L’età media degli agricoltori nell’Unione europea è di 57 anni. I giovani non vogliono lavorare nelle campagne, la terra è costosa, i prestiti sono difficili da ottenere. La Commissione europea ha presentato una strategia di ricambio generazionale che dovrebbe cambiare la situazione. Ma il tempo stringe.

L’Europa ha un problema che non è immediatamente visibile. I campi sono coltivati, i magazzini pieni, i supermercati riforniti. Eppure, sull’agricoltura europea si addensano nubi più gravi dei cambiamenti climatici o delle fluttuazioni dei mercati: il settore sta lentamente ma inesorabilmente invecchiando.

Nel 2020, l’età media degli agricoltori nell’Unione era di 57 anni. Solo il 12% dei responsabili di aziende agricole aveva meno di 40 anni, e di questi appena il 2,5% erano donne. Molte più aziende sono gestite da persone oltre l’età pensionabile che da giovani. Sono proprio questi dati allarmanti che la Commissione europea ha evidenziato insieme alla strategia per il ricambio generazionale.

Le campagne si svuotano, e con esse l’agricoltura

La crisi demografica non riguarda un solo settore. Tra il 2004 e il 2024, la quota di popolazione dell’Unione europea sopra i 65 anni è passata dal 16% al 22%, mentre quella sotto i 19 anni è scesa dal 22% al 20%. Questo trend generale si manifesta con ancora più forza nell’agricoltura.

Tra il 2013 e il 2019, il numero di giovani tra i 15 e i 24 anni nelle aree rurali dell’UE è diminuito da 3,6 milioni a 1,9 milioni. Le campagne si stanno spopolando, e con esse scompare anche il potenziale della prossima generazione di agricoltori.

“L’invecchiamento nell’agricoltura è più rapido che in altri settori”, ha osservato la Commissione. “Questo squilibrio, insieme a tendenze simili nella pesca e nell’acquacoltura, minaccia la sicurezza alimentare a lungo termine, l’autonomia strategica dell’Unione nella produzione di cibo e il futuro del paesaggio agricolo europeo”.

L’agricoltura europea ha inoltre un’importanza strategica fondamentale: gli agricoltori gestiscono circa il 40% della superficie totale dell’Unione. Sono essenziali per la sicurezza alimentare, la tutela dell’ambiente – dalla resilienza climatica alla gestione delle risorse idriche – e la biodiversità.

Perché i giovani non scelgono i campi

Il problema non è la mancanza di interesse per l’agricoltura in sé. Gli ostacoli sono numerosi e interconnessi. Come emerso in un recente dibattito di Hospodářské noviny, a cui hanno partecipato giovani agricoltori cechi, laureati in discipline agricole e rappresentanti del settore, le barriere all’ingresso scoraggiano anche i più motivati.

“Gli investimenti iniziali sono piuttosto elevati: bisogna procurarsi terreni, attrezzature e pianificare bene i tempi. Oggi ho garanzie, ma all’inizio mi avrebbe aiutato un prestito a tasso zero o molto basso”, ha spiegato Hana Sahulová Součková, che oggi gestisce 40 ettari coltivando ortaggi, erbe e fiori commestibili.

Anche chi proviene da famiglie agricole incontra difficoltà. Il passaggio generazionale è uno dei principali problemi sistemici: si tratta di un processo lungo, complesso e carico di implicazioni legali, finanziarie ed emotive, soprattutto nelle aziende familiari.

L’accesso alla terra è un altro ostacolo cruciale. I prezzi dei terreni agricoli nell’Unione sono aumentati drasticamente negli ultimi decenni, mentre i redditi degli agricoltori non sono cresciuti proporzionalmente. Chi vuole iniziare spesso non può permettersi di acquistare terra, e gli affitti sono instabili e di breve durata.

A questo si aggiunge la scarsa attrattività delle aree rurali: carenza di servizi sanitari, scuole e infrastrutture. La Commissione sottolinea che investimenti più ampi nei servizi rurali sono essenziali per attrarre giovani.

Infine, pesa la bassa redditività: il reddito degli agricoltori nell’Unione rappresenta in media solo il 60% del reddito medio complessivo.

Cosa fare?

La Commissione europea ha adottato una strategia per invertire questa tendenza, con l’obiettivo di favorire giovani e nuovi agricoltori, in particolare sotto i 40 anni. La strategia si concentra su quattro ambiti: accesso al credito, accesso alla terra, conoscenza e innovazione, e sistemi pensionistici per gli agricoltori anziani.

Lo strumento principale è un “pacchetto di avviamento” per giovani agricoltori, che include aiuti iniziali, sostegno agli investimenti, accesso a strumenti finanziari e misure fiscali favorevoli. Dovrebbe funzionare come porta d’ingresso al settore, tramite uno sportello unico in ogni Stato membro.

Il sostegno può arrivare fino a 300.000 euro, anche se alcune competenze – come la politica fiscale – restano nazionali.

Un ruolo chiave è svolto dalla politica agricola comune, la Politica agricola comune, che prevede sussidi sia diretti sia per investimenti. Tuttavia, i piccoli produttori con meno di un ettaro restano esclusi, il che può rappresentare un problema per chi inizia.

Nel nuovo bilancio europeo post-2027, la Commissione propone piani di partenariato nazionali e regionali, attraverso cui saranno distribuiti i fondi europei. Almeno il 6% delle risorse agricole dovrebbe essere destinato al ricambio generazionale.

Una generazione che deve farsi da parte

La strategia affronta anche il ruolo degli agricoltori più anziani, che spesso non lasciano l’attività. Una delle cause è l’inadeguatezza dei sistemi pensionistici: senza garanzie economiche, molti preferiscono continuare a lavorare. La Commissione invita quindi gli Stati membri a garantire sistemi pensionistici equi e affidabili, per facilitare il passaggio generazionale.

Innovazione e tecnologia non sono considerate un lusso, ma una necessità. I giovani agricoltori sono visti come protagonisti nell’adozione di tecnologie digitali, pratiche sostenibili e nuovi modelli di business.

Un elemento importante della strategia è il coinvolgimento diretto dei giovani nelle politiche agricole. La Commissione ha già avviato dialoghi con i giovani e invita gli Stati membri a includerli nei processi decisionali.

Le esperienze internazionali mostrano i rischi: in Giappone l’età media degli agricoltori ha già raggiunto i 67 anni, uno scenario a cui l’Europa si sta pericolosamente avvicinando.

L’obiettivo è ambizioso: raddoppiare entro il 2040 la quota di giovani agricoltori, portandola almeno al 24%. “Se non interveniamo ora, l’invecchiamento renderà il ricambio molto più difficile”, ha avvertito la Commissione.

Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo originale.

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