Il commissario europeo per le Democrazie e la Giustizia, Michael McGrath, ha difeso con forza la tenuta del modello europeo di libertà di espressione, definendolo “più sicuro che in qualsiasi altra parte del mondo”, nella sua lectio magistralis pronunciata il 21 novembre alla Scuola di Giornalismo Luiss. In un dialogo con gli studenti il commissario europeo ha però lanciato un avvertimento sulla vulnerabilità delle democrazie europee davanti a interferenze straniere, in particolare dalla Russia, ma anche campagne di manipolazione online e disinformazione sempre più sofisticata.

Durante la sua permanenza a Roma, il commissario UE ha avuto un colloquio con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e altri esponenti del governo, mentre il 20 novembre ha parlato in audizione davanti alle commissioni riunite Affari costituzionali, Giustizia, Attività produttive e Politiche UE di Camera e Senato. Il commissario UE è reduce dalla presentazione a Bruxelles nelle ultime due settimane di una serie di importanti iniziative che riguardano il suo vasto portafoglio come lo Scudo europeo della democrazia, l’Agenda per la tutela dei consumatori e il piano per ridurre la burocrazia nelle leggi sulla privacy e sul digitale.

Nel suo intervento alla Luiss, McGrath ha voluto sottolineato che la libertà di espressione, ha osservato, è oggi oggetto di un dibattito che si sviluppa tanto online quanto nelle istituzioni, ma nell’Unione resta “un diritto fondamentale di ogni cittadino”. E ha aggiunto che, a dispetto dei critici, chiunque può verificarlo osservando il livello di critica presente nello spazio digitale: “Basta andare online e si troveranno molti esempi di critiche molto forti su politici, decisori politici, media, giudici. Ed è così che dovrebbe essere. Le persone possono avere opinioni molto forti”. L’unico principio, ha chiarito, è che “qualunque cosa sia illegale offline dovrebbe esserlo anche online”.

La minaccia russa e il riferimento all’allarme di Crosetto

L’intervento di McGrath è arrivato in un momento in cui il tema della guerra ibrida e della manipolazione dell’informazione è al centro del dibattito anche in Italia. Una studentessa ha richiamato il non paper del ministro della Difesa Guido Crosetto sulla minaccia ibrida proveniente da Russia, Cina, Corea del Nord e Iran, chiedendo quale risposta l’Unione possa offrire per difendere l’opinione pubblica.

McGrath ha confermato che la minaccia è tangibile: “Siamo esposti a manipolazione, interferenze e disinformazione. La disinformazione deliberata viene diffusa con l’obiettivo di influenzare l’esito delle elezioni, minare la fiducia nella nostra democrazia, nelle nostre istituzioni e, quando perpetrata da alcuni attori, indebolire l’Unione eeuropea”. Ha poi sottolineato che “la pressione esercitata dalla Russia di Putin è particolarmente forte”, citando casi recenti come il tentativo di interferenza nelle elezioni moldave.

Un rischio che, secondo il commissario, si amplifica in un ecosistema informativo dominato da algoritmi e piattaforme globali che decidono “chi vede cosa” e che possono alterare il dibattito pubblico: “Gli algoritmi manipolano il modo in cui i nostri cittadini discutono, dibattono. Quando prendiamo in mano il telefono, chi decide cosa vediamo?”.

Il ruolo degli studenti: pensiero critico e consapevolezza digitale

La lectio — tenuta in un’aula gremita di futuri giornalisti — ha assunto presto i toni di un dialogo serrato con gli studenti. Una parte consistente della discussione è stata dedicata alla capacità dei giovani di riconoscere fake news, deepfake e contenuti manipolati.

McGrath ha raccontato un episodio recente della campagna presidenziale irlandese: un deepfake, circolato due giorni prima del voto, mostrava una candidata mentre annunciava il ritiro dalla corsa. “Era falso, ma credibile. Io l’ho riconosciuto perché guardo il telegiornale ogni sera. Non tutti l’hanno fatto. E se la qualità fosse stata ancora più alta, forse non l’avrei riconosciuto nemmeno io”.

Per questo, ha spiegato, serve una regolazione chiara: video del genere “non dovrebbero circolare, o almeno dovrebbero essere etichettati come contenuti generati dall’intelligenza artificiale”.

Nel confronto con gli studenti, McGrath ha riconosciuto che la minaccia non viene solo da attori esterni: nella cosiddetta “era post-verità”, anche figure istituzionali o protagonisti del dibattito pubblico possono contribuire alla polarizzazione diffondendo contenuti distorti o semplificazioni fuorvianti.

Un tema su cui ha insistito più volte è il ruolo dell’anonimato e dei bot: “Se risponde un giornalista, lo sai. Ma se ricevi insulti o attacchi da pseudonimi anonimi, come fai a sapere se sono bot o persone reali? È parte della vulnerabilità del nostro ecosistema informativo”.

Secondo i dati citati dal commissario, “nove giovani su dieci ritengono che il comportamento inautentico online — bot, account fittizi, campagne manipolative — rappresenti un rischio serio per le democrazie europee”.

Il pacchetto UE per difendere la democrazia

Dal piano politico, McGrath è passato agli strumenti concreti che la Commissione sta mettendo in campo, in particolare lo Scudo europeo per la democrazia presentato lo scorso 11 novembre e che ha l’obiettivo di: proteggere lo spazio informativo europeo, rafforzare la resilienza delle istituzioni democratiche e dei media, sostenere la partecipazione civica e il coinvolgimento dei cittadini.

Il cuore operativo del piano sarà il Centro europeo per la resilienza democratica, che McGrath presiederà. Il centro coordinerà in tempo reale il monitoraggio e la risposta alle interferenze, armonizzando le capacità degli Stati membri, molto diverse tra loro. “Bisogna muoversi rapidamente — ha spiegato il commissario — perché in 48 ore un contenuto manipolato può alterare il processo elettorale”. Ha anche riferito che, nel colloquio del giorno precedente, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha confermato il sostegno italiano al nuovo centro.

Altra iniziativa annunciata nei giorni scorsi e che sarà presentata nel 2026 è il Digital Fairness Act che punta a limitare i “dark patterns”, le tecniche di persuasione occulta e la personalizzazione manipolativa dei contenuti: “Un tema centrale, soprattutto per i più giovani, che si informano quasi esclusivamente attraverso piattaforme digitali”.

Altra iniziativa fondamentale è la contestata revisione del General Data Protection Regulation (GDPR) nell’ambito del pacchetto di semplificazione digitale. Il commissario ha illustrato i cambiamenti proposti dalla Commissione, finalizzati a semplificare l’esperienza degli utenti — ad esempio introducendo il consenso unico sui cookie valido per sei mesi — e a integrare le norme con l’evoluzione tecnologica. “La protezione dei dati è un diritto fondamentale, ma deve dialogare con l’innovazione. Siamo convinti di aver trovato un equilibrio adeguato”.

Non tutto è colpa dell’interferenza esterna: le democrazie devono saper funzionare

Pur riconoscendo la gravità delle operazioni ibride condotte da attori ostili, McGrath ha invitato a mantenere uno sguardo equilibrato sulla lettura dei risultati elettorali. Ha confermato che esistono tentativi di interferenza — “ne abbiamo prove concrete, dalla Moldova a diversi Stati membri” — ma ha insistito sul fatto che non possano diventare la spiegazione automatica di ogni dinamica politica.

“La minaccia c’è e va affrontata con decisione”, ha detto, “ma sarebbe semplicistico attribuire ogni risultato alle azioni di attori stranieri”. Il funzionamento della democrazia, ha spiegato, dipende anche dalla capacità delle istituzioni di rispondere ai problemi che incidono sulla vita quotidiana: servizi sociali, casa, energia, costo della vita. “Le persone votano per molte ragioni diverse. La politica deve dimostrare di saper rispondere. La nostra responsabilità è far sì che la democrazia funzioni davvero, non limitarci a difenderla”.

Rispondendo a una domanda sulla tutela dell’informazione professionale, McGrath ha ricordato l’importanza dell’European Media Freedom Act, che introduce garanzie contro interferenze politiche, pressioni sui giornalisti e sorveglianza ingiustificata.

Ha poi annunciato che nel 2026 la Commissione avvierà la revisione della direttiva sui servizi di media audiovisivi, concentrandosi sulla “prominenza” dei contenuti giornalistici sui social: “L’ecosistema digitale incentiva a nascondere ciò che non porta ricavi pubblicitari. Dobbiamo valutare se serva un intervento per garantire visibilità ai media indipendenti”.

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