La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha concluso una missione politica di due giorni nel Caucaso meridionale con tappe a Baku, in Azerbaigian, e a Erevan, in Armenia, segnando un nuovo tentativo dell’Unione europea di consolidare il proprio ruolo nella regione attraverso una strategia che intreccia diplomazia, energia e investimenti infrastrutturali.

Le tensioni legate al conflitto del Nagorno-Karabakh, che ha profondamente segnato i rapporti tra i due Paesi negli ultimi anni, restano strutturali e non destinate a dissolversi nel breve periodo. Tuttavia, la netta vittoria di Contratto Civile, il partito del premier Nikol Pashinyan, nelle recenti elezioni parlamentari armene segnala che una parte significativa della popolazione sostiene il processo di pace con Baku avviato dal governo. Secondo Pashinyan, un mancato impegno immediato e concreto con l’Azerbaigian metterebbe a rischio non solo la stabilità e lo sviluppo dell’Armenia, ma anche l’equilibrio complessivo della regione e le sue prospettive di cooperazione futura.

Anche l’Azerbaigian si sta orientando verso una fase di consolidamento post-conflitto, almeno sul piano delle relazioni bilaterali con Erevan. Pur mantenendo una posizione ferma sui propri obiettivi di sicurezza e integrità territoriale, Baku ha progressivamente intensificato i canali di dialogo con la controparte armena, sostenendo un quadro negoziale che punti alla formalizzazione di un accordo di pace.

In questa prospettiva, sia l’Armenia sia l’Azerbaigian sembrano aver individuato nell’Unione europea il partner più adatto ad accompagnare questo processo. Il ruolo dell’Unione è diverso da quello ricoperto nei Balcani occidentali o al confine con la Russia – dove i Paesi coinvolti hanno mostrato interesse nella politica di allargamento – bensì consiste nel rendere irreversibile il processo di pace tra Armenia e Azerbaigian, sostenendo lo sviluppo dei due Paesi e intensificando il partenariato che li lega a Bruxelles.

A Baku, l’energia in primo piano

Nella capitale azera, von der Leyen ha incontrato ieri (mercoledì 1 luglio) il presidente Ilham Aliyev, a cui ha espresso le congratulazioni per il processo di pacificazione con l’Armenia, definendolo un’opportunità storica per la stabilità regionale. “Insieme, possiamo portare la pace dalla teoria alla pratica”, ha dichiarato la presidente della Commissione.

Il cuore della visita è stato il lancio di un nuovo pacchetto europeo sulla connettività, inserito nella cornice del programma Global Gateway. L’Unione europea prevede fino a 200 milioni di euro in sovvenzioni, con l’obiettivo di mobilitare fino a 2 miliardi di euro in investimenti pubblici e privati per infrastrutture di trasporto, energia e digitale nel Caucaso meridionale. Tra i progetti citati figurano il potenziamento del porto di Baku e il collegamento ferroviario attraverso il Nakhchivan, snodo strategico per i futuri flussi regionali.

Bruxelles ha inoltre proposto la creazione di un partenariato strutturato con l’Azerbaigian sulla connettività, accompagnato da un dialogo ad alto livello su trasporti, energia e infrastrutture digitali. L’obiettivo è istituzionalizzare la cooperazione e rendere l’Azerbaigian un hub logistico tra Europa, Mar Caspio e Asia centrale. Un ulteriore tassello è la proposta di una conferenza regionale sugli investimenti da tenersi a Baku entro il 2026, che dovrebbe riunire istituzioni finanziarie internazionali e investitori privati.

Accanto alla dimensione infrastrutturale, la Commissione ha annunciato un programma da 20 milioni di euro per la cosiddetta “pace sul territorio”, destinato alle comunità di confine in Armenia e Azerbaigian. Gli interventi includeranno sanità, sminamento, sviluppo rurale e sostegno alle piccole imprese.

Von der Leyen ha inoltre ribadito il ruolo di Baku come partner affidabile per la sicurezza energetica europea, richiamando il contributo del Corridoio Meridionale del Gas nel periodo di crisi delle forniture russe. Tuttavia, la prospettiva europea si sta spostando verso una fase successiva. La Commissione punta ora a integrare l’Azerbaigian nella transizione energetica europea, valorizzando il potenziale delle rinnovabili, in particolare l’eolico offshore nel Mar Caspio.

“Sosteniamo il piano di un corridoio energetico verde”, ha affermato von der Leyen. “Una maggiore produzione di energia rinnovabile può anche liberare più gas per l’esportazione e contribuire così a rafforzare la sicurezza energetica regionale, attraverso la condivisione con i Paesi vicini”.

Entrambe le parti si augurano che alcuni di questi importanti risultati possano essere portati a termine entro la primavera del 2028, quando l’Azerbaigian ospiterà la dodicesima Comunità Politica Europea (CPE). La sede della riunione dell’organizzazione è stata decisa insieme all’Armenia, che ha ospitato l’ultima CPE a marzo di quest’anno e rappresenta uno dei simboli più tangibili del processo di pacificazione e del legame sempre più stretto con l’Unione europea.

A Erevan, l’Armenia può contare sull’Europa

Oggi (giovedì 2 luglio), a Erevan, il tono politico è cambiato ma la strategia è rimasta coerente. Von der Leyen ha incontrato il primo ministro Nikol Pashinyan elogiando la sua scelta di avvicinamento all’Unione europea. L’Armenia è infatti stata per anni legata alla Russia, ma il mancato intervento di Mosca al riaffiorare del conflitto nel Nagorno-Karabakh ha definitivamente cambiato la prospettiva internazionale del Paese, che sta gradualmente abbandonando le organizzazioni definite dal Cremlino dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica per agganciarsi sempre più a quelle di Bruxelles.

“L’Armenia prosegue sulla strada della democrazia, delle riforme, della pace e di una più stretta collaborazione con l’Europa. E sono qui per dirvi: potete contare su di noi”, ha dichiarato la presidente della Commissione, che ha pure lodato la progressiva normalizzazione delle relazioni armene con la Turchia. “Queste decisioni hanno richiesto coraggio politico e leadership, e so che i loro frutti saranno immensi”, ha aggiunto.

Anche in questo caso, il perno dell’intervento europeo è stato un pacchetto da 200 milioni di euro nell’ambito del Global Gateway, destinato a mobilitare fino a 2 miliardi di euro per infrastrutture strategiche. In Armenia, i fondi saranno utilizzati per modernizzare valichi di frontiera e reti stradali, con l’obiettivo di integrare il Paese nei corridoi regionali. Parallelamente, la Commissione ha annunciato un programma da 20 milioni di euro per le comunità di confine, con focus su sviluppo locale, agricoltura e gestione delle risorse idriche.

Uno degli elementi più espliciti del discorso di von der Leyen a Erevan ha riguardato la pressione economica esercitata dalla Russia sull’Armenia. Contro la “coercizione economica” russa sull’Armenia, la presidente della Commissione ha annunciato misure concrete di sostegno, dichiarando come “quando la pressione su un nostro partner aumenta, l’Unione europea interviene”. Tra le misure, von der Leyen ha menzionato un ulteriore pacchetto da 18 milioni di euro e, soprattutto, una proposta di liberalizzazione commerciale che potrebbe aprire l’80% delle esportazioni armene al mercato europeo senza dazi.

L’impatto potenziale è rilevante: secondo la Commissione, quasi tutte le esportazioni agricole armene – frutta, verdura e piante – potrebbero essere reindirizzate verso il mercato europeo, insieme a oltre il 90% di bevande e distillati. Bruxelles punta così a ridurre la dipendenza economica di Erevan dalla Russia e a favorire una rapida riconfigurazione delle catene di esportazione.

La pace attraverso la connettività

Nel complesso, la visita di von der Leyen conferma l’evoluzione della strategia europea nel Caucaso meridionale: dalla diplomazia tradizionale a un approccio che combina infrastrutture, energia e incentivi economici come strumenti di stabilizzazione geopolitica.

La “pace attraverso la connettività” diventa così il paradigma operativo dell’Unione europea nella regione, quello per cui la costruzione di reti fisiche – strade, ferrovie, cavi elettrici e digitali – possa consolidare la pace politica e prevenire nuove tensioni.

Eppure, proprio questa ambizione evidenzia anche i limiti strutturali dell’azione europea. In assenza di una vera politica estera comune pienamente integrata, l’Unione procede per somma di iniziative, anziché con una strategia geopolitica unitaria. È una presenza significativa ma non sempre coerente, che deve fare i conti con la frammentazione decisionale tra Stati membri e con la difficoltà di tradurre il peso economico europeo in influenza politica altrettanto compatta.

In questo quadro, la scelta di concentrare attenzione e risorse sul Caucaso meridionale appare però tutt’altro che casuale. Si tratta di una regione di cerniera tra Europa, Mar Caspio e Asia centrale, cruciale per i corridoi energetici e commerciali alternativi alla Russia. Proprio Mosca, del resto, ha ultimamente mantenuto un rapporto selettivo con questi Paesi: presenza forte quando necessario a tutelare i propri interessi strategici, più intermittente nei momenti di minore convenienza politica o militare.

L’Unione europea – su richiesta delle parti in causa – prova quindi a inserirsi in questo spazio aperto, offrendo stabilità, investimenti e prospettive di integrazione economica dove altri attori agiscono in modo più discontinuo o puramente opportunistico. Non si tratta ancora di un protagonismo compiuto, ma di una presenza che cerca di trasformare la geografia della regione in una leva di influenza, nella speranza che la connettività possa risultare elemento di stabilità e sviluppo per i due Paesi e di affidabilità per Bruxelles stessa.

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