Si è aperta a Danzica la Conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina, co-organizzata da Polonia e Ucraina con il sostegno dell’Unione europea. Dopo giorni difficili, in cui sono riemerse tensioni mai del tutto sopite tra i due Paesi – secondo molti osservatori alla base del mancato invito al presidente polacco Karol Nawrocki – numerosi leader europei, insieme a imprenditori e manager, si sono riuniti per ribadire che solo un’azione comune può davvero dare nuovo slancio a Kyiv.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky non è presente, verosimilmente per evitare di accentuare ulteriormente l’assenza del suo omologo polacco e non alimentare polemiche, privilegiando invece un clima più disteso e orientato al dialogo, nell’interesse dell’Ucraina e dell’Europa. Le delegazioni dei due Paesi co-organizzatori sono guidate dai rispettivi primi ministri, Donald Tusk e Julia Svyrydenko.

I due hanno aperto la cerimonia inaugurale intervenendo uno dopo l’altro dal palco. Sono poi seguiti gli interventi della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e del presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. La sessione ha quindi lasciato spazio ad altri leader nazionali; tra i presenti in prima fila si sono notati il tedesco Friedrich Merz, il ceco Andrej Babiš e lo slovacco Robert Fico.

Tusk ha posto il focus del suo intervento sulla città in cui la Conferenza si svolge: Danzica. Oltre a essere la sua città natale, Danzica porta con sé un valore simbolico non indifferente, è infatti qui che il 1° settembre del 1939 avvenne quello che Tusk chiama “il giorno più buio della storia europea”, ossia l’invasione nazista che diede inizio alla Seconda guerra mondiale, ed è sempre qui che, nel 1989, i polacchi – attraverso il movimento sindacale Solidarność – misero fine al regime comunista e avviarono il loro percorso democratico.

“L’unificazione dell’Europa e del mondo libero è la nostra missione”, ha dichiarato Tusk. “Sono orgoglioso che tanti presidenti, primi ministri, businessmen e manager siano qui Danzica con l’intenzione di aiutare a ricostruire l’Ucraina. Insieme, possiamo costruire un futuro su verità, rispetto reciproco e solidarietà”.

L’esclusione di Karol Nawrocki dalla Conferenza di Danzica aggrava la crisi tra Polonia e Ucraina

La parola “solidarietà” è stata la più pronunciata nel corso della cerimonia, in parte proprio perché la traduzione del polacco “solidarność”, ma anche perché si tratta di uno dei valori caratterizzanti la società europea per come voluto dall’articolo 2 del Trattato sull’Unione europea.

La stessa Svyrydenko ha ringraziato tutti coloro che hanno espresso solidarietà all’Ucraina nei quattro anni trascorsi dall’invasione russa del 24 febbraio 2022, a partire dalla vicina Polonia. Ha sottolineato come tale solidarietà sia stata il vero motore della resistenza, ma anche come, da sola, non sarebbe stata sufficiente a permettere a Kyiv di arrivare in buona salute al 2026, gli investimenti hanno fatto la loro parte.

“Siamo grati per gli investimenti dell’Unione europea, che oltre a sostenere le nostre difese stanno favorendo l’integrazione e la creazione di opportunità commerciali e strategiche; l’Ucraina ha compreso che non esiste alternativa: o cambiare o morire, e impegnandosi nel percorso verso Bruxelles sta dimostrando di aver scelto la prima opzione”, ha detto la premier.

Con un appello ai presenti, Svyrydenko ha chiuso il suo intervento dichiarando: “Siamo qui per dimostrare quanto abbiamo imparato negli ultimi anni e per plasmare il nostro futuro”.

Von der Leyen ha aperto il suo intervento ringraziando Tusk per aver ospitato la conferenza proprio nella “città della libertà e della solidarietà”. La presidente della Commissione ha insistito sul valore storico di Danzica come luogo in cui l’Europa ha già dimostrato che la libertà può prevalere sull’oppressione, richiamando esplicitamente la traiettoria che ha portato la Polonia dalla resistenza al comunismo alla piena integrazione nell’Unione europea.

“L’Ucraina sta facendo lo stesso”, ha dichiarato von der Leyen, “non solo ha resistito militarmente, ma ha anche mantenuto una straordinaria capacità di tenuta istituzionale e politica”. La presidente della Commissione ha ricordato che, sin dai primi giorni del conflitto, l’Unione europea ha scelto di affiancare Kyiv con un sostegno economico, militare e umanitario senza precedenti, e che oggi quel sostegno si traduce in un impegno strutturale di lungo periodo.

Particolare enfasi è stata dedicata al processo di adesione: l’apertura del primo cluster negoziale è stata definita “un passaggio concreto, non simbolico, la dimostrazione che il percorso europeo dell’Ucraina non è più soltanto una prospettiva politica ma un processo già in movimento”.

Von der Leyen ha insistito sul fatto che le riforme richieste a Kyiv non rappresentano condizioni esterne, ma strumenti di trasformazione interna che rafforzano lo Stato di diritto e avvicinano il Paese agli standard europei, e che se ancora l’Ucraina deve incidere sullo Stato di diritto – aspetto basilare per ogni Paese dell’Unione – grandi progressi nell’integrazione già sono stati compiuti con l’adesione ai programmi SEPA e Roam Like at Home.

La presidente della Commissione UE ha infine spostato il focus sulla ricostruzione, descrivendola non come un’operazione postbellica limitata alle infrastrutture, ma come un vero e proprio progetto di trasformazione economica e sociale. Ha rivolto un appello diretto agli Stati membri e al settore privato europeo, invitando a considerare gli investimenti in Ucraina come investimenti nel futuro dell’Unione stessa, sottolineando che la stabilità del Paese sarà una componente essenziale della sicurezza europea.

La stessa Unione – ha fatto presente von der Leyen – ha approvato un piano di investimenti in Ucraina da 90 miliardi per i prossimi due anni, di cui più di 2 saranno erogati proprio nella giornata di oggi.

Anche António Costa ha adottato un tono fortemente politico, aprendo il suo intervento con un richiamo alla resilienza ucraina e alla tenuta del fronte europeo nei primi mesi dell’invasione. Ha ricordato come, nel 2022, in molti in Europa e fuori dubitassero della capacità dell’Ucraina di resistere, mentre oggi il quadro sia radicalmente cambiato, con un Paese che continua a combattere e al tempo stesso a portare avanti riforme strutturali in condizioni estremamente difficili.

Il presidente del Consiglio europeo ha ribadito che l’Unione europea non è soltanto un sostenitore esterno, ma il principale partner politico ed economico di Kyiv, sottolineando come il sostegno europeo si sia tradotto in continuità finanziaria, pressione diplomatica sulla Russia e progressivo allineamento istituzionale dell’Ucraina agli standard comunitari. Ha richiamato l’importanza dei 20 pacchetti di sanzioni adottati contro Mosca come elemento centrale della strategia europea di risposta all’aggressione.

Costa ha poi insistito sul carattere “irreversibile” del processo di allargamento, definendolo non come una scelta contingente ma come una direzione strategica dell’Unione. “Puntiamo ad aprire al più presto tutti i restanti cluster”, ha affermato il presidente. “Il processo rimane basato sul merito, ma l’Ucraina ha già realizzato riforme notevoli in circostanze straordinarie. Ribadisco l’impegno assunto dal Consiglio europeo quattro anni e mezzo fa: il futuro dell’Ucraina è nell’Unione europea”, ha affermato.

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