L’Unione europea ha accolto con favore il cessate il fuoco di due settimane raggiunto tra Stati Uniti e Iran grazie alla mediazione del Pakistan, annunciato appena 90 minuti prima della scadenza dell’ultimatum “apocalittico” con cui il presidente statunitense Donald Trump aveva minacciato su Truth di annientare la “civiltà iraniana”. A Bruxelles la tregua viene letta come un primo passo verso la de-escalation, ma senza illusioni sulla rapidità di un ritorno alla normalità, soprattutto sul fronte energetico, dove la Commissione avverte già che gli effetti della crisi saranno destinati a protrarsi.

“Accolgo con favore il cessate il fuoco di due settimane concordato ieri sera tra Stati Uniti e Iran. Esso porta una de-escalation quanto mai necessaria”, ha scritto in un messaggio su X la presidente della commissione UE, Ursula von der Leyen, che ha sottolineato la necessità che i negoziati proseguano “per una soluzione duratura”. La presidente dell’esecutivo UE ha assicurato che Bruxelles continuerà a coordinarsi con i propri partner.

Il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, ha invece esortato “tutte le parti a rispettare i termini al fine di raggiungere una pace duratura nella regione”. Costa ha aggiunto che l’UE “è pronta a sostenere gli sforzi in corso e rimane in stretto contatto con i suoi partner nella regione”. Il presidente ha inoltre ringraziato “il Pakistan e tutte le altre parti coinvolte nel facilitare questo accordo”.

A commentare anche l’Alta rappresentante per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza dell’Unione europea, Kaja Kallas, che su X ha affermato che l’accordo “rappresenta un passo indietro rispetto al baratro dopo settimane di escalation”. “Ciò crea un’opportunità quanto mai necessaria per attenuare le minacce, fermare i missili, riavviare i collegamenti marittimi e creare spazio per la diplomazia verso un accordo duraturo”, ha aggiunto.

Ma Kallas – che ha dato il via a una visita in Arabia Saudita mercoledì – ha avvertito che l’accordo “deve” prevedere l’apertura duratura dello Stretto di Hormuz che dopo l’avvio dell’operazione “Epic Fury” lanciata da Washington e Tel Aviv lo scorso 28 febbraio è rimasto di fatto chiuso al traffico con gravissime ripercussioni sul settore energetico. «La porta alla mediazione deve rimanere aperta, poiché le cause profonde della guerra restano irrisolte», ha affermato.

“L’UE è pronta a sostenere questi sforzi ed è in contatto con i partner della regione”, ha affermato.

I Paesi UE tirano un sospiro di sollievo, ma la crisi durerà ancora

Tra i leader europei la notizia di un cessate il fuoco è stata accolta positivamente, ma permane  l’incertezza sulla riuscita dei negoziati negoziati e sulla riapertura effettiva dello Stretto di Hormuz. “Abbiamo, fin dal primo giorno, lo stesso obiettivo: proteggere i nostri cittadini e i nostri interessi, stare al fianco dei nostri partner regionali e lavorare alla de-escalation per riportare la pace e la libertà di navigazione”, ha affermato in un messaggio su X, il presidente francese Emmanuel Macron. Anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha accolto con favore l’accordo. “L’obiettivo ora deve essere quello di negoziare una fine definitiva della guerra”, ha affermato, aggiungendo che Berlino è “in stretto contatto con i nostri partner su questo tema”.

Da parte sua, il premier britannico Keir Starmer che lo sorso 2 aprile ha riunito oltre 40 leader per discutere la situazione nello Stretto di Hormuz, ha affermato che l’accordo “porterà un momento di sollievo alla regione e al mondo”. Nel messaggio, Starmer, che mercoledì ha dato il via a una visita nei Paesi del Golfo, ha ricordato che il Regno Unito insieme ai propri partner farà “tutto il possibile per sostenere e mantenere questo cessate il fuoco, trasformarlo in un accordo duraturo e riaprire lo Stretto di Hormuz”.

Critico il commento del premier spagnolo, Pedro Sanchez, che è stato tra i pochi leader europei a condannare fin da subito l’operazione israelo-statunitense. “I cessate il fuoco sono sempre una buona notizia. Soprattutto se conducono a una pace giusta e duratura”, ha affermato Sanchez, sottolineando però che “questo sollievo momentaneo non può farci dimenticare il caos, la distruzione e le vite perdute”. Il premier spagnolo ha aggiunto che Madrid “non applaudirà chi dà fuoco al mondo solo perché si presenta con un secchio”.

Da parte italiana, il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha affermato su X che la “sospensione dei combattimenti per due settimane è un fatto molto positivo” che va nella “direzione di un accordo di pace, per la popolazione civile, per l’area e per Israele, ma anche per la nostra economia, con il prezzo del petrolio che sta già calando sotto i 100 dollari, evitando così impennate del prezzo dell’energia”.

Tajani ha aggiunto che l’Italia “continuerà a fare la sua parte affinché nelle prossime due settimane si finalizzino gli accordi”, rivelando che già oggi il direttore degli Affari politici della Farnesina “incontrerà l’ambasciatore iraniano in Italia”.

“L’Iran non può avere l’arma atomica ed è bene che gli Usa non bombardino la popolazione civile”, ha concluso Tajani, “La soluzione negoziale è cruciale per portare pace e stabilità, la sosteniamo assieme a tutta l’Unione Europea”, ha affermato.

Tuttavia, come sottolineato dalla portavoce della Commissione UE per l’energia, Anna-Kaisa Itkonen, la crisi non sarà di breve durata. “Non dobbiamo illuderci che questa crisi, che attualmente sta avendo un impatto sui prezzi elevati dell’energia, sarà di breve durata. Non lo sarà per quanto riguarda i volumi che transitano attraverso lo stretto di Hormuz”, ha affermato la portavoce nel briefing quotidiano con la stampa a Bruxelles.

Come indicato da Itkonen, circa l’8,5% del fabbisogno di gas naturale liquefatto (GNL) dell’UE proviene dallo Stretto di Hormuz, mentre per quanto riguarda il petrolio, inclusi greggio e prodotti raffinati, circa il 7% proviene dalla via d’acqua, proveniente principalmente da Iraq, Kuwait, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Ancora più alta la dipendenza europea per quanto riguarda il carburante per aerei e il diesel, con percentuali che si aggirano intorno al 40%. “Ovviamente non siamo, non sono in grado di speculare su cosa accadrà, quanto velocemente potrebbe avere un impatto, ma quello che possiamo già prevedere è che questa crisi non sarà di breve durata”, ha affermato la portavoce della Commissione UE.

La chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz ha portato, infatti, non solo un’impennata dei prezzi di petrolio e gas, ma ha provocato un calo di forniture tale da paventare politiche di razionamento e contenimento dei consumi all’interno dei Paesi UE.

In queste settimane i Paesi UE si sono mossi in ordine sparso per far fronte al caro energia e alla carenza potenziale di prodotti petroliferi, mentre la Commissione sta valutando la promozione di misure volontarie per il risparmio dei carburanti, soprattutto nel settore dei trasporti.

Tra gli interventi più rilevanti, l’Italia ha varato tra febbraio e marzo un doppio pacchetto, con misure per circa 3 miliardi di euro per contenere i prezzi energetici all’ingrosso e un successivo taglio temporaneo delle accise sui carburanti, accompagnato da aiuti al trasporto merci.  La Spagna ha messo in campo un piano da 5 miliardi di euro, con IVA sull’elettricità ridotta al 10%, sconti sui carburanti fino a 30 centesimi al litro e sostegni mirati per agricoltura e trasporti. In Germania, il Bundestag ha deciso di limitare da inizio aprile gli aumenti dei prezzi alla pompa a una sola modifica al giorno, irrigidendo anche le norme antitrust, mentre la Francia ha scelto una linea più selettiva, con aiuti a trasporti, agricoltura e pesca, sostegni alle famiglie a basso reddito e il congelamento dei prezzi praticato da TotalEnergies su parte della rete. Alcuni Paesi UE, tra cui l’Italia, hanno fatto pressioni per interventi mirati volti a tassare gli extraprofitti delle società energetiche e per deroghe al Patto di stabilità.

In un ‘intervista rilasciata al quotidiano francese Le Figaro, il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia (IEA), Fatih Birol, ha affermato la crisi innescata da Stati Uniti e Iran nello Stretto di Hormuz innescata dal blocco dello Stretto di Hormuz è “più grave di quelle del 1973, del 1979 e del 2022 messe insieme”. “Il mondo non ha mai sperimentato un’interruzione della fornitura di energia di tale portata”, ha affermato Birol. Lo scorso 11 marzo i Paesi membri dell’AIE hanno concordato di rilasciare oltre 400 milioni di barili di petrolio delle loro riserve strategiche in quello che è stato il più grande rilascio di riserve petrolifere di sempre, destinato però solamente a mitigare e non a risolvere il problema.

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