Il tribunale di San Marino ha revocato formalmente il sequestro preventivo dei fondi riconducibili all’investitore bulgaro Asen Christov e alla sua società San Marino Group S.p.A., ordinandone la restituzione nell’ambito della controversia legata al fallito tentativo di acquisire una partecipazione nella Banca di San Marino (BSM).

La decisione, emessa il 29 giugno dal giudice per le indagini preliminari, pone fine al sequestro disposto il 9 novembre 2025. Tuttavia, secondo fonti vicine all’investitore, finora sarebbe stata restituita soltanto una parte dei circa 15 milioni di euro sequestrati: circa 8,5 milioni di euro.

La restante somma sarebbe stata trattenuta dalla Banca di San Marino come garanzia per eventuali future pretese risarcitorie e, in parte, quale anticipo destinato alla fondazione proprietaria dell’istituto.

Cosa ha stabilito il tribunale

Nel provvedimento il giudice afferma che, “pur in presenza del quadro indiziario iniziale, allo stato attuale del procedimento non è possibile accertare con certezza un collegamento tra i presunti reati richiamati nel decreto di sequestro preventivo del 9 novembre 2025 e le somme sottoposte a sequestro”.

Per questo motivo il tribunale ha disposto “l’immediata restituzione delle somme da parte del competente gruppo interministeriale, nell’ambito del procedimento di confisca tuttora pendente”.

La decisione, tuttavia, non equivale a un proscioglimento degli imputati né comporta la chiusura dell’inchiesta. Nove persone sono già state rinviate a giudizio con accuse che comprendono corruzione tra privati, riciclaggio e amministrazione infedele.

I media sammarinesi hanno presentato la decisione come un importante ridimensionamento del cosiddetto “caso bulgaro”, sostenendo che potrebbe favorire un miglioramento delle relazioni con Sofia e rimuovere uno dei principali ostacoli al percorso di associazione di San Marino all’Unione europea. Un quotidiano locale ha descritto la vicenda come passata “da un grande incendio a una piccola fiamma”.

Dal lato bulgaro, tuttavia, la lettura è molto diversa. Sebbene, secondo quanto riferito, circa 8,5 milioni di euro siano stati restituiti a San Marino Group S.p.A. poco dopo la pronuncia del tribunale, l’investitore sostiene che l’intero importo non sia ancora stato recuperato.

In particolare, 5,5 milioni di euro sarebbero ancora trattenuti dalla Banca di San Marino come garanzia rispetto a possibili future rivendicazioni, mentre 1,5 milioni di euro sarebbero stati contabilizzati come anticipo a favore della fondazione proprietaria della banca.

Secondo quanto appreso da EUAlive, questa restituzione solo parziale non soddisfa la posizione dell’investitore, che continua a definire la vicenda un vero e proprio “bank heist” – un furto bancario – sostenendo che le somme versate nell’ambito dell’operazione siano di fatto scomparse dopo il fallimento dell’acquisizione.

Il contesto: la mancata acquisizione della Banca di San Marino

La vicenda risale al 2025, quando il gruppo Starcom, controllato da Christov, presentò un’offerta per acquisire una partecipazione di controllo nella Banca di San Marino, allora detenuta dall’Ente Cassa di Faetano.

Nel corso della trattativa furono trasferiti ingenti fondi, ma l’operazione venne bloccata, il denaro fu sequestrato nell’ambito di un’indagine per presunto riciclaggio e l’acquisizione sfumò definitivamente. Christov ha sempre sostenuto che il sequestro fosse ingiustificato e motivato da ragioni politiche.

Nell’aprile 2026 Starcom e Christov hanno avviato un arbitrato internazionale contro la Repubblica di San Marino ai sensi del trattato bilaterale sulla protezione degli investimenti tra Bulgaria e San Marino, chiedendo un risarcimento di circa 150 milioni di euro.

La Bulgaria ha utilizzato questa vicenda come motivo per non sostenere l’accordo di associazione tra San Marino e l’Unione europea, sollevando dubbi sul rispetto dello Stato di diritto, sulla tutela degli investitori e sul trattamento riservato ai capitali esteri.

Secondo la stampa bulgara e internazionale, il contenzioso è diventato uno dei principali ostacoli al negoziato con Bruxelles, incidendo indirettamente anche sul percorso di associazione di Andorra.

La decisione del tribunale di revocare il sequestro elimina uno degli elementi più simbolici della controversia ed è stata accolta positivamente a San Marino, dove viene interpretata come l’apertura di “nuovi scenari di speranza”.

Resta tuttavia da capire se questa decisione sarà sufficiente a convincere la Bulgaria a ritirare le proprie riserve, soprattutto considerando che soltanto una parte delle somme è stata restituita e che il procedimento penale principale è ancora in corso.

I prossimi sviluppi

Non è ancora chiaro se Christov e Starcom intendano intraprendere ulteriori iniziative giudiziarie oltre all’arbitrato internazionale già avviato, oppure se considereranno la restituzione parziale dei fondi come un primo risultato positivo, pur continuando a seguire il processo principale.

Per San Marino, il caso ha riportato al centro del dibattito la necessità di rafforzare la governance interna e la trasparenza delle istituzioni, tema evidenziato anche da numerosi commentatori locali.

Per la Bulgaria, invece, resta aperta una questione essenziale: la revoca del sequestro sarà sufficiente per modificare la propria posizione sul percorso europeo di San Marino oppure il contenzioso continuerà a pesare sulle relazioni tra i due Paesi?

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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