Un gruppo di nove Paesi europei membri della NATO – Paesi Bassi, Germania, Finlandia, Svezia, Lituania, Estonia, Lettonia, Danimarca e Polonia – ha inviato una lettera alla Commissione europea chiedendo di accelerare sull’acquisto di missili di fabbricazione statunitense per rafforzare la difesa aerea dell’Ucraina. La lettera è indirizzata all’Alta rappresentante dell’Unione europea per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, e al commissario europeo per la Difesa e lo Spazio, Andrius Kubilius.
Nella lettera inviata lo scorso 2 luglio, ma emersa sui media lo scorso 7 luglio nella prima giornata del vertice NATO ad Ankara, i ministri della Difesa dei nove Paesi sollecitano Bruxelles ad approvare rapidamente i programmi di fornitura presentati da Kyiv, utilizzando la componente per la difesa del prestito europeo da 90 miliardi di euro destinato all’Ucraina per il biennio 2026-2027. Al centro della richiesta c’è la possibilità di usare in modo pragmatico la deroga prevista dal regolamento per acquistare materiale prodotto da Paesi terzi, in particolare dagli Stati Uniti, quando non esistono alternative disponibili nell’Unione europea o quando l’industria europea non è in grado di consegnare nei tempi richiesti.
Nella lettera, i ministri sottolineano che l’Ucraina sta preparando nuovi programmi di produzione e fornitura per settori considerati prioritari, tra cui difesa aerea, munizioni aeree, fuoco a lungo raggio, munizioni per artiglieria, guerra elettronica ed esplosivi. Kyiv, affermano i nove Paesi, ha indicato con chiarezza l’esistenza di esigenze urgenti per le quali non esistono alternative europee o per le quali le capacità industriali dell’Unione non sono sufficienti a garantire consegne tempestive.
Tra le capacità indicate figurano i missili PAC-3, AIM-120, ATACMS, ADM-160 MALD e AGM-88 HARM. Si tratta di sistemi prodotti dagli Stati Uniti e ritenuti essenziali per mantenere operativi alcuni asset chiave della difesa ucraina, a partire dai sistemi Patriot utilizzati per intercettare missili balistici e proteggere la popolazione civile dagli attacchi russi.
“Continuiamo a ribadire che la rapida approvazione dei programmi di fornitura è fondamentale, anche attraverso l’uso pragmatico della deroga per l’acquisto di materiale prodotto da Paesi terzi, come previsto dal regolamento”, affermano i ministri nella lettera. I nove Paesi chiedono quindi alla Commissione di non attendere il completamento della mappatura della base tecnologica e industriale della difesa europea e di non chiedere a Kyiv ulteriori studi di mercato prima di approvare i programmi di fornitura.
La questione è stata sollevata durante il briefing quotidiano della Commissione europea a Palazzo Berlaymont. Rispondendo a una specifica domanda sulla clausola “made in Europe” e sulla difficoltà per l’Ucraina di reperire sul mercato europeo alcuni materiali essenziali, il portavoce della Commissione per il Bilancio, Balazs Ujvari, ha ricordato che per la componente difesa del prestito Bruxelles punta a erogare 28,3 miliardi di euro quest’anno.
Ujvari ha spiegato che l’attuazione dello strumento segue un approccio articolato su più livelli. Il principio di base è che gli acquisti siano effettuati negli Stati membri dell’Unione europea, in Ucraina o nei Paesi EEA/EFTA. Tuttavia, ha aggiunto, il regolamento prevede già una via d’uscita nel caso in cui determinati equipaggiamenti non siano disponibili in questi Paesi. In quel caso può essere presentata una richiesta di deroga, che la Commissione valuta e sottopone alla procedura di comitologia.
“Abbiamo previsto questi scenari in cui l’armamento in questione non è disponibile nel primo livello”, ha affermato Ujvari, ricordando che il primo esborso, relativo ai droni, conteneva già una richiesta di deroga e che la deroga è stata concessa.
Alla richiesta di indicare una tempistica concreta per l’acquisto e la consegna di intercettori e missili, il portavoce ha riconosciuto la gravità della situazione sul terreno, ma ha difeso il quadro procedurale previsto dal regolamento. Per procedere a un esborso sotto la componente difesa, ha spiegato, serve innanzitutto un “product schedule” da parte dell’Ucraina. Kyiv è libera di stabilire quali armamenti richiedere e per quali finalità utilizzare i fondi destinati alla difesa. La Commissione deve poi valutare la richiesta alla luce del regolamento, verificare l’eventuale necessità di una deroga e analizzare i contratti firmati.
Il portavoce UE ha sottolineato che Bruxelles sta procedendo “molto rapidamente”. Nel caso del primo esborso, ha affermato, i contratti erano arrivati solo la settimana precedente e la Commissione ha esaminato in pochi giorni centinaia di contratti e migliaia di pagine. “Sappiamo qual è la posta in gioco ed è per questo che stiamo andando il più rapidamente possibile”, ha dichiarato, aggiungendo che la Commissione agisce con urgenza proprio alla luce dell’evoluzione della situazione sul campo di battaglia.
A rafforzare la posizione dell’esecutivo europeo è intervenuto anche il viceportavoce capo della Commissione, Olof Gill, sottolineando che “l’impegno della Commissione europea è indiscutibile”. Per Gill Bruxelles è pienamente consapevole delle difficoltà sollevate e che sta adottando “ogni passo possibile” per affrontarle. Gill ha anche ricordato il recente incontro tra la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, dopo il quale von der Leyen ha chiarito che Bruxelles intende affrontare questi problemi.

