La Grecia ha chiesto all’Unione europea di intervenire per contrastare e fermare certe attività di pesca e comportamenti dei pescatori turchi nel Mar Egeo e nella parte orientale del Mar Mediterraneo, che Atene considera illegali e in violazione del diritto marittimo.
I due Paesi, entrambi membri della NATO e confinanti, sono da decenni coinvolti in una disputa complessa e ricorrente sul tracciato delle rispettive piattaforme continentali e sulla delimitazione delle zone di giurisdizione marittima nel Mar Egeo, incluse le aree legate ai diritti di pesca e allo sfruttamento delle risorse marine.
Il ministro degli Affari marittimi greco, Vasilis Kikilias, ha affrontato la questione durante un incontro tenutosi venerdì ad Atene con il commissario europeo per la Pesca e gli Oceani, il cipriota Kostas Kadis.
“Ho sollevato con il commissario una questione molto importante per la Grecia che riguarda i nostri pescatori e il settore della pesca, nonché il comportamento provocatorio dei nostri vicini turchi in relazione a presunte attività di pesca illegali, al mancato rispetto del diritto del mare e alla contestazione dei nostri diritti sovrani”, ha dichiarato Kikilias, senza tuttavia specificare con precisione le aree del Mar Egeo oggetto delle accuse.
“Chiediamo l’intervento dell’Unione europea”, ha aggiunto il ministro, sottolineando che i confini marittimi greci coincidono anche con quelli dell’Unione europea.
La Grecia ha istituito nel Mar Egeo diverse zone soggette a restrizioni e regolamentazioni della pesca. L’area interessata si estende tra la costa continentale greca e quella turca e comprende numerose isole e isolotti appartenenti ai due Paesi, rendendo la delimitazione delle competenze particolarmente sensibile e controversa.
Una parte di queste restrizioni è stata contestata dalla Turchia, che le considera un’estensione eccessiva della giurisdizione greca. Lo scorso anno, inoltre, Atene ha protestato contro un piano turco di pianificazione dello spazio marittimo che definiva zone di pesca e altre aree di attività nel Mar Egeo, giudicandolo incompatibile con le proprie rivendicazioni di sovranità.
La Commissione europea ha ricordato lo scorso anno che la responsabilità principale dell’applicazione delle norme spetta agli Stati costieri. Tuttavia, secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters, Bruxelles ha comunque sostenuto la Grecia attraverso strumenti di controllo come le pattuglie dell’Agenzia europea di controllo della pesca, l’impiego di immagini satellitari e attività ispettive.
Nonostante le tensioni e i ricorrenti attriti, i due Paesi mantengono canali di dialogo attivi e conducono regolarmente colloqui preliminari per verificare la possibilità di avviare negoziati più strutturati sulla delimitazione delle zone marittime, conclude Reuters.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo completo pubblicato da Focus Europe Poland disponibile qui.

