Ursula von der Leyen non può più nascondersi dietro nuove strategie e nuovi piani. Dopo due anni del suo secondo mandato, la sua Commissione dovrà dimostrare mercoledì (16 settembre) nello Stato dell’Unione europea (SOTEU) come intende ridurre i costi dell’energia, aumentare la competitività dell’economia europea e affrontare il crescente euroscetticismo.
Davanti alla plenaria del Parlamento europeo di Strasburgo, la presidente della Commissione presenterà le principali priorità per il prossimo anno, ma questa volta dovrà soprattutto rispondere a una domanda: che cosa è realmente in grado di fare Bruxelles per la difesa europea, la competitività dell’economia, i prezzi dell’energia e il proseguimento del sostegno all’Ucraina?
Le ambizioni sono enormi – dalla ricostruzione della competitività economica dell’Unione europea al rafforzamento del suo ruolo nel mondo – ma von der Leyen deve finalmente dimostrare che Bruxelles è capace di trasformare il proprio entusiasmo in risultati concreti, invece di limitarsi ad attribuirsi il merito di successi dal significato effettivo modesto.
SOTEU: da dove nasce?
Il dibattito annuale sullo stato dell’Unione europea è chiaramente ispirato alla tradizione americana dello State of the Union Address. Negli Stati Uniti, il presidente presenta al Congresso una valutazione della situazione del Paese e le principali linee d’azione dell’amministrazione. Si tratta di una tradizione di lunga data, che costituisce un elemento del sistema costituzionale di controllo del potere esecutivo da parte del Congresso.
A Bruxelles non esiste un obbligo analogo previsto dai Trattati. Nonostante ciò, il SOTEU è diventato un appuntamento fisso del calendario europeo. Le origini formali dell’attuale formato risalgono al 2010, quando il Parlamento europeo e la Commissione europea conclusero un accordo quadro sui loro rapporti reciproci e sul programma di lavoro annuale.
Fu stabilito che, durante la prima sessione plenaria del Parlamento di settembre, il o la presidente della Commissione avrebbe pronunciato un discorso volto a fare il punto sulle attività svolte fino a quel momento e a fissare le priorità per l’anno successivo. Il primo intervento di questo tipo fu pronunciato da José Manuel Barroso il 7 settembre 2010.
I primi anni del SOTEU coincisero con la crisi finanziaria e del debito in Europa. Per questo motivo, i discorsi di Barroso tra il 2010 e il 2013 si concentrarono soprattutto sull’economia, sulle riforme e sul futuro dell’Eurozona. Nel 2012, tuttavia, Barroso si spinse oltre, presentando una visione di un’Europa più integrata e proponendo la creazione di una “federazione di Stati” basata sulla condivisione della sovranità.
Il dibattito assunse una nuova dimensione politica durante il mandato di Jean-Claude Juncker, che pronunciò il suo primo SOTEU nel 2015, nel pieno della crisi migratoria, della guerra in Ucraina e delle controversie sul futuro dell’Unione. Fu anche il primo discorso di un presidente della Commissione eletto dal Parlamento attraverso la procedura degli Spitzenkandidaten, elemento che rafforzava la sua responsabilità politica nei confronti degli eurodeputati.
Von der Leyen è ormai una vera veterana del SOTEU. Il discorso di quest’anno sarà infatti il suo ottavo in qualità di presidente della Commissione europea. Nel corso degli anni, la politica tedesca ha sviluppato uno stile personale per questi interventi: parla dell’Unione più come di uno Stato che opera in condizioni di pressione geopolitica e meno come di un progetto regolamentare o di una comunità politica, segnando una netta differenza rispetto a Barroso e Juncker.
Il suo approccio è inoltre più “presidenziale” nella costruzione del messaggio. Non si limita a elencare le iniziative della Commissione, ma cerca di inserirle in un’unica narrazione politica: l’Europa deve essere sicura, competitiva e capace di agire autonomamente.
Nel 2025, accanto all’Ucraina e alle sanzioni, sono comparsi temi come il “Made in Europe”, gli investimenti nelle tecnologie, la semplificazione normativa e una maggiore autonomia economica.
Le sfide per von der Leyen e la Commissione europea
Quest’anno la presidente della Commissione deve presentare un piano concreto per l’attuazione delle misure volte a rafforzare la competitività europea, non un’ulteriore lista di priorità. Delle 383 raccomandazioni contenute nella strategia di Mario Draghi, a luglio 2026 ne era stata attuata pienamente appena il 15,7%, mentre le riforme più importanti – come l’integrazione dei mercati dei capitali, la rimozione delle barriere nel mercato unico e la riduzione delle dipendenze strategiche – sono rimaste bloccate a livello nazionale.
Ci si attendono quindi indicazioni concrete sulla deregolamentazione, sull’energia, sugli investimenti, sulla produttività e sul finanziamento delle imprese europee. Questa settimana la Commissione ha proposto una riforma della normativa sugli appalti pubblici, volta a facilitare l’applicazione di criteri che privilegino la produzione europea e la resilienza delle catene di approvvigionamento.
Von der Leyen dedicherà certamente molta attenzione alla politica industriale e ai rapporti economici con la Cina. La Commissione europea è sotto pressione da parte degli Stati membri affinché protegga maggiormente l’industria europea dalla concorrenza a basso costo proveniente dalla Cina.
Francia, Italia e Germania chiedono restrizioni alle importazioni, tra cui quelle di prodotti chimici e materie plastiche, il tutto sullo sfondo della crisi dell’industria chimica europea, legata agli elevati costi dell’energia e alla debolezza della domanda.
La presidente della Commissione dovrà quindi spiegare come conciliare la politica climatica con la protezione dell’industria. Al Parlamento europeo è già stata avanzata, tra le altre, la proposta di destinare il 75% dei proventi del sistema ETS alla decarbonizzazione dell’industria europea, una proposta che divide gli Stati membri.
Il secondo grande banco di prova sarà il finanziamento delle nuove ambizioni dell’Unione, alla luce dei negoziati sul prossimo bilancio pluriennale. Nel luglio dello scorso anno, la Commissione europea ha proposto un bilancio di quasi 2.000 miliardi di euro per il periodo 2028-2034, mentre la Germania e il gruppo dei Paesi contribuenti netti chiedono tagli e respingono ulteriori forme di indebitamento comune.
Sebbene tutti gli Stati concordino sulla necessità di aumentare la spesa per la difesa e la competitività, quelli tradizionalmente più legati a una politica fiscale rigorosa – come Germania, Austria e alcuni Paesi nordici – sostengono un bilancio maggiormente basato sui risultati e sugli effetti misurabili. Paesi come Polonia, Spagna e Italia sono invece soprattutto favorevoli al mantenimento di finanziamenti stabili per la politica di coesione e per la Politica agricola comune.
Il SOTEU potrebbe inoltre offrire l’occasione per dare una giustificazione politica alle nuove fonti di entrata dell’Unione, le cosiddette “risorse proprie”, che suscitano particolare contrarietà a destra, e per rispondere alla domanda su come finanziare contemporaneamente difesa, Ucraina, transizione energetica, tecnologie e politica industriale senza aumentare i contributi degli Stati membri, un’ipotesi che difficilmente otterrebbe il consenso dei governi.
Ucraina, sicurezza e diplomazia
Il dossier politicamente più delicato sarà quello relativo all’Ucraina. L’Unione ha già attivato un meccanismo di prestiti del valore di 90 miliardi di euro per il periodo 2026-2027, ma Kyiv stima in 27 miliardi di euro l’ulteriore fabbisogno di finanziamento per la difesa nel corso di quest’anno.
Torna inoltre l’idea di utilizzare circa 210 miliardi di euro di attività russe congelate, ma il principale ostacolo rimane rappresentato dalle preoccupazioni del Belgio riguardo alla responsabilità giuridica e alle possibili ritorsioni russe. Von der Leyen dovrà anche dimostrare che Bruxelles è in grado di trasformare le dichiarazioni europee sulla difesa in capacità militari concrete. Un esempio è l’urgente necessità di fornire sistemi Patriot a Kyiv prima dell’inverno.
Un altro problema concreto è l’energia. L’Unione europea ha ridotto la quota del gas russo nelle proprie importazioni dal 45% prima della guerra a circa il 12%, ma la Corte dei conti ritiene che il processo di abbandono delle materie prime russe non sia stato sufficientemente sostenuto da investimenti nelle reti, nelle fonti rinnovabili e nelle fonti alternative.
Dei 300 miliardi di euro di investimenti stimati come necessari nell’ambito di REPowerEU, finora ne sono stati mobilitati circa 54,3 miliardi. Inoltre, nel 2026 le importazioni di GNL russo sono aumentate e dall’anno prossimo dovrebbe entrare in vigore un divieto totale delle importazioni.
Non mancherà inoltre il tema della politica estera e della risposta alla politica restrittiva e imprevedibile di Donald Trump. Dopo le pressioni per l’acquisizione della Groenlandia, la Commissione ha annunciato 200 milioni di euro di investimenti sull’isola, tra cui quelli destinati alle materie prime critiche, alle comunicazioni satellitari e all’energia, oltre a un aumento dei finanziamenti europei alla Groenlandia nel prossimo bilancio.
A ciò si aggiungerà il mantenimento della pressione sulla Russia attraverso le sanzioni, nonché il processo di allargamento dell’Unione. Quest’anno Ucraina e Moldavia sono passate a una nuova fase dei negoziati di adesione: a luglio l’Unione ha aperto con l’Ucraina il capitolo relativo alle relazioni esterne, che comprende anche la politica estera, la sicurezza e la difesa. Allo stesso tempo, Bruxelles deve accelerare gli stessi processi nei confronti dei Balcani occidentali.
Esiste poi una questione puramente istituzionale, essendoci in corso piani per la riorganizzazione del Servizio europeo per l’azione esterna. Francia e Germania, in una recente proposta congiunta, hanno chiesto un legame più stretto tra la diplomazia e le politiche commerciale, tecnologica e di sviluppo. L’alta rappresentante Kaja Kallas ha tuttavia respinto questa impostazione, sostenendo che non otterrebbe il sostegno della maggioranza degli Stati membri.
L’estrema destra guadagna terreno
Nel frattempo, una sfida sempre più importante è rappresentata dalla crescita del sostegno all’estrema destra e dal generale spostamento della politica europea verso destra. Non si tratta soltanto dei risultati elettorali di Alternative für Deutschland in Germania o del Rassemblement National in Francia, ma anche della loro influenza sulle politiche mainstream in materia di migrazione, clima, sicurezza e rapporti con l’Europa.
Negli ultimi giorni l’AfD ha ottenuto quasi il 44% dei voti alle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt, mentre in Italia cresce rapidamente il sostegno alla nuova formazione Futuro Nazionale (FN | PfE) dell’eurodeputato Roberto Vannacci. Sotto osservazione è anche il risultato definitivo che otterranno i Democratici Svedesi (SD | ECR) nelle elezioni politiche appena terminate in Svezia.
Questo pone davanti alla Commissione un problema politico concreto: come rispondere alle ragioni della crescente popolarità della destra senza appropriarsi del suo programma. La migrazione è un elemento centrale. L’inasprimento della politica d’asilo e dei controlli alle frontiere è diventato uno dei principali strumenti attraverso cui i partiti centristi cercano di riconquistare gli elettori.
Allo stesso tempo, si sottolinea la necessità per la Commissione di difendere lo Stato di diritto, i media indipendenti e la resilienza democratica. Nel Paese d’origine di von der Leyen, il successo dell’AfD in Sassonia-Anhalt ha ulteriormente dimostrato che il tradizionale “cordone sanitario” tra il mainstream politico e l’estrema destra è sottoposto a una pressione crescente.
Il SOTEU sarà quindi anche un test della risposta di von der Leyen alla frammentazione politica dell’Unione. Quanto più forte sarà la destra, tanto più difficile sarà per il mainstream mantenere l’attuale coalizione a sostegno delle politiche europee in materia di clima, migrazione e integrazione. Allo stesso tempo, sono sempre più spesso i partiti di destra a imporre il linguaggio del dibattito sulla “sovranità” e sui limiti delle competenze dell’Unione.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su Focus Europe Poland disponibile qui.

