Il primo ministro slovacco Robert Fico, durante un incontro con studenti a Trenčín, ha messo in discussione la tenuta della NATO, criticato l’impotenza dell’Unione europea sulla scena internazionale e attaccato le strategie occidentali riguardo alla guerra in Ucraina.

Secondo la narrazione di Fico, la dissoluzione della NATO è uno scenario che da astratto è diventato una possibilità politica concreta. “Se qualcuno cinque anni fa avesse detto che la NATO poteva disintegrarsi, avremmo risposto che era impossibile. Ma ora siamo sull’orlo di una crisi”, ha affermato il premier.

Fico ha indicato anche il meccanismo che, a suo avviso, potrebbe innescare questo scenario, delineando la sequenza di eventi più probabile. “Trump, deluso dalla mancanza di sostegno degli alleati europei sulla questione iraniana, potrebbe decidere di lasciare l’Alleanza. E allora cosa succede? L’Europa è davvero in grado di rispondere?”, ha chiesto retoricamente.

Il premier ha poi sollevato una serie di questioni fondamentali sul futuro dell’architettura di sicurezza della Slovacchia in caso di crollo della NATO. Ha ammesso di non avere risposte, sottolineando come ciò lo preoccupi. Ha inoltre paragonato la situazione attuale alla fine del Patto di Varsavia. “Immaginate che nel 1988 qualcuno ci avesse detto che il Patto di Varsavia si sarebbe dissolto nel giro di un anno. Tutti avremmo riso. E invece, in un anno, non c’era più”, ha osservato.

La difesa europea: un sogno senza basi

Secondo Fico, l’Europa non è oggi pronta a costruire un nuovo blocco difensivo nell’ambito dell’Unione europea, anche se ciò diventasse necessario. “Non siamo abbastanza forti economicamente. Non abbiamo le risorse. Siamo deboli. Come un tè infuso cinque volte”, ha detto.

Il premier ha inoltre sottolineato la marginalizzazione dell’Unione sulla scena internazionale. “Nessuno ha chiesto a Bruxelles il permesso per intervenire in Venezuela, nessuno ha consultato l’Unione sulla guerra in Ucraina, nessuno la coinvolge nei negoziati sull’Iran”, ha affermato.

A suo giudizio, ciò è il risultato di una debolezza strutturale dell’Unione, della mancanza di una leadership chiara, di una politica estera incoerente e di un’eccessiva focalizzazione sulla Russia a scapito di un’agenda geopolitica più ampia.

La soluzione, secondo Fico, sarebbe affidare la leadership a un politico particolarmente forte proveniente da un grande Stato membro, come Germania o Francia. “Abbiamo bisogno di qualcuno come Merkel. Abbiamo bisogno di qualcuno come Sarkozy”, ha dichiarato.

Fico ha anche osservato come le grandi potenze sfruttino la debolezza istituzionale dell’Unione, aggirando Bruxelles e negoziando direttamente con i singoli Stati membri. “È più efficace, perché possono raggiungere i loro obiettivi più rapidamente, soprattutto nella cooperazione economica. Se dovessero negoziare con l’intera Unione europea, non si arriverebbe a un accordo, perché ci sarebbe sempre qualcuno contrario”, ha spiegato.

Ossessione per la Russia e ipocrisia su Gaza

Fico ha criticato quella che definisce la moralità selettiva dell’Unione europea. “Nel caso della guerra in Ucraina siamo in grado di adottare immediatamente tutte le possibili sanzioni. Ma su Gaza non riusciamo a prendere una posizione comune”, ha detto.

Ha inoltre ribadito la sua posizione sul conflitto in Ucraina. “Resto fermo sulle mie parole. La guerra è artificialmente mantenuta”, ha affermato. Come momento cruciale ha indicato i negoziati di Istanbul, tenutisi tre mesi dopo l’invasione russa. “I diplomatici britannici hanno fermato il processo negoziale e hanno detto all’Ucraina di combattere, promettendo armi e sanzioni per indebolire la Russia. Ma questo non funziona”, ha dichiarato.

Secondo Fico, i Paesi dell’Europa occidentale vogliono la continuazione della guerra perché credono sia l’unico modo per indebolire la Russia.

Ha sottolineato che Slovacchia, Repubblica Ceca e Ungheria non partecipano a un prestito miliardario destinato al sostegno militare dell’Ucraina. Ha comunque ricordato che la Slovacchia ha fornito aiuti umanitari e che si sono tenute quattro riunioni congiunte tra i governi dei due Paesi.

Il premier ha riconosciuto che le sue posizioni divergono profondamente da quelle delle autorità ucraine e di molti partner dell’Unione. Ha inoltre espresso sorpresa per le polemiche suscitate dalla sua visita in Russia per deporre fiori sulla tomba del milite ignoto: l’Estonia avrebbe rifiutato di concedergli il sorvolo del proprio spazio aereo.

Ha assicurato di non aver mai condotto un doppio gioco e ha dichiarato che continuerà a perseguire la politica che ritiene giusta per la Slovacchia, indipendentemente dalle reazioni dei partner.

Slovacchia senza carburante?

Fico ha espresso forti preoccupazioni anche sul fronte della sicurezza energetica, collegandole alla situazione in Iran. A suo avviso, un’escalation in Medio Oriente è molto probabile e comporterà interruzioni delle forniture e un aumento dei prezzi del carburante in Europa.

Un elemento chiave della strategia slovacca resta l’oleodotto Druzhba. Il premier ha ricordato che l’importazione di petrolio dall’Est è consentita fino al 2027 e ha annunciato pressioni sulla Commissione europea per il suo ripristino, pur mostrando scetticismo sulle possibilità di successo.

“Non credo che la Commissione sarà in grado di aiutarci sul Druzhba. Fa parte della strategia di indebolimento della Russia attraverso la guerra in Ucraina. Per questo non sono convinto che voglia aiutarci a ripristinare il flusso”, ha sostenuto.

Ha sottolineato che il funzionamento dell’oleodotto garantirebbe la sicurezza delle forniture in tutta l’Europa centrale e ha indicato l’aumento dei prezzi del carburante in alcune stazioni estere come segnale di ciò che potrebbe accadere nella regione.

Il diritto internazionale non esiste

Una delle affermazioni più controverse del discorso riguarda la presunta illusorietà del diritto internazionale. Fico – giurista di formazione ed ex rappresentante della Slovacchia davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo – si è espresso in modo netto.

“Dimenticatevi del diritto internazionale. Lo dico da giurista. Ho lavorato presso la Corte europea dei diritti dell’uomo come rappresentante della Repubblica slovacca. Non esiste diritto internazionale. Non esiste giustizia internazionale. Non esistono regole del gioco. I forti fanno ciò che vogliono e continueranno a farlo”, ha dichiarato.

In questo contesto ha citato l’invasione russa dell’Ucraina, le azioni degli Stati Uniti in Venezuela e l’operazione israelo-americana in Iran, indicando Taiwan come possibile prossimo caso. “Non resta che aspettare che la Cina risolva la questione di Taiwan nello stesso modo in cui la Russia ha agito in Ucraina, come gli Stati Uniti hanno fatto in Venezuela e come Stati Uniti e Israele stanno facendo ora in Iran”, ha detto.

Ha comunque precisato di considerare l’invasione russa una grave violazione del diritto internazionale. “Non si possono risolvere rivendicazioni territoriali prendendo un esercito e invadendo un altro Paese”, ha concluso.

Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo originale.

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