In una potente dichiarazione congiunta indirizzata al segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, 75 premi Nobel provenienti da tutto il mondo hanno espresso profonda allerta per le “violazioni diffuse, sistematiche e continue dei diritti umani” in Iran, in particolare per una nuova ondata di esecuzioni che colpisce i prigionieri politici e i partecipanti alle proteste nazionali del gennaio 2026.
I firmatari – tra cui figure di rilievo come il premio Nobel per la pace nel 1996 e Presidente di Timor Est José Ramos-Horta, i fisici Pierre Agostini, Alain Aspect e Barry Barish, gli economisti Oliver Hart e Bengt Holmström, e i premi Nobel per la letteratura Kazuo Ishiguro e Olga Tokarczuk – sottolineano che i diritti fondamentali alla vita, alla libertà di espressione, a un processo equo e alla libertà dalla tortura vengono sistematicamente negati al popolo iraniano.
Le proteste del gennaio 2026 e la brutale repressione
La dichiarazione arriva sulla scia di massicce proteste antigovernative scoppiate alla fine di dicembre 2025 e culminate nel gennaio 2026, innescate da gravi difficoltà economiche, repressione e lamentele di lunga data contro il regime teocratico. Le manifestazioni si sono diffuse in decine di città e province, con i manifestanti che chiedevano un cambiamento radicale.
Le forze di sicurezza iraniane hanno risposto con estrema violenza. Le stime indipendenti del bilancio delle vittime durante la repressione variano ampiamente ma sono devastanti: gruppi per i diritti umani come HRANA hanno documentato oltre 7.000 morti confermati, mentre alcune fonti che citano dati medici e autorità locali hanno indicato cifre fino a 30.000-36.500 nei giorni più intensi della repressione, in particolare tra l’8 e il 9 gennaio.
Il governo iraniano ha ufficialmente riportato circa 3.117 morti. Decine di migliaia di persone sono state arrestate, con oltre 4.000 detenuti con accuse legate alla sicurezza nella sola prima ondata.
Da marzo 2026, le autorità hanno intensificato l’uso della pena di morte come strumento di repressione politica. Le organizzazioni per i diritti umani segnalano che almeno 22-39 prigionieri politici – tra cui molti arrestati durante le proteste di gennaio – sono stati giustiziati in processi segreti segnati da torture, confessioni forzate e negazione del giusto processo.
Le esecuzioni continuano a ritmo rapido, con casi specifici che coinvolgono manifestanti, dissidenti e individui accusati di legami con gruppi di opposizione come l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI/MEK).
Gli appelli urgenti dei premi Nobel
I premi Nobel chiedono l’immediata sospensione di tutte le esecuzioni politiche, la liberazione dei prigionieri politici e dei manifestanti detenuti, accesso senza restrizioni per osservatori internazionali ai centri di detenzione e che i governi democratici rendano l’abolizione della pena di morte una condizione centrale in tutti i rapporti con l’Iran.
Sostengono esplicitamente la grande manifestazione prevista per il 20 giugno 2026 a Parigi – la “Giornata dei Martiri e dei Prigionieri Politici” – dove oltre 100.000 iraniani e sostenitori dovrebbero riunirsi per amplificare queste richieste.
La dichiarazione sostiene inoltre la visione democratica delineata nel Piano in Dieci Punti di Maryam Rajavi per una transizione pacifica verso la sovranità popolare attraverso un governo temporaneo sotto il Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran (NCRI), sottolineando un cambiamento senza intervento militare straniero e senza ritorno a qualsiasi forma di dittatura.
Una straordinaria manifestazione di coscienza globale
Questa ampia coalizione di 75 premi Nobel – che spazia tra pace, fisica, chimica, medicina, economia e letteratura – sottolinea la gravità della crisi. Si aggiunge ad appelli precedenti, incluso uno di 24 olimpionici e precedenti dichiarazioni di oltre 100 premi Nobel sul bilancio dei diritti umani in Iran.
Come avvertono i firmatari, il silenzio internazionale incoraggia ulteriori repressioni. Con decine di persone ancora a rischio di esecuzione imminente, la loro voce unitaria aggiunge un significativo peso morale agli appelli per un intervento urgente delle Nazioni Unite e della comunità internazionale per salvare vite e difendere i diritti umani universali in Iran.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da EUAlive disponibile qui.

