La Rivoluzione dei Fenicotteri, il movimento di protesta nato in Albania alla fine di maggio contro il progetto di sviluppo turistico nella laguna di Vjosa-Narta e sull’isola di Sazan, sta vivendo una nuova fase dopo l’emergere di gravi accuse relative all’acquisizione dei terreni destinati al resort di lusso sostenuto da Jared Kushner.

Il movimento, che prende il nome dai fenicotteri che popolano la laguna di Narta, è nato nel villaggio di Zvërnec, vicino a Valona, per poi estendersi rapidamente a Tirana e in altre città albanesi. Quella che inizialmente era una mobilitazione locale per difendere uno degli ultimi ecosistemi costieri incontaminati dell’Adriatico si è trasformata in una protesta di respiro nazionale contro quella che molti manifestanti definiscono una gestione opaca del potere, la corruzione e un modello di sviluppo considerato favorevole agli interessi di pochi, sotto il governo del primo ministro Edi Rama.

L’inchiesta della procura: sospetti di documenti falsificati

Secondo un’inchiesta pubblicata da Reuters sabato 11 luglio, la Procura speciale albanese contro la corruzione e il crimine organizzato (SPAK) sospetta che l’imprenditore Artur Shehu, residente a Miami, abbia utilizzato atti di proprietà falsificati per vendere i terreni costieri destinati al controverso progetto immobiliare.

Stando ai documenti dell’indagine visionati dall’agenzia di stampa, Shehu e alcuni suoi collaboratori avrebbero costruito un vasto patrimonio immobiliare ricorrendo a titoli di proprietà contraffatti e al riciclaggio di denaro riconducibile al traffico di cocaina proveniente dal Sud America. Nell’aprile scorso avrebbero poi ceduto una porzione strategica della costa per circa 110 milioni di euro a società collegate al progetto sostenuto da Kushner. La magistratura ha nel frattempo disposto il congelamento dell’importo su un conto notarile, impedendo che il denaro fosse trasferito ai venditori.

Shehu respinge ogni accusa. Il suo legale, Kujtim Çakrani, sostiene che la famiglia sia proprietaria di quei terreni fin dall’epoca ottomana e che la compravendita sia avvenuta nel pieno rispetto della legge. Al momento, le indagini non coinvolgono Jared Kushner, la sua società Affinity Partners né gli sviluppatori del progetto, Sazan Real Estate Development, che ribadiscono la legittimità di tutte le acquisizioni effettuate.

Da anni gli abitanti di Zvërnec contestano la validità delle rivendicazioni fondiarie, producendo documenti catastali e registri fiscali a sostegno delle proprie posizioni. Le nuove accuse sembrano rafforzare le loro contestazioni e riaccendono il dibattito sulle modalità con cui il progetto ha ottenuto lo status di investimento strategico, che consente procedure autorizzative accelerate e agevolazioni amministrative.

Un progetto simbolo dello scontro sul futuro dell’Albania

Il resort previsto sull’isola di Sazan e nell’area di Zvërnec, un investimento da miliardi di euro destinato al turismo di lusso, è ormai diventato il simbolo dello scontro tra due diverse visioni dello sviluppo del Paese.

Secondo i manifestanti, il governo avrebbe aggirato le procedure di consultazione pubblica, indebolito le garanzie di tutela ambientale e favorito un progetto privato in una delle aree naturalistiche più preziose dell’Albania. La laguna di Narta ospita infatti fenicotteri, tartarughe marine e migliaia di altre specie, rappresentando uno degli ecosistemi costieri più importanti dell’intero Adriatico.

La vicenda assume un peso ancora maggiore mentre l’Albania prosegue il proprio percorso di adesione all’Unione europea. Negli ultimi anni Bruxelles ha più volte richiamato Tirana al rispetto dello Stato di diritto, della trasparenza amministrativa e degli standard ambientali. Le proteste hanno così assunto anche una dimensione internazionale, diventando il simbolo delle tensioni tra la volontà di attrarre grandi investimenti turistici e la necessità di garantire uno sviluppo sostenibile e rispettoso delle istituzioni democratiche.

Il primo ministro Edi Rama continua a difendere il progetto, definendolo un’opportunità strategica per la crescita economica del Paese, e ha respinto le accuse mosse dal movimento, sostenendo che una parte delle proteste abbia una matrice politica. L’esecutivo ribadisce inoltre che le compravendite tra soggetti privati non rientrano nelle competenze del governo.

Con l’ingresso nel secondo mese di mobilitazione, la Rivoluzione dei Fenicotteri non mostra segni di rallentamento. Le manifestazioni proseguono quotidianamente, mentre cresce il sostegno della diaspora albanese. Le nuove rivelazioni rischiano ora di alimentare ulteriormente la sfiducia nei confronti delle istituzioni e di complicare il percorso europeo dell’Albania, proprio nel momento in cui il Paese è chiamato a dimostrare progressi concreti sul fronte dello Stato di diritto e della lotta alla corruzione.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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