Lunedì 29 giugno, nelle sontuose sale della residenza di Stato di Diaoyutai a Pechino, il leader bielorusso Aljaksandr Lukašėnka – da tempo soprannominato il “maestro della sopravvivenza” – ha ricevuto un’accoglienza particolarmente calorosa. Il presidente cinese Xi Jinping lo ha salutato come “il mio caro amico”, elogiando il legame tra i due Paesi definito di “ferrea amicizia”.

Il clima in Cina è apparso in netto contrasto con la tappa precedente di Lukašėnka in Russia, dove il 26 giugno ha incontrato Vladimir Putin nella residenza privata di Valdai, in un contesto descritto come più teso del solito.

Lukašėnka è volato direttamente da Mosca a Pechino, segnando una sequenza diplomatica significativa. L’incontro con Putin, rimasto riservato nei dettagli e tenuto in una sede che il presidente russo utilizza raramente per leader stranieri, era ufficialmente dedicato alla cooperazione nello Stato dell’Unione, agli scambi economici e ai progetti comuni. Tuttavia, sono emerse poche informazioni pubbliche, in un momento reso delicato dalle pressioni ucraine sulle infrastrutture bielorusse utilizzate nei raid russi con droni.

Nei giorni precedenti, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky aveva lanciato un ultimatum di una settimana chiedendo a Minsk di disattivare le stazioni di ritrasmissione dei segnali nelle regioni di Gomel e Brest, utilizzate – secondo Kyiv – per guidare i droni russi Shahed contro il nord dell’Ucraina. Zelensky aveva avvertito che, in caso di mancato intervento, l’Ucraina avrebbe agito autonomamente.

Entro il 22 giugno, tali apparecchiature sarebbero state disattivate, e il 24 giugno Zelensky ha annunciato che non erano più operative. Non è chiaro se la Bielorussia le abbia effettivamente smantellate o solo spente, né se altri fattori abbiano contribuito, ma l’episodio ha evidenziato la posizione delicata di Minsk tra la pressione di Mosca e le minacce di ritorsione di Kyiv.

Putin, che considera Lukašėnka un alleato strettamente legato allo Stato dell’Unione, avrebbe interpretato con irritazione qualsiasi segnale di autonomia, in un quadro in cui Mosca spinge per una maggiore integrazione militare e mantiene anche capacità strategiche – inclusa la presenza di armi nucleari tattiche in territorio bielorusso.

A Pechino, Xi Jinping ha invece offerto a Lukašėnka un sostegno pubblico esplicito. “La Cina sostiene la Bielorussia nel salvaguardare la propria sovranità, indipendenza e integrità territoriale e nel seguire un percorso di sviluppo conforme alle proprie condizioni nazionali”, ha dichiarato. Xi ha descritto i rapporti bilaterali come una “partnership strategica globale in ogni stagione”, giunta a un “livello storico”, capace di resistere alle turbolenze internazionali, promettendo ulteriore cooperazione nell’ambito della Belt and Road Initiative.

Lukašėnka ha ricambiato sottolineando il ruolo del parco industriale “Great Stone” vicino a Minsk, sostenuto da investimenti cinesi, e ha ringraziato Pechino per la designazione del biennio 2026-2027 come anni della cooperazione industriale. Ha inoltre evidenziato la soddisfazione per la collaborazione tecnologica e per il dialogo regolare su questioni internazionali e regionali, suggerendo che il rapporto con la Cina rappresenti per Minsk un importante margine di manovra.

Questa dinamica riflette la strategia di lungo periodo di Lukašėnka, al potere dal 1994, basata sull’equilibrio tra una forte dipendenza dalla Russia in materia di sicurezza ed energia e un progressivo avvicinamento ad altri attori internazionali. La Bielorussia ha fornito un ruolo logistico chiave all’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, ma ha evitato un coinvolgimento diretto nel conflitto, nonostante le pressioni di Mosca.

L’episodio delle stazioni per i droni ha aggiunto ulteriore urgenza al quadro: la risposta di Minsk all’ultimatum ucraino – comunque avvenuta – ha permesso a Lukašėnka di evitare un’escalation immediata, mantenendo al tempo stesso margini di autonomia nei confronti del Cremlino. Il successivo incontro a Valdai potrebbe aver affrontato proprio queste tensioni, mentre il rapido viaggio verso Pechino appare come un segnale di bilanciamento diplomatico verso la Cina.

Per Pechino, il rafforzamento dei legami con Minsk si inserisce nella più ampia strategia eurasiatica. La Cina considera la Bielorussia un partner utile in un ordine multipolare e ha intensificato investimenti e scambi commerciali, che hanno raggiunto circa 8,86 miliardi di dollari, offrendo a Minsk un sostegno economico contro l’isolamento occidentale.

L’abbraccio diplomatico di Xi ha anche una valenza più ampia: sottolinea l’idea di relazioni basate sulla sovranità degli Stati, coerente con la narrativa cinese di opposizione alle logiche di blocco e di “egemonia”.

In questo contesto instabile, Lukašėnka continua a muoversi tra le grandi potenze, sfruttando le rivalità internazionali per preservare margini di autonomia e sopravvivenza politica.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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