Trentaquattro Stati europei, insieme ad Australia e Costa Rica, hanno dichiarato al Consiglio europeo la loro adesione al proposto tribunale speciale per l’Ucraina. Il futuro organo giuridico consentirà a Kyiv di perseguire la Russia per il “crimine di aggressione” in relazione alla sua invasione.

“È giunto il momento che la Russia sia chiamata a rispondere della sua aggressione”, ha dichiarato Alain Berset, segretario generale del Consiglio d’Europa. “Il tribunale speciale significa giustizia e speranza. Ora bisogna agire per dare seguito a questo impegno politico, garantendo il funzionamento e il finanziamento del tribunale”, ha aggiunto in un comunicato.

I membri di questa organizzazione per i diritti umani, con sede in Francia, sono 27 Stati dell’Unione europea, ma anche importanti Paesi europei non appartenenti all’UE, come Turchia, Regno Unito e Ucraina. La Russia è stata esclusa dal Consiglio d’Europa nel 2022 dopo l’invasione dell’Ucraina.

L’Ucraina e i suoi alleati vogliono ottenere giustizia per la guerra russa e i ministri degli Esteri europei hanno sostenuto la creazione dell’organo giudiziario durante un incontro lo scorso anno, ricorda France24.

Poteri limitati della CPI

Il tribunale, che inizialmente avrebbe dovuto iniziare a operare già quest’anno, potrebbe teoricamente processare i più alti rappresentanti delle autorità, fino al presidente russo Vladimir Putin. La Corte penale internazionale (CPI) dell’Aia ha già emesso mandati di arresto contro Putin per il trasferimento di bambini ucraini e contro quattro dei suoi più alti comandanti per attacchi contro civili.

La Russia non riconosce però la giurisdizione della CPI. Ha firmato lo Statuto di Roma nel 2000, ma non lo ha mai ratificato. Nel 2016 ha inoltre formalmente ritirato la firma dopo le critiche della CPI relative all’annessione della Crimea. La CPI non ha inoltre giurisdizione per perseguire la Russia per la decisione stessa di avviare l’invasione.

Dodici Stati membri del Consiglio d’Europa non hanno aderito all’accordo sul tribunale, tra cui quattro Paesi UE: Ungheria, Slovacchia, Bulgaria e Malta. Tra i Paesi che non hanno ancora firmato figurano anche quattro Stati balcanici – Serbia, Bosnia ed Erzegovina, Macedonia del Nord e Albania — oltre ad Armenia, Azerbaigian, Georgia e Turchia.

La Russia modifica la propria legislazione

Nel frattempo, la Russia ha introdotto nel proprio ordinamento norme che la proteggono dall’azione di tribunali stranieri e internazionali contro i suoi cittadini, e ha al contempo legittimato la possibilità di inviare truppe all’estero tramite una legge approvata questa settimana sull’uso extraterritoriale delle forze armate russe su decisione del presidente.

Secondo la legge sulla sicurezza russa, il presidente può adottare misure per proteggere la Russia e i suoi cittadini se istituzioni straniere o internazionali prendono decisioni considerate da Mosca contrarie agli interessi dello Stato.

Il presidente della Duma di Stato, Vjačeslav Volodin, commentando la legge, ha affermato che “il sistema giudiziario occidentale è diventato di fatto uno strumento di repressione contro persone sgradite”.

“Per loro è diventata pratica quotidiana ignorare norme e principi internazionali, interferire brutalmente negli affari degli Stati sovrani, accompagnando ciò con persecuzioni illegali delle persone. In queste condizioni è importante fare tutto il possibile per proteggere i nostri cittadini”, ha dichiarato Volodin, le cui parole sono state riportate in un comunicato pubblicato sul sito della Duma.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da Focus Europe Poland disponibile qui.

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