Nel suo primo vertice del Consiglio europeo da primo ministro della Bulgaria, Rumen Radev ha assunto una posizione combattiva simile a quella dell’ex leader ungherese Viktor Orbán, segnalando immediatamente la volontà di Sofia di utilizzare il proprio potere di veto sul proposto ventunesimo pacchetto di sanzioni dell’Unione europea contro la Russia.
Parlando giovedì (18 giugno) ai giornalisti a Bruxelles prima dell’inizio degli incontri, Radev ha dichiarato che la Bulgaria porrà il veto al pacchetto se il patriarca ortodosso russo Kirill non verrà rimosso dalla lista dei sanzionati, sostenendo che non si debba mescolare la politica con la religione e richiamando il patrimonio comune ortodosso.
“L’epoca delle Crociate è finita”, ha affermato Radev in modo netto. “Non mi interessa personalmente il patriarca Kirill. Mi interessa la Chiesa ortodossa russa”, alla quale ha attribuito un ruolo nell’aiutare la liberazione della Bulgaria dal dominio ottomano. Ha inoltre citato i rischi economici per il Paese, tra cui le conseguenze sulla raffineria Lukoil di Burgas, sui pezzi di ricambio per la metropolitana di Sofia, sulle forniture di fertilizzanti e sulle attività nucleari.
Il ventunesimo pacchetto di sanzioni, che comprende misure contro il settore energetico, la cosiddetta “flotta ombra” russa e figure di alto profilo come il patriarca Kirill, dovrà ora affrontare ulteriori ritardi in attesa del lavoro dei ministri degli Esteri previsto a luglio.
Le dichiarazioni di Radev hanno posizionato la Bulgaria come il più recente ostacolo all’unità dell’Unione europea sulla Russia, dopo che il recente cambiamento politico in Ungheria ha ridotto l’influenza di Orbán. Analisti e diplomatici si sono apertamente chiesti se il populista scettico nei confronti della Russia – appena uscito da una vittoria elettorale schiacciante – possa riempire il vuoto lasciato dal precedente ruolo di “guastatore” all’interno del Consiglio europeo.
Nonostante la forte retorica sul nuovo pacchetto di sanzioni, la Bulgaria non ha bloccato il consenso più ampio dell’Unione. I leader europei, incluso Radev, hanno adottato conclusioni sull’Ucraina, sulla difesa e sicurezza europea e sul consueto rinnovo delle sanzioni già esistenti contro la Russia. Radev ha inoltre confermato il sostegno ai negoziati di adesione dell’Ucraina nell’Unione europea.
La sessione del Consiglio europeo ha messo in evidenza fratture sempre più profonde sul modo in cui – o se – relazionarsi con il Cremlino, con il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz che hanno lanciato un duro attacco ai contatti informali con Mosca del presidente del Consiglio europeo António Costa.
Le potenze dell’E3 hanno sostenuto che il momento per negoziare con Putin non sia ancora arrivato e che qualsiasi futuro dialogo debba essere guidato da Francia, Germania e Regno Unito, non dalle istituzioni dell’Unione. Diversi leader dell’Europa orientale e settentrionale si sono schierati a sostegno di questa posizione, denunciando i tentativi prematuri di apertura diplomatica come una forma di appeasement fuori luogo.
La frattura si è manifestata in un momento in cui gli attacchi ucraini stavano letteralmente incendiando infrastrutture energetiche russe: un potente promemoria del fatto che la capacità di pressione di Putin si sta indebolendo sotto la pressione costante, mentre le divisioni interne all’Unione rischiano di complicare una strategia comune.
La prima giornata del vertice di due giorni ha incluso un incontro con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, alla sua prima visita a Bruxelles dopo la destituzione politica di Orbán. Una fotografia circolata dell’incontro tra Radev e Zelenskyy ha mostrato un’atmosfera particolarmente tesa, richiamando precedenti scontri pubblici tra i due leader. Zelensky ha utilizzato l’occasione per chiedere un’accelerazione del percorso di adesione all’Unione dell’Ucraina.
Nel corso delle conversazioni con i giornalisti, Zelensky ha espresso una valutazione fiduciosa sulla posizione militare dell’Ucraina e sulle necessità future. Ha descritto i colloqui come i più lunghi e sostanziali mai avuti dall’Ucraina con i suoi partner, sottolineando il riconoscimento generale della forza del Paese. Zelensky ha evidenziato la necessità urgente di sistemi di difesa aerea, finanziamenti per i contratti dell’esercito e sviluppo europeo di missili balistici, chiedendo inoltre un pieno coinvolgimento europeo sulle sanzioni, senza eccezioni, sul sequestro dei beni russi e sul sostegno finanziario all’Ucraina.
In una dichiarazione particolarmente significativa, ha affermato: “Oggi l’Ucraina è de facto il secondo esercito della NATO, che non è inferiore al secondo esercito del mondo”, aggiungendo che questa realtà rende indispensabile l’ingresso dell’Ucraina nella NATO anche de iure e che le garanzie di sicurezza sono fondamentali per prevenire future aggressioni da parte di Putin. Ha inoltre annunciato accordi per ulteriori forniture di F-16 e la necessità urgente di addestrare nuovi piloti, definendo storicamente significativa l’apertura del primo capitolo dei negoziati di adesione all’Unione europea.
Le discussioni della prima giornata del vertice hanno riguardato anche competitività, sfide economiche globali e allargamento, con i lavori destinati a proseguire venerdì. Il debutto di Radev ha già attirato l’attenzione come banco di prova per capire se la Bulgaria diventerà un nuovo punto di conflitto interno all’Unione sulla politica nei confronti della Russia.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

