del 5,7% del PIL nell’ambito del programma fiscale consolidato, spiegando che il dato riflette squilibri accumulati negli anni precedenti e non scelte dell’attuale esecutivo.

Sebbene il deficit previsto dal bilancio nazionale sia calcolato secondo criteri contabili diversi rispetto al saldo della pubblica amministrazione utilizzato dalla Commissione europea, il dato ha riacceso il confronto politico sulla sostenibilità della spesa pubblica e sulla velocità necessaria per il risanamento dei conti.

Le raccomandazioni dell’Unione non riguardano però soltanto la riduzione del deficit. Bruxelles ha chiesto a Sofia di mantenere una dinamica della spesa compatibile con il percorso di correzione fiscale, garantendo allo stesso tempo maggiori investimenti nei settori della difesa e della sicurezza e preservando la sostenibilità del debito.

Tra le richieste europee figurano inoltre la graduale eliminazione degli aiuti energetici generalizzati, il rafforzamento della capacità di riscossione fiscale, la riduzione dell’economia sommersa e l’ampliamento della base imponibile.

L’Unione invita anche la Bulgaria ad accelerare l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, migliorare la pubblica amministrazione e gli appalti pubblici, rafforzare la lotta alla corruzione e l’indipendenza della magistratura, modernizzare il settore energetico, ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e migliorare i servizi pubblici nei settori dell’istruzione e della sanità.

L’opposizione teme nuove tasse e aumento del costo del lavoro

La proposta di bilancio ha suscitato critiche da parte dell’opposizione, secondo cui l’elevato livello di deficit potrebbe compromettere la stabilità finanziaria futura del Paese.

Martin Dimitrov, deputato di Bulgaria Democratica (DB | PPE), ha avvertito che il mantenimento di un disavanzo al 5,7% potrebbe aumentare il rischio di futuri incrementi delle imposte e dei contributi previdenziali.

Secondo Dimitrov, il ricorso a nuovo debito per finanziare il deficit potrebbe alimentare ulteriormente l’inflazione e aumentare la pressione sull’economia, se non accompagnato da riforme strutturali e da una riduzione della spesa pubblica.

Critiche sono arrivate anche da Denitsa Sacheva, esponente dell’Unione delle Forze Democratiche (GERB-SDS | PPE), secondo cui la politica fiscale del governo rischia di penalizzare le imprese che operano nella legalità senza intervenire efficacemente sull’economia sommersa.

Secondo Sacheva, le misure previste aumenterebbero significativamente il costo del lavoro per le aziende a partire da agosto, riducendo l’attrattività della Bulgaria per gli investitori senza incidere sulle attività che continuano a operare al di fuori del sistema fiscale.

Gli economisti prevedono un rientro graduale del deficit

Nonostante le preoccupazioni sul breve periodo, diversi economisti ritengono che la Bulgaria possa riportare gradualmente il proprio deficit entro i parametri europei.

Kristofor Pavlov, capo economista di UniCredit Bulbank, ha spiegato che il disavanzo pubblico resterà probabilmente elevato nel breve e medio termine, ma dovrebbe avvicinarsi alla soglia del 3% prevista dal Patto di stabilità e crescita entro il 2028.

Secondo Pavlov, il consolidamento fiscale dovrebbe accelerare dopo le elezioni presidenziali di quest’anno e concentrarsi soprattutto sulla riduzione della spesa corrente, in particolare sui salari del settore pubblico e sui costi di manutenzione. Eventuali aumenti fiscali, ha aggiunto, riguarderebbero probabilmente imposte con un impatto limitato sulle entrate complessive dello Stato.

Un percorso graduale di risanamento consentirebbe, secondo l’economista, di contenere gli effetti negativi sulla crescita e di contribuire alla riduzione delle pressioni inflazionistiche nel 2026 e nel 2027.

Una valutazione simile è stata espressa anche da Iliya Lingorski, membro del Consiglio direttivo della Banca nazionale bulgara, secondo cui l’inflazione nel Paese è determinata soprattutto da fattori interni.

Dopo l’ingresso nell’Eurozona il 1° gennaio, il malcontento dei cittadini bulgari per l’aumento dei prezzi è cresciuto. Tuttavia, il fenomeno inflazionistico non è iniziato con l’adozione della moneta unica: l’aumento del costo della vita era già in corso negli anni precedenti.

Resta comunque un elemento di forte attenzione politica ed economica il fatto che la Bulgaria, appena entrata nell’Eurozona dopo aver rispettato i criteri richiesti, si trovi ora ad affrontare un deficit pubblico significativamente superiore ai parametri europei.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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